I 21 anni di Vivian Wilson andrebbero moltiplicati per tre, considerando tutte le esperienze da cui è passata in questo breve lasso temporale. Lo scorso febbraio ha esordito alla Milano Fashion Week sfilando per Gucci, compito piuttosto importante a cui si è preparata, così dice, camminando su e giù per il vialetto della casa di Los Angeles in cui abita insieme a tre amiche. Oltre ad essere una modella, Vivian Wilson è un’opinionista culturale in erba, attivista per i diritti delle persone transgender e ha lanciato una sua linea di merchandising. Ah, quasi dimenticavamo, è anche figlia dell’uomo più ricco del mondo, con cui però non ha più alcun rapporto: Elon Musk.

Per chi non conoscesse il miliardario, basti sapere che Musk (CEO di Tesla e SpaceX, nonché proprietario di X) è l’esempio di come nemmeno tutto il denaro del Pianeta basti per rendere una persona gradevole o simpatica. Vivian, al contrario, possiede entrambe le qualità.

cover of cosmopolitan magazine featuring a model with wingspinterest
Natalie Tauger

In un piovoso martedì sera per me che vivo nell'Essex, e in una soleggiata mattinata di Los Angeles per Vivian, lei appare sul mio schermo indossando una tuta rosa pallido e tossendo, per gli strascichi di un malessere che l’aveva precedentemente costretta a rinviare l’intervista. Le sue risposte flebili mi portano a proporle di posticipare anche questa chiamata a un altro giorno, ma lei mi spiega che non ce n’è bisogno: «Vado a prendermi un altro caffè, se non ti dispiace. Mi sono appena svegliata e il mio cervello non è ancora acceso. Non riesco, tipo, ad attivare i neuroni».

Così scompare, lasciandomi a scambiare qualche parola di piacevole circostanza con la sua addetta stampa. Pochi istanti dopo, riappare con una tazza fumante e l'effetto della caffeina che comincia a farsi sentire. Vivian Wilson è finalmente nella stanza con noi.

I panni sporchi si lavano sui social

Per comprendere l'ascesa alla popolarità di Vivian, dobbiamo tornare al 2022. Al compimento dei 18 anni, presentò domanda per cambiare legalmente nome e genere, dichiarando di non voler essere più imparentata «in alcun modo» con il suo padre biologico. I documenti privati, ovviamente, ​​trapelarono. «Due anni dopo, questo tizio [Musk] è ospite in un podcast e dice che per lui sono morta. Io non l'ho affatto presa bene», spiega. «Così gli ho risposto su Threads [il social fondato da Meta e rivale di X che, comprensibilmente, Vivian non usa], e la mia replica è diventata virale. Da lì è partito tutto».

Il podcast in questione era condotto da Jordan Peterson, ex professore e militante di destra. Dopo che Musk ha detto a Peterson di essere stato «ingannato» nel firmare i documenti per la transizione, sostenendo che «mio figlio è stato ucciso dal virus della mentalità woke», Vivian ha risposto tramite TikTok: «Direi che sto abbastanza bene per essere una morta, e stronza».

Naturalmente, la sua linea di merchandising nata da questo scambio è stata chiamata "Evil Woke Mind Virus", con una buona dose di autoironia.

Vivian ha spesso raccontato di come Musk sia stato un padre pressoché assente e poco comprensivo durante la sua infanzia. D’altro canto, fare coming out come persona transgender con sua madre, la scrittrice Justine Wilson, è stata un'esperienza molto diversa, a quanto dice: «Ha finto di essere sorpresa prima di dire semplicemente: ‘Sì, tesoro. Va bene’».

Prima che la copertina di Teen Vogue del gennaio 2025 aprisse a Vivian le porte della fama, lei studiava all'Università di Komazawa, in Giappone, con l'intenzione di diventare insegnante. «Dormivo su un futon perché il letto mi sembrava difficile da montare e pensavo: ‘Non starò qui per sempre’», spiega la modella. «Per un certo periodo sono stata una specie di micro-celebrità di nicchia, che pubblicava post su Threads a proposito di politica e tematiche trans. Quella copertina mi ha cambiato la vita.». Ora, i suoi studi universitari sono stati interrotti: «Ho iniziato a ricevere offerte di lavoro come modella, opportunità di cui sono molto grata, perché è così che pago l'affitto».

vivian wilson seated on a bed with a floralp atterned blanket
Dress Acne Studios.

Trovare la propria strada

La Fashion Week è stata il suo battesimo del fuoco. «È una vera prova di resistenza», riflette Vivian. «Mi stavo esercitando a sfilare indossando scarpe troppo piccole e mi sono fatta male a un dito del piede. Non è stato divertente. Ma credo che nessuno esca dalla Settimana della Moda con le dita completamente intatte».

Fuori dalle passerelle, il suo stile è senza pretese. «Il consumismo sta sfuggendo di mano; la maggior parte dei miei vestiti li ho da un sacco di tempo», dice guardandosi intorno nella sua camera da letto e accorgendosi che «oddio, devo fare il bucato, comunque sì, non compro molti abiti».

