Il 2026 sarà davvero l'annus horribilis per chi deve viaggiare in aereo? Inutile negarlo, forse sì, anche se non tutto è ancora perduto. Al centro di questa turbolenza - mai nome fu più appropriato! - non ci sono guasti tecnici o scioperi di categoria, ma la drammatica situazione geopolitica dello Stretto di Hormuz.

La crisi nell'area, culminata in blocchi navali e tensioni militari, potrebbe presto spingere i prezzi dei biglietti verso l'alto, con conseguenze importanti sul portafoglio di chi ancora non aveva prenotato le proprie vacanze. Ma com'è possibile? Facciamo un po' di chiarezza a riguardo.



Il fattore "Jet Fuel": un'impennata senza precedenti

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Il motivo principale del rincaro risiede nel costo del carburante. Lo Stretto di Hormuz è il condotto vitale attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e, dato ancora più critico per i cieli europei, quasi il 40% del carburante per aerei (jet fuel) importato nel Vecchio Continente.

Secondo i dati diffusi da S&P Global Energy, la capacità globale di raffinazione è crollata del 12% a causa del conflitto, e ha così portato il prezzo del carburante aereo da circa 830 dollari a tonnellata a oltre 1.500-1.800 dollari. Come riportato anche da Geopop, il carburante incide per una quota tra il 20% e il 40% sui costi operativi totali di un vettore: va da sé che un raddoppio della materia prima si traduca matematicamente in tariffe più alte.

Le voci delle istituzioni e degli esperti

Le istituzioni internazionali non hanno tardato a lanciare l'allarme. Willie Walsh, Direttore Generale della IATA (International Air Transport Association), ha espresso forte preoccupazione per la tenuta del sistema e ha dichiarato: «Se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire e restare aperto, credo che ci vorranno comunque diversi mesi per riportare l'offerta ai livelli necessari, a causa dell'interruzione della capacità di raffinazione in Medio Oriente». Insomma, anche una risoluzione delle ostilità a stretto giro potrebbe non essere abbastanza per fare abbassare i prezzi in modo altrettanto rapido.

Nel merito della questione si è espressa anche l'ACI Europe (Airports Council International) che ha avvertito che, senza uno sblocco rapido, l'Europa dovrà affrontare una «carenza sistemica» di carburante. Il rischio non è solo il prezzo, ma la disponibilità stessa dei voli. Compagnie come Lufthansa, Ryanair e SAS hanno già iniziato a tagliare le frequenze delle tratte o a implementare piani di contingenza per "parcheggiare" parte della flotta.

viaggi in aereo sempre più cari a causa della crisi dello stretto di hormuz: cosa sta succedendo?pinterest
Gary John Norman//Getty Images
La sala d’attesa di un aeroporto: è un periodo difficile per chi viaggia in aereo!

L'effetto domino sui passeggeri

In questa prima fase critica, i problemi hanno riguardato soprattutto voli a lunga percorrenza verso l'Asia, ma il punto è che lo scenario potrebbe presto ripetersi anche nel Vecchio Continente.

Le compagnie aeree, a proposito, stanno adottando pratiche di emergenza come il tankering: imbarcare alla partenza tutto il carburante necessario anche per il ritorno per evitare scali a secco. Questa tecnica, che pure garantisce l'operatività, aumenta il peso del velivolo e, di conseguenza, il consumo di carburante, creando un circolo vizioso che gonfia i prezzi.

Il Sole 24 Ore e Linkiesta riportano inoltre le stime del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui una chiusura prolungata dello stretto potrebbe spingere l'inflazione globale oltre il 5%. Per il viaggiatore medio come potreste essere voi lettori e lettrici di Cosmo, questo può tradursi in:

  • Supplementi carburante: molte compagnie hanno reintrodotto o aumentato le "fuel surcharges" (anche fino a 280 dollari su tratte intercontinentali);
  • Tariffe dinamiche aggressive: con meno voli disponibili, gli algoritmi di prenotazione alzano i prezzi più velocemente all'avvicinarsi della data di partenza;
  • Costi accessori: aumento delle tariffe per i bagagli in stiva per compensare le perdite sui margini operativi. Lufthansa, per esempio, ha già confermato di aver eliminato la possibilità di portare con sé un bagaglio a mano gratuito in cabina.

Una nuova geografia dei cieli

La crisi del 2026 sta riscrivendo le rotte. Molti corridoi aerei sopra il Medio Oriente sono stati chiusi o soggetti a restrizioni, obbligando i voli a deviazioni lunghe e costose. Come sottolineato dall'analisi di IARI (Istituto Analisi Relazioni Internazionali), ci troviamo di fronte a una «formazione di blocchi di potere» che sta frammentando lo spazio aereo mondiale.

Insomma, finché la diplomazia non riuscirà a stabilizzare lo Stretto di Hormuz - e speriamo che ciò accada il più rapidamente possibile - volare rimarrà un lusso sempre più oneroso.