Ciò che Birthh fa sul palco è portare chi l'ascolta in un viaggio. Quello delle sue origini, dalla Toscana a New York, quello nei suoi pensieri più intimi e profondi, raccontati nel suo quarto disco, Senza Fiato, pubblicato il 24 aprile, che è anche il primo progetto interamente in italiano. Birthh, aka Alice Bisi, ha re-imparato da capo a confrontarsi con la sua lingua madre e a vedere l'effetto che faceva al pubblico, nelle prime tappe del Senza Fiato Tour. Il 23 maggio è salita sul palco We Road del MI AMI Festival, in full band, con una formazione ibrida tra elettronica e acustica.
- C'è aria di MI AMI, ci trovate sotto palco con Jenny De Nucci
- Guida alle novità della stagione: tutte le cose da non perdere
- I Festival musicali del 2026: in Est Europa con il Sunny Hill
Birthh si è mossa tra pad per il resampling, batteria acustica, basso elettrico e due chitarre, in un tutt'uno con la band. Così sono emerse tutte le sfumature di Senza Fiato, le parti più scure e hip hop, i momenti di ballo, le schiariture, fino ad arrivare alla conclusione con la title track, "Senza Fiato". Un momento morbido e luminoso.
C'è stata anche una piccola sorpresa, un inedito, appena prima del gran finale, che ha fatto ballare tutto il pubblico. Birthh lo descrive così: «È un brano fatto di sonorità disco e chitarre, è ispirato dal calore estivo, che volevo far uscire nello stesso caldo torrido in cui è nato». E dal calore estivo a quello del pubblico del MI AMI, sono rimaste in Birthh diverse riflessioni: sulla poesia del quotidiano, l'importanza del ritrovarsi in musica, la celebrazione di ciò che realmente accende una persona. Ne abbiamo parliamo qui.
Com'è stato cantare per la prima volta in italiano davanti al pubblico?
«Non so se dipende dalla lingua, ma sicuramente i brani di Senza Fiato hanno cambiato molto il mio approccio alla musica e anche il riscontro degli altri. Non ho mai ricevuto una risposta dal pubblico così entusiasta e immediata come in questo momento. Penso sia un insieme di cose, frutto della mia ricerca per rendere la musica più accessibile, più ballabile, anche più traducibile nella dimensione live, e allo stesso tempo sicuramente il fatto che io utilizzi una lingua che è parlata da tutte le persone sotto il palco è una cosa che aiuta tanto».
Senza Fiato è il tuo primo album interamente in lingua madre: mi racconti questo cambiamento?
«Dopo aver lavorato quasi sempre in inglese, praticamente da 10 anni a questa parte, ho dovuto reimparare a scrivere in italiano. È una lingua che ha necessità di immagini per esprimersi in modo efficace, soprattutto per farlo in musica. Le immagini non possono mai essere troppo generiche tra l'altro, quindi in un certo senso il mio esercizio principale quando ho scritto il disco è stato quello di prestare attenzione in modo diverso alle cose che mi circondano, di trovare anche un po' la poetica e la poesia nella realtà, nel quotidiano, che è una cosa che sono molto contenta di aver avuto l'occasione di fare, perché mi ha fatto crescere moltissimo».
Qual è stata la ricerca sonora per il disco?
«La ricerca sonora è stata molto organica, nata dall'esigenza di trovare un equilibrio tra i mondi che vivono dentro di me. Ovviamente, c'è un grande spazio occupato da New York, perché è una città che vivo in modo intenso, ma c'è anche il lato italiano. Questa combinazione si è tradotta nel mettermi al computer e scrivere in freestyle, partendo da un suono che mi piace e intorno a cui costruisco un mondo. Questo processo ha fatto sì che ci fossero all'interno del disco sonorità garage come in "Canyon"; altri più pop come "Inferno" e "Jumanji"; pezzi molto italiani e acustici come "Senza Fiato". La ricerca è stata proprio trovare il filo conduttore. Per me, comunque, più che una ricerca è una magia, è istinto.»
La tua identità divisa tra Italia e New York: in che modo ti lasci ispirare dalla sensazione di nostalgia?
