Quella con Federico Russo, volto storico de I Cesaroni, è stata una piacevole chiacchierata. Fin dalle prime parole, Federico si è rivelato un ragazzo semplice, simpatico e alla mano. Dal suo modo di porsi, traspare immediatamente l’animo di un bravo ragazzo che ha saputo gestire il successo con grande equilibrio.
Cresciuto in una famiglia numerosa, l'attore romano nato nel 1997 è il fratello maggiore di sei figli. La sua crescita è avvenuta in un contesto familiare prevalentemente femminile, in cui spicca il legame molto stretto con la madre Daniela. Proprio questo ambiente lo ha aiutato a mantenere una visione della vita autentica: Federico sogna in grande per il suo futuro professionale, ma lo fa restando sempre rigorosamente con i piedi per terra.
Partiamo ovviamente da I Cesaroni. Com’è stato tornare nei panni di Mimmo?
«È stato strano, almeno al primo impatto. Ho lasciato la serie che avevo 15 o 16 anni e mi sono ritrovato in quell’ambiente a 28 anni. È stato bello, nostalgico e ho ricevuto tanto calore. È stato particolare rivedere Claudio (Amendola, ndr), perché non lo incontravo da 14 anni. A volte ai provini o agli eventi capita di incrociarsi, ma con lui, per una serie di motivi, non era mai successo. È stato molto emozionante».
Immagino ci fosse anche un po’ di pressione.
«Sì, avevo un po' d'ansia. Riprendere un personaggio dopo così tanto tempo è una sfida, ma per ora sembra che stia andando bene. Ovviamente c'è sempre una parte di pubblico a cui piace e una a cui no, ma fa parte del mestiere».
Ti ricordi il tuo primo giorno sul set nel lontano 2006?
«Proprio il primo giorno no, avevo solo sei anni. Però ricordo bene com'era il set, le emozioni, l’atmosfera. Non c'erano i social, eravamo a Cinecittà ed era proprio un altro mondo, un altro modo di fare serialità. Ricordo le immagini di me da piccolo, le battute, le carezze, gli abbracci e i consigli. La prima scena specifica però mi sfugge, sono sincero».
E com'è stato ritrovare i vecchi compagni e confrontarsi con le new entry, come Andrea Arru e Chiara Mastalli, con cui il tuo personaggio interagisce molto?
«Con Matteo (Branciamore, ndr) ogni tanto ci eravamo sentiti o incrociati a qualche evento. Gli altri li avevo un po' persi di vista, ma è stato come se il tempo non fosse mai passato. Ci sono quelle persone con cui, anche se non ti vedi per 12 o 13 anni, riprendi subito la confidenza di un tempo. Per quanto riguarda i nuovi, Claudio è stato molto intelligente: abbiamo fatto molte letture di gruppo prima di iniziare le riprese per farli entrare in questa "famiglia allargata" e permettere a tutti di essere più sciolti sul set. Andrea e Chiara sono stati entrambi una bellissima sorpresa, mi sono trovato benissimo con loro».
Cosa hai provato leggendo il copione? Il tuo personaggio ha avuto un’evoluzione importante. Ti è piaciuto il taglio che gli hanno dato?
«Sì, molto. Ne avevamo già parlato con la sceneggiatrice: volevamo trovare un mestiere che mantenesse i tratti distintivi di Mimmo bambino - la saggezza, la bontà, il senso di responsabilità - e portarli nell’età adulta. L'insegnante di sostegno mi è sembrato il punto di contatto perfetto. L'insegnante è una guida, un maestro che deve dare l'esempio. Però ci tengo a dire che Mimmo è un maestro "acerbo", non è ancora arrivato. All'inizio della prima puntata Claudio gli augura buona fortuna per il suo primo giorno e lui risponde: "È il mio primo studente". Si scoprono e si insegnano cose a vicenda, lui e Olmo. Credo abbiamo trovato il giusto compromesso per la sua crescita».
Per il ruolo di Mimmo hai chiesto consiglio a tua sorella educatrice?
«Più che chiederle consiglio, sono stato zitto ad ascoltare i suoi racconti a cena. Claudio voleva un insegnante che potesse anche sbagliare e capire, quindi osservare il tatto, la gentilezza e i modi di approcciarsi che ha mia sorella nel suo lavoro è stato molto formativo».
Come evolverà il rapporto con Olmo e quello con Ines? Tra sguardi e messaggi non detti, la tensione è evidente.
«Con Olmo inizialmente c’è diffidenza, ma durante le puntate lui capirà di potersi fidare di Mimmo e viceversa. Si creerà un rapporto quasi tra fratello maggiore e fratello minore. Ci saranno scene in cui Olmo esprimerà quasi ammirazione per Mimmo, e questo farà ricredere anche Ines, che come "mamma chioccia" è molto protettiva verso il figlio per via del suo disturbo. Sul lato amoroso tra Ines e Mimmo... Beh, c’è ancora tanto da fare. Sarà un continuo tira e molla, tra litigate, incomprensioni e avvicinamenti. Una vera montagna russa fino all’ultima puntata».
Leggi i commenti sui social? Sei un tipo tecnologico?
