Nella seconda stagione di Bridgerton su Netflix i due protagonisti, il visconte Anthony (Jonathan Bailey) e la giovane Kate Sharma (Simone Ashley), si scontrano, con attriti più o meno plateali, in buona parte delle scene che li coinvolgono, fino all'epilogo che tutti possono immaginare, seguendo il sapiente percorso narrativo delle relazioni amore-odio tanto amate da cinema e tv.

Fiumi di inchiostro sono stati versati per raccontare i contorni di questi rapporti che nascono sostanzialmente con una forte antipatia e poi confluiscono in una grande passione immortale. Film (in particolare le commedie romantiche), serie tv e romanzi hanno esplorato tantissime volte - troppe, impossibile contarle - le ragioni anche psicologiche di questo tipo di relazioni che sembrano non andare da nessuna parte ma poi sfociano quasi sempre in un happy ending. A favor di camera, ovviamente, tutto funziona alla grande: nella seconda stagione di Bridgerton, ad esempio, sempre usandola come falsariga di questo approfondimento, i due protagonisti passano la maggior parte del tempo a lanciarsi battutine, a offendersi, a voltarsi le spalle, a parlar male l'uno dell'altro. Sotto sotto (ma neanche tanto in profondità), sia Anthony che Kate covano dei sentimenti più o meno importanti, emozioni su cui fa perno tutta la nuova stagione.

Ma nella vita vera la questione, che sembra così elementare e cristallina sullo schermo, è ben più complicata. In psicologia le relazioni odio-amore sono considerate ambivalenti, non necessariamente positive e di certo non sempre garanzia di successo sentimentale. Per citare Ennio Flaiano, «I grandi amori si annunciano in un modo preciso, appena la vedi dici: chi è questa stronza?», ma davvero parliamo sempre di grandi amori?

Il conflitto come motore dell'amore

Secondo diversi studi sociologici e psicologici, le relazioni amore-odio si basano su un grosso spettro di emozioni spesso agli antipodi. Le sensazioni di chi è protagonista di questo tipo di rapporto sono spesso di grande eccitazione e, al contempo, di incredibile spossatezza: si passa da momenti di grande passione e trasporto a grandi litigate e attimi di tensione che lasciano esasperati e tristi.

Il conflitto, in questo tipo di relazioni, è quindi sia anima che motore. Le ragioni spesso si ritrovano nei rapporti instaurati nell'infanzia, quindi nei processi di attaccamento che sperimentiamo da piccoli con i genitori. Non aiutano neanche le relazioni dell'età adulta, che possono cristallizzare la consapevolezza di non meritare l'amore altrui e di doversi "impegnare" per farsi desiderare. In un certo senso, relazioni sì stabili ed equilibrate, per chi cade spesso nello schema delle relazioni odio-amore, sembrano quasi noiose: il "pepe" è dato dal conflitto, dalla diatriba perenne, dallo scambio di battute acceso. Per molte coppie questo diventa un modo non lineare ma funzionale per andare avanti, per stimolarsi a vicenda e aggiungere dinamismo alla relazione. In molti casi però, le storie che si muovono sul filo dell'odio e dell'amore generano sentimenti contrastanti che vanno dall'angoscia alla sensazione di perenne instabilità: non sempre chi vive un rapporto di questo tipo desidera vivere sul filo, anzi.

Semplicemente sente che in quegli scambi accesi, in quel modo di dialogare, si trovi l'anima e dunque il senso stesso del rapporto. Banale dire che ci sono molti modi per vivere in coppia, non uno solo, ma così è: secondo gli esperti partire da questa consapevolezza è necessario per porsi domande su come si sta, su dove si vuole andare da soli e insieme.

Ritrovarsi in un circolo tossico

Sarà andata bene a Anthony Bridgerton e alla sua Kate Sharma, ma non sempre il lieto fine in relazioni che iniziano con delle turbolenze è scontato. Passare da un estremo all'altro - la completa sintonia e il totale disaccordo - generano un divario emotivo importante in chi provoca queste ondate e in chi, di conseguenza, le vive. Chiudere la relazione non sempre è la soluzione: spesso basta esplorare nuove vie comunicative e interattive per ritrovarci a metà strada. Entrambe le parti però devono essere d'accordo, altrimenti si rischia di trovarsi su un'altalena in cui si è sintonizzati su ritmi diverse.

Fissare dei confini per capire cosa proprio ci mette a disagio nella relazione è il primo passo per iniziare: cosa mi fa stare male? Davvero i battibecchi perenni e le litigate, persino il sesso riparatore, mi piacciono oppure me li faccio star bene perché so che piacciono al mio partner? Se c'è qualcosa che non va in questo schema, la sua velocità andrebbe decelerata: non c'è modo migliore che farsi domande e poi ripeterle ad alta voce, per vedere se anche il partner si sente così. Abbandonare un'abitudine o un vizio non è impossibile, anche se è difficile: in due, questo è sicuro, si fa prima.