Questo però non esclude l’impronta personale che Vivian sceglie di dare al suo stile: «Mi vesto un po' come un folletto», ride, definendo il suo gusto come quello di una «zia che ha un problema con il vino, due gatti e un pappagallino». «Indosso sempre la stessa maglietta, al punto che la mia addetta stampa se ne lamenta in continuazione! Però nelle occasioni importanti mi vesto in modo più curato, come quando sto davanti alle telecamere o quando faccio drag, che è la cosa che preferisco».

L'anno scorso, in occasione di una raccolta fondi per le popolazioni migranti, la modella ha fatto il suo debutto in drag con il nome di «Vivllainous», interpretando una «fuoriuscita di petrolio» impegnata in una relazione tossica con il CEO di una compagnia petrolifera. Ma questa sicurezza è stata conquistata a caro prezzo: «Da bambina mi prendevano in giro per il mio peso, ma guardando le foto ora mi rendo conto che non ero nemmeno particolarmente sovrappeso. Il problema non è mai stato quello, è che sono semplicemente nata a Los Angeles».

Child wearing a formal dress with floral accents.
Natalie Tauger
Dress Tory Burch, skirt and shoes stylist’s own.

«È una cosa che non ti abbandona mai veramente», continua Vivian. «Mi ha segnata profondamente e mi ha reso per molto tempo una persona estremamente timida. Non mi piaceva affatto mostrare il mio corpo e il solo pensiero mi metteva molto a disagio».

A cambiare tutto è arrivata una campagna di intimo inclusiva, una sorta di terapia d’urto: «TomboyX si è fatta avanti e mi ha detto: 'Stiamo facendo un servizio fotografico in intimo; ti pagheremo questa somma', così ho pensato: 'Adoro questa azienda e voglio dare una spinta alla mia carriera da modella; questo è esattamente il passo che dovrei fare' e credo di aver accettato la proposta senza troppe esitazioni».

Quando le chiedo come ha gestito l'esposizione del suo corpo al giudizio pubblico, e se ciò l’abbia fatta sentire vulnerabile, Vivian ammette: «Ci sono state alcune cose che mi hanno fatto male. È l'hobby preferito di Internet commentare il corpo delle donne. Soprattutto quello delle donne trans, a seconda di quanto siano femminili o maschili, che siano biologicamente nate donne o uomini, o qualsiasi altra cosa. Comunque alla fine... sono andata oltre le offese». Tanto che, da allora, Vivian ha anche posato per il marchio di lingerie Savage X Fenty di Rihanna (e, ancora una volta, è stata impeccabile).

Eppure, mentre Vivian si fa strada da sola, Internet continua ostinatamente a trascinare il suo passato nel presente. Le chiedo quanto sia difficile sopportare il giudizio costante legato all’essere figlia di Elon Musk: «Non posso farci molto, quindi chi se ne importa? Fa parte della mia storia passata, ma sicuramente non rappresenta il mio futuro».

«L'hobby preferito degli utenti su internet è commentare i corpi, sopratutto quelli delle persone transgender»

—Vivian Wilson

Si ferma un attimo e ride: «La formazione sui media sta finalmente dando i suoi frutti... [Il mio team] ha insistito: 'Ragazza, dobbiamo farti seguire un corso di formazione sui media!' e io rispondevo: 'No, non voglio!'. Loro ribattevano: 'Invece dovresti capire il motivo per cui sarebbe meglio non rispondere a certe domande e come sviarle'».

Alla domanda su come gestisce i commenti negativi riguardo alla sua famiglia, Vivian risponde con onestà, senza svicolare: «Non li gestisco. Il che probabilmente non è la risposta moralmente o politicamente corretta. Ma 'Kim, c'è gente che sta morendo!'» conclude citando la famosa risposta di Kourtney Kardashian alla sorella, esageratamente agitata per aver perso un orecchino in mare.

Vivian, dalla parte dei buoni

Questa prospettiva – secondo cui ci sono ingiustizie ben più gravi che dovrebbero meritare la nostra attenzione – è in parte plasmata dall'estrema ricchezza in cui Vivian è nata e dalla sua scelta di rifiutarla: «È stata un'esperienza molto strana, molto isolante... L’elite ha le proprie scuole private, i propri circoli sociali e tutto il resto».

Inizialmente Vivian aveva frequentato Ad Astra, una scuola privata all'interno del campus di SpaceX, poi si era trasferita a Crossroads, un istituto frequentato dagli abitanti più benestanti di Los Angeles.

«Ho disimparato moltissime cose, ma anche da bambina pensavo: ‘Questo è un po' inopportuno’», riflette. «Ricordo che da piccolissima, vedendo i senzatetto, mi sentivo male. La gente mi rimproverava perché diceva che la mia reazione era troppo teatrale. Ma no, comportarmi da piccola peste era il mio modo per esprimere sofferenza in quelle situazioni».