«Sono "giustamente" social. Se c’è un lavoro da promuovere sono attivo, ma nei periodi di pausa preferisco esserci meno per non farmi inondare da tutto quello che gira in rete. Può diventare tossico e rovinarti la giornata per un commento sbagliato. Ho letto molti commenti positivi, ma due cose mi fanno sempre sorridere. La prima è chi si lamenta dell’orario, dicendo che la serie inizia troppo tardi: purtroppo su quello non abbiamo potere. Anche mia madre alla prima puntata mi ha detto: "Vado a dormire, è tardi". La seconda cosa è chi non accetta che io abbia 28 anni e possa fare l’insegnante: "Ma come fa a 18 anni a insegnare?". Ragazzi, ho la baby face, ma a ottobre ne faccio 29. Mimmo è al suo primo incarico, ha un solo alunno, non un'intera classe. Comunque il pubblico è sempre diviso, è normale».
Forse il problema è che il pubblico vede ancora Mimmo, Rudi e Marco come se avessero 8, 13 e 18 anni.
«È difficile accettare che siamo cresciuti. La serie suscita molta nostalgia, sia positiva che negativa. Alcuni la vedono come il tempo che passa inesorabile, altri come un ricordo bellissimo. Molti amici del quartiere mi hanno detto che guardando la puntata sono tornati in mente i momenti passati con la famiglia ad aspettare I Cesaroni. Questa è una cosa che mi stringe il cuore. In un momento geopolitico ed economico difficile, ritagliarsi un paio d'ore di spensieratezza e calore fa bene».
Tornando al rapporto tra Mimmo e Ines, nella vita privata ti è mai capitato di invaghirti di una donna più grande?
«No, sinceramente no. Sono sempre stato fidanzato con mie coetanee. Ho avuto i classici "amori platonici" molto leggeri per qualche insegnante delle superiori, ma nulla di più».
E al momento sei single?
«Sì, in questo momento sono single, tranquillo e single».
Che tipo sei in amore?
«Spero e credo di essere una persona responsabile. Di contro, sono molto ansioso e pignolo. Se mi cambiano i programmi all'ultimo momento vado in escandescenza. Sono leggermente pigro, ma molto fedele. Tendo a vivere le relazioni in modo serio fin da subito, forse perché vengo da una famiglia numerosa e sono il più grande: il senso di responsabilità verso i miei fratelli fa parte del mio DNA. Ho smussato i lati più tossici in terapia, ma resto un bel rompiscatole».
E sogni di diventare padre.
«Sì, è vero. Ho sempre sentito questo desiderio. Probabilmente deriva dall'essere cresciuto con tanti fratelli. Mia sorella però mi prende in giro: dice che prima devo trovare la ragazza. Se dovessi iniziare una relazione ora, lo farei con una prospettiva a lungo termine, per progettare qualcosa di concreto. La vita è imprevedibile, ma la base di partenza sarebbe quella».
Che padre immagini di essere?
«Credo che sarò abbastanza severo e preciso, come mia madre: un "sergente dal cuore buono". Vorrei rendere mio figlio indipendente. Però sono anche sicuro che sarò il classico papà che si arrabbia e due minuti dopo corre a comprare il giocattolo. Mi farò manovrare come una marionetta, ne sono certo. Nessuno è mai davvero preparato a diventare genitore».
Quali serie TV ti piace guardare?
«Al momento sto recuperando Euphoria. Ho visto Peaky Blinders, la prima stagione di Fallout su Prime Video e a breve inizierò l'ultima di The Boys. Aspetto con ansia House of the Dragon in estate, sono un super fan, sono già pronto con i draghi a casa».
Ho letto che tra un progetto e l'altro non hai problemi a fare lavori comuni, come il commesso.
«Sì, esatto. Lavoro nel negozio di due miei amici coetanei. Non c'è nulla di cui vergognarsi. Siamo nel mondo dei social dove sembra che se sei un attore e non stai guadagnando costantemente con quello, allora hai fallito. Non è così. Ho la fortuna di avere continuità nel mio mestiere, ma fare il commesso ora non è per necessità economica, quanto per un'esperienza di vita che mi aiuta a tenere i piedi per terra. I miei fratelli fanno tutti lavori normali: assistente sociale, educatrice, fabbro. Restare nella realtà è fondamentale».
Che consiglio daresti ai ragazzi che sognano di fare gli attori ma si scoraggiano?
«Di non vergognarsi mai. Non sei il tuo lavoro. Non sei "il giornalista", "il medico" o "l'attore", sei una persona. Se lavori onestamente, tanto di cappello. Questo mestiere non ha un piano predefinito: puoi esplodere a 27 anni come a 40. Io ora ho fatto dei provini e spero in un nuovo progetto per l'autunno, ma nel frattempo faccio altro. Bisogna vivere con umiltà».
Progetti futuri?
«Ho fatto dei provini e spero di avere risposte a breve. C’è anche l’idea di un’altra stagione de I Cesaroni se questa continua ad andare bene. Speriamo. Mi godo la mia vita da "simpatico attore di quartiere", un po' come SpiderMan».
