«La nostalgia c'è in tutti i brani, nel senso che poi alla fine è una cosa che si manifesta tanto nella mia ricerca e nel mio bisogno di sentirmi a casa in un qualche modo. Quello che ho imparato con Senza Fiato è stato sentirmi a casa proprio dentro la musica, più che in un luogo specifico: sulle mie gambe, nella mia arte, nel mio essere creativa. Non è stato semplice capire che casa può essere uno stato mentale, un flusso creativo. Questo disco è una ricerca continua di nostalgia ed equilibrio, come se ogni brano fosse un tassello che sono riuscita ad aggiungere».
In brani come “Jumanji” e “Inferno” convivono fragilità personale e sguardo politico: per te i due aspetti sono inseparabili?
«Non per fare la hippy, ma io penso che siamo parte di un tutto, molto più grande di noi. Siamo esseri estremamente empatici e sensibili e credo che sia importante trovare modi per riuscire a coltivare la nostra empatia. L'arte è un ottimo modo per farlo, per poter parlare in modo aperto e libero della società in cui viviamo. Attraverso l'arte posso connettermi con persone che hanno una visione simile alla mia, trovare una comunità. Così come mi è capitato spesso di riconoscermi nella musica degli altri, sentendomi meno sola, voglio provare a fare la stessa cosa con ciò che viene da me. Non voglio fare la morale: voglio raccontare la mia esperienza, condividerla e, magari, organizzarmi con chi è simile a me, trovare un modo per cambiare le cose. Il primo passo, quindi, è incontrarsi».
"Senza Fiato" è la prima canzone che hai scritto, ma l’ultima del disco: come mai hai scelto questa traccia per il finale?
«All'interno della album tratto temi che non sono sempre semplici da indagare, almeno per me, sentivo quindi la necessità di chiuderlo con una speranza, una dichiarazione di intenti. È come se, in "Senza Fiato", rispondessi alla domanda 'che senso ha fare tutto questo? Che senso ha lottare?'. Per me la risposta è che essere umani è veramente una cosa rara, a livello di probabilità di esistenza, ed è anche una fortuna, perché possiamo riconoscere la bellezza, viverla. Possiamo stupirci delle piccole cose, possiamo ascoltare una canzone che ci piace e commuoversi, guardare le stelle e trovare qualcosa. Volevo celebrare tutto ciò, chiudere il disco con una celebrazione alla bellezza, inteso come ciò che rende la vita piena e felice».
Con l'esperienza di Senza Fiato e del tour, senti di essere riuscita a conoscerti meglio come persona e come artista?
«Il disco è stata senza dubbio una grande occasione di crescita personale, ma anche il tour si sta dimostrando tale. Sono stata ferma tanto a livello di live, tra il trasferimento a New York, il Covid, altri lavori a cui mi sono dedicata in America, l'avevo messo un po' da parte. Oggi che sono tornata in tour da qualche settimana, in cui ho suonato con persone a cui voglio tantissimo bene e che amano la musica quanto l'amo io, devo dirti che non mi ero resa conto di quanto mi mancasse tutto questo. Io suono da quando sono piccola, al liceo mi portavo la chitarra in classe per essere sempre pronta nel caso mi confermassero di poter suonare da qualche parte. E dopo tanto tempo è come se avessi ritrovato questa parte di me. Io spero veramente che che ognuno possa trovare una cosa che l'accende tanto quanto a me accende suonare sul palco».
SENZA FIATO TOUR - Calendario in aggiornamento
15/04/2026 – Efesto House – Bologna
17/04/2026 – I Morticelli – Salerno
23/05/2026 – MI AMI – Milano
29/05/2026 – Spring Attitude Festival – Roma
06/06/2026 – La Musica Può Fare Festival – Caserta (Recale)
12/06/2026 – Artico Festival – Bra (CN)
12/07/2026 – Be Alternative Festival – Riserva FAI Giganti della Sila (CS)
15/07/2026 – Mengo Festival – Arezzo
24/07/2026 – ‘L Roc Festival – Lanzo Torinese (TO)
30/07/2026 – Fritz Festival – Sala Consilina (SA)
31/07/2026 – Viva Festival – Locorotondo (BA)
20/09/2026 – Sofà So Good Festival – Torino