Vivian ricorda anche di aver notato, in chi la circondava all’epoca, un grande «livello di astrazione dalla realtà, e quest'illusione di meritarsi la ricchezza più delle persone che sono costrette a dorme per strada... Certo, e Babbo Natale esiste davvero». Aggiunge con autoironia: «Sono consapevole di essere stata una ragazza ricca; non dovrei fare la morale a nessuno sul materialismo».

Le chiedo se l’immensa ricchezza di cui parla abbia corrotto le persone intorno a lei: «Assolutamente sì. L'ho visto con i miei occhi. Ti cambia, e il desiderio di potere corrode le persone dall'interno. È assurdo. Raggiungere quel potere e volerne sempre di più è un circolo vizioso di avidità e ingordigia, dove niente è mai abbastanza e si finisce per impazzire. Ti fa diventare una persona diversa. Che, onestamente, è una delle mie più grandi paure».

vivian wilson wearing a floral embellished garment poses with arms crossed
Dress and hat Dior.

Le faccio notare che, quando finiamo su argomenti delicati, l'umorismo sembra essere il suo principale meccanismo di difesa, e gli occhi di Vivian si spalancano in un'espressione beffarda: «È davvero scortese da parte tua criticare così aspramente il mio comportamento di martedì mattina alle 11:09», ride prima di tornare semi-seria: «È una reazione per evitare di affrontare i temi più difficili? Sì, ovviamente. Ormai il segreto è svelato».

Attribuisce il merito della sua infallibile battuta pronta alla cultura queer e alle ore passate su Discord: «Non sono brava a parlare di certe questioni, soprattutto quelle scomode. È un meccanismo di difesa sia inconscio che consapevole. Lo faccio sempre, specialmente nella mia vita privata», confessa, prima di precisare che non ha consigli sulla salute mentale da condividere, se non che «la terapia fa bene», e riflette sul fatto che forse dovrebbe riprenderla. «La vita è più sopportabile quando non prendi niente sul serio. Se il mondo è un circo, tu diventa un clown. Ha senso?».

Dietro le quinte, Vivian mantiene una riservatezza assoluta: «Sono piuttosto introversa e passo la maggior parte del tempo costantemente online. Non credo che la gente se lo immagini. In una giornata tipo, probabilmente gioco ai videogiochi, disegno o scrollo sui social. Mi piacciono le lingue, quindi magari guardo qualcosa in francese.» Anche le relazioni sentimentali sono fuori discussione al momento: «Non sono iscritta a nessuna app di incontri. Mi sono assicurata di cancellarle non appena sono diventata famosa. Non mi coglierete mai impreparata», ride e specifica «Non voglio una relazione; mi spaventa. Vorrei crescere ancora un po' prima di impegnarmi in un'altra storia».

Pubblicamente, però, Vivian riesce a mettere da parte la paura e combattere. In un momento in cui la consapevolezza riguardo ai privilegi dell’elite e la richiesta di una responsabilizzazione nell’uso del potere, cresce sui social e fuori, Vivian è l’esempio perfetto di un ingranaggio che è uscito dalla macchina, per diventare outsider, corrodere il sistema che conosce dal profondo. Di recente, ha pubblicato un post su Threads riguardo ad alcune email presenti nei file di Epstein che parlano di Musk in vacanza a St. Barth, apparentemente desideroso di visitare l'isola privata di Epstein. Nel post, Vivian ha fatto notare come il contenuto della mail corrisponda al suo ricordo di una vacanza in famiglia in quel periodo. Si è offerta di aiutare le autorità in qualsiasi modo possibile, nonostante i timori per la sua incolumità.

L'idea di una donna transgender che abbatte la dinastia dei magnati della tecnologia in cui è nata sembra uscita da un film di fantascienza, ma come immagina lo svolgersi della trama? «Abbattere l'oligarchia sarebbe fantastico, ma non so se sia fattibile per una ventunenne da sola. Io cerco semplicemente di vivere la mia vita ed esprimermi su questioni che mi stanno a cuore».

Mentre la sua influenza e la sua ricchezza crescono grazie alle sue stesse forze, Vivian si sofferma a riflettere sull'ironia della situazione: «In realtà non desidero essere rilevante, io sognavo semplicemente di fare l'insegnante», rimugina, facendo una pausa «Suppongo però di stare acquisendo un certo potere... Sarà determinante per me scegliere con cura cosa farne». Al termine della nostra telefonata, mi sento rassicurata: ho l'impressione che Vivian saprà trarne il meglio.

vivian wilson slicing an apple while seated
Top Issey Miyake. Swimsuit Dead Lotus Couture.

Lead image: Dress Sandy Liang. Hair clips (worn on dress) Beata Rydbacken.

Hair by Ginger Leigh Ryan for R+Co. Makeup by Chloe Grae for MAC Cosmetics.

Cosmopolitan UK editor-in-chief: Claire Hodgson.