La tappa all'Alcatraz di Milano del 19 maggio è stata l'ultima de Dell'amore Club Tour 2026, prima di una pausa e la ripartenza della leg estiva, il 3 luglio da Carrara. Per il gran finale, Levante è stata determinata a dare il tutto per tutto così, poche ore prima del live, ha raccomandato via Instagram ai suoi fan: «Consiglio per quest'ultima data a Milano: indossate abiti comodi, leggeri, scarpe che non vi stressino. Questo è un concerto di due ore. Per la gola bere molta acqua, la scaletta raggiunge vette altissime, attivate il diaframma».



Per la cantautrice che si presenta con «Penna, voce e chitarra. Non ho altre armi», il concerto all'Alcatraz di Milano, in cui torna a distanza di circa dieci anni dall'ultima volta, è accolto da un bagno di folla, che ha cominciato a radunarsi sotto al palco dal tardo pomeriggio, che si è goduto l'apertura di Angelica, e che si è espanso per tutto il club, riempendo ogni singolo centimetro quadro. Non ci sono inganni, inviti, vip, influencer, sponsorizzazioni: il pubblico di Levante, che la invoca affettuosamente gridando il suo nome di battesimo, Claudia, è il più denso che abbia mai visto all'Alcatraz, il più variegato e felice che incontro da diverso tempo.

Con Levante si crea subito una simbiosi, mentre lei inaugura il live con "Dell’Amore Il Fallimento", "Capitale" e "Follemente", destreggiandosi su zeppe vertiginose, trascinando il cavo del microfono da una parte all'altra del palco, mentre dietro di lei, la band composta da cinque elementi l'accompagna con energia in ogni gesto. Levante si ripromette di non essere logorroica, ma ogni tanto non può fare a meno di condividere le proprie idee con il pubblico, come fa spiegando l'uscita centellinata dei suoi singoli, in una prolungata anticipazione del nuovo progetto discografico: «L'ho fatto perché volevo introdurvi con cura al nuovo disco e perché mi dispiace molto per questo sistema in cui, dopo tanto lavoro, tanti pensieri, tanto sbatti, oggi un disco va via dopo una settimana e ce ne siamo stancati tutti. Anche per quelli più belli c'è questa inflazione per cui la musica sfugge. E per chi lavora in questo campo è molto frustrante».

Fedele alla sua filosofia, Levante decide di presentare in anteprima un nuovo singolo: «Stasera vi faccio ascoltare un nuovo brano, dal titolo "Ruggine"» che esegue imbracciando una chitarra acustica, accompagnata da un potente giro di basso, mentre prende vita l'anima più scura del brano, con un ritornello che parte dalla premessa: «Forse un giorno mi perdonerai».

La media è di una pelle d’oca ogni tre canzoni. La sola presenza di Levante, con la sua scrittura netta e sincera, la voce potente e un'energia scenica totalizzante, vale come un'intera orchestra. Mentre ci si lascia assorbire del tutto, viene quasi da pensare che, forse, dedichiamo troppo tempo a musica mediocre e ci dimentichiamo come sono fatte le emozioni che dovremmo provare quando ascoltiamo qualcosa.

Tra i momenti più belli del live ci sono: "Lo stretto necessario" a cappella; l'incipit di "Invincibile" cantato in ginocchio sul palco; lo sfogo in "Gesù Cristo sono io", con il pubblico che batte le mani a tempo. Il segmento sfocia nella canzone più politica, cantata a pieni polmoni dal pubblico, "Andrà tutto bene". Su "Mi manchi", gruppi di amiche formano piccoli cerchi, saltando e ripetendo ogni parola, esorcizzando i dolori, uomini adulti con (o senza) i primi capelli bianchi si lasciano andare a momenti di tenerezza; scattano baci tra coppie giovanissime e abbracci tra quelle più mature. È un genere di umanità che fa sperare in un futuro migliore. Levante, probabilmente conscia della tipologia di pubblico che la sua musica riesce a riunire, decide di omaggiarli, calandosi in mezzo alla platea per suonare due brani solo con chitarra e voce: "Abbi cura" e "Dall'alba al tramonto". Per un attimo, la moltitudine si apre e si chiude a ritmo, ondeggia, forma un unico corpo pluricellulare, guidato dalla voce della cantautrice.

Quando Levante torna sul palco, il segmento finale è una grande festa, inaugurata dal suo ballo liberatorio sulle note di "Sono blu". Alla celebrazione partecipano tutti, compresa la band, che salta coordinata dietro di lei, con Levante che gioca insieme al chitarrista e al bassista, saltando al centro del palco su "Non mi frega niente", mentre scambia sorrisi e sguardi di intesa con la corista su "Mai mai". C'è spazio anche per il divertimento puro con i classici "Alfonso" e "Pezzo di me", mentre il live si conclude con l'esplosione sonora con "Tikibombom", perché gli arrivederci non devono essere necessariamente malinconici.

La scaletta del concerto di Levante

  1. Dell’Amore Fallimento
  2. Capitale
  3. Follemente
  4. Diamante
  5. Reali
  6. Bravi Tutti
  7. Ciao X Sempre
  8. Rancore
  9. Ruggine
  10. Io Ero Io
  11. Lo Stretto Necessario
  12. Leggiba
  13. Invisibile
  14. Gesù Cristo Sono Io
  15. Andrà Tutto Bene
  16. Mi Manchi (Band Out Alla Fine)
  17. Abbi Cura
  18. Dall’Alba Al Tramonto
  19. Sono Blu
  20. Vivo
  21. Non Me Ne Frega
  22. Mai Mai
  23. Alfonso
  24. Pezzo Di Me
  25. Niente Da Dire
  26. Sei Tu
  27. Vertigine
  28. Tikibombom