Il fitto calendario di live action della Disney sta per arricchirsi di un nuovo titolo: Biancaneve, la pellicola diretta da Marc Webb con Gal Gadot nei panni della matrigna e Rachel Zegler in quelli della protagonista, arriverà in sala il prossimo 20 marzo. Un debutto anticipato, però, da non poche polemiche legato alla presunta distanza tra le protagoniste e alle uscite infelici di Zegler sulla riuscita del live action. A confermare che il live action di Biancaneve non giunge in sala sotto una buona stella è arrivato Deadline, che ha raccontato i retroscena della prèmiere del film prevista per il 15 marzo a Hollywood: a differenza degli altri lanci della Disney, quello di Snow White è stato organizzato molto in sordina, con red carpet e presenza degli attori principali ma senza possibilità di interviste al cast. A Londra la prima del film è stata invece cancellata senza spiegazioni.
Che succede dietro le quinte, perché la popolarità di questo grande classico Disney - il primo in assoluto, uscito nel 1937 - è decresciuta così tanto fino ad arrivare al picco di polemiche che stanno tenendo banco alla vigilia della sua uscita al cinema? Non si tratta, va detto, delle solite critiche mosse ai live action dell'azienda - in lavorazione ce ne sono tantissimi, da Rapunzel a Oceania passando per Lilo&Stitch e Hercules - in cui si tende a riscrivere la storia originale integrando, per ragioni inclusive, protagonisti del tutto lontani all'iconografia classica (vedi La Sirenetta con Halle Bailey) destando non poco l'astio del pubblico conservatore. Intorno a Biancaneve si intrecciano questioni politiche e dichiarazioni pronunciate dalle stesse protagoniste, Zegler su tutte, che dopo essere stata scritturata per il ruolo ha detto in un'intervista con Variety in cui ha definito la storia di Biancaneve «datata» e il principe azzurro uno «stalker» della protagonista. «Lei non sarà salvata dal principe. Non sta sognando il suo vero amore. Sogna di diventare la leader che sa di poter essere», aveva aggiunto poi.
La riscrittura in chiave empowerment di Zegler, stando ai resoconti in arrivo dall'America, non sarebbe piaciuta né al governo Trump né ai vertici della Disney, che poco dopo si è anche ritrovata a dover controbattere all'accusa dell'attore di Game of Thrones Peter Dinklage, inviperito dalla presenza dei nani nel live action. «Sono orgogliosi di aver scelto un'attrice latina per fare Biancaneve, ma vanno ancora raccontando la storia dei sette nani», aveva detto durante l'ospitata nel podcast di Mark Maron. L'azienda aveva risposto citando il differente trattamento, rispetto all'originale, di queste figure chiave nella narrazione, rappresentate sullo schermo con il supporto di associazioni che supportano persone affette da nanismo. Non ha aiutato neanche che l'iniziale coinvolgimento della sceneggiatrice Greta Gerwig, si sia man mano ridimensionato: per molti la sua presenza nella writer's room era sinonimo di qualità e modernità, aspetti che si sarebbero persi per strada durante la scrittura del film.
E non ha aiutato neanche il confronto politico tra le due protagoniste, che le vorrebbe sui due lati opposti della barricata: Gal Gadot, israeliana, si è sempre spesa per il suo popolo; Zegler ha spesso palesato il suo endorsement social per il popolo palestinese. Intorno al coinvolgimento di Gadot sono nate diverse proteste di natura politica, motivo per cui la Disney potrebbe aver scelto di organizzare una prèmiere meno fastosa a Hollywood per lanciare il live action.
Le due attrici sono comunque salite insieme sul palco degli Oscar 2025 per presentare un premio apparentemente in sintonia: non resta che attendere i risultati del botteghino per capire se questa pubblicità ha fatto bene o male a Biancaneve, pronta a fare il suo ritorno al cinema dopo 88 anni dal suo debutto.












