Amanda ha la voce di chi non ama fermarsi. Di chi vuole capire. Di chi ha scelto un futuro, ma si muove nel mondo senza mai restare immobile. Amanda Campana è la voce, lo sguardo, il volto, di una generazione nuova di attori, quella che non si presta solo all’interpretazione di storie, ma che dalle stesse si apre al mondo, con consapevolezza lucida. In una continua tensione tra indipendenza, disillusione, desiderio, si inserisce Amanda che dall’8 maggio sarà Giada nella commedia Prime Video di Non è un paese per single. Un nuovo bestseller, questa volta firmato da Felicia Kingsley, che diventa pellicola, diretta da Laura Chiossone e che vede Amanda al fianco di Matilde Gioli e Cristiano Caccamo.

Un’atmosfera raccolta tra le colline toscane, quattro donne, e l’amore come tema centrale di un racconto che spinge le persone ad avere una relazione, ad ogni costo. Una favola moderna che ci porta a interrogarci quanto il nostro Paese sia a misura del singolo, sulle aspettative del prossimo riguardo la vita sentimentale di ciascuno. Un racconto emotivo tra intrecci famigliari, segreti e un legame viscerale con il territorio.

Quando raggiungo al telefono Amanda ha un’energia che passa attraverso il telefono, ogni risposta è un racconto che si riflette su sé, sul mondo, sull’attualità. E mentre racconta la sua Giada, Amanda Campana racconta un po’ di sé: il rapporto con l’amore e la libertà di restare anche soli. «Mi è sempre piaciuto stare sola. Sono sempre stata molto indipendente, ma negli anni inevitabilmente mi sono scontrata con tante aspettative degli altri: “Ma un fidanzato?”. Bisogna scegliere una persona perché ti fa stare bene. Io oggi sono felice con una persona al mio fianco».

amanda campanapinterest
Courtesy Ufficio Stampa

Pensi che il tuo personaggio, Giada, ti sia molto vicino?

«Molto, sì. Ma nella vita vera io sono molto più cinica, disillusa. Ora che ho trovato l’amore sono innamorata, sono felice, ma sono consapevole che se le cose non funzionano non bisogna portarle avanti».

Giada inizialmente cerca l’amore da chi non può donarglielo, poi, infine, capisce che può meritarsi tutta la bellezza di questo sentimento in altro modo.

«Ci possiamo meritare tutti la bellezza dell’amore, bisogna arrivare alla consapevolezza di questo. Quando ero single non sono mai stata male nella mia solitudine e soprattutto non mi sono mai accontentata. Mi chiedevo sempre: questa persona in che modo può arricchire la mia vita? La può migliorare?».

Su questo set hai lavorato con molte donne, percepisci diversamente un progetto quando diretto da figure femminili?

«Non è un paese per single parla di una storia che gira attorno a quello che le donne vogliono e scelgono: scegliere se stare sole o se avere una relazione. Tutto è raccontato attraverso una lente femminile. Il fatto che questo sia centrale è molto raro nel mondo del cinema perchè siamo più abituati a vedere tutto filtrato da uno sguardo maschile».

Quanto pensi sia importante la sorellanza e avere, durante la propria crescita, delle figure di riferimento?

«Moltissimo. Sono sempre stata circondata da amiche e in famiglia ho due zie molto importanti per me. Una zia è un’avvocata, una donna indipendente che mi ha sempre ispirata».

E nel mondo del cinema a chi guardi con ammirazione?

«In questo periodo molto Jennifer Lawrence perché il suo modo di fare è molto vero. Lei è un po’ goffa, una cosa che a noi donne non viene mai concessa perché dobbiamo essere belle, eleganti, e niente più. Questo è ciò che mi ha sempre affascinato di lei. E poi anche Zendaya: ho da poco visto The Drama e lei si mostra sempre con verità, è un tipo di donna che non siamo abituati a vedere. È reale. Nel film si vedono i peli sulle braccia, i denti veri, non perfettamente allineati. Queste sono le donne che vorrei vedere sempre di più al cinema: donne reali, incredibili, ma che siano più vicine possibili alla realtà. Per un periodo mi è sembrato di essere uscita dagli anni Novanta - Duemila con quei maledetti pantaloni a vita bassa, ma alla fine è tutto tornato uguale a prima. Questo per dire che cambiano schemi e standard, ma rimane tutto uguale a prima. La verità si assapora, è un attimo, ma poi tornano i cliché. Il tentativo di tornare alla normalità è maldestro».

E la Gen Z secondo te come viene rappresentata nel cinema?

«È piena di cliché perché è una generazione che viene raccontata verosimilmente da persone che non ne fanno parte. È vero, è raro essere diretti da qualcuno di molto giovane, ma tante volte siamo raccontati attraverso stereotipi».

C’è un’esasperazione che arriva da generazioni precedenti?

«Esatto, siamo una generazione lasciata a se stessa. Ci è stato consegnato in mano un mondo distrutto che sembra che non possa cambiare. Siamo frustrati e per questo sono cambiati i nostri valori: ricerchiamo di più il contatto con la natura, una vita serena che non è dato dal denaro, ad esempio. Si cerca una felicità autentica perché quello che conta è il tempo in cui sei stato felice, costruendo rapporti capaci anche di arricchirti».

È importante quindi uscire dalla figura esclusiva dell’attore per parlare apertamente di ciò che si pensa, dando voce a temi sociali e politici.

«In Italia c’è questa idea che se fai un certo lavoro, non puoi dedicarti attivamente ad altro. Appena si apre bocca, si viene accusati. Io non mi tiro indietro, parlo di tematiche che sono importanti per tutti. Tutto è politica, tutto ciò che viviamo, tutto ciò che succede nel mondo va a influire nel nostro quotidiano. Poi magari si può sbagliare o avere idee diverse, ma dovremmo essere tutti più partecipi».

Parlando di futuro, come sarà la tua estate?

«Torno alle ingiustizie: sono ferma. Il cinema italiano sta affrontando un momento difficile, ci sono pochi soldi e i progetti che ottengono fondi sono pochi. Il fatto che esca Non è un paese per single mi rende felice: è bello vedere un proprio lavoro prendere respiro».

Quale donna ti piacerebbe rappresentare in futuro?

«Una donna sportiva. Sono molto affascinata dagli sportivi, dalle persone che mettono cuore e sacrificio nello sport. Le Olimpiadi, ad esempio, le ho seguite con grande emozione. I traguardi sportivi sono stupendi e poi finalmente non dovrei nascondere le mie braccia che alcune volte possono sembrare troppo muscolose per i set».

E infatti sei una grande sportiva, non ti fermi mai, questo si sente ed è bellissimo

«Mi piace sentirmi in movimento. Amo il mio lavoro, e in questo periodo più fermo ho capito quanto bisogno ho di continuare a farlo. Nel frattempo amo mettermi alla prova imparando cose nuove e facendo davvero molto sport: faccio pole dance, ho preso un attestato per diventare insegnante, ho imparato a ballare la salsa e la bachata, ora faccio bouldering e con il mio fidanzato pugilato. No, hai ragione, non mi fermo mai».