È nato tutto un po' come un gioco all'interno di un’associazione di volontariato. Sull’Alpe di Poti, vicino ad Arezzo, da anni una comunità accompagna in vacanza un gruppo di ragazzi con disabilità. Lì per passare il tempo hanno iniziato a girare dei filmati, parodie di film, scene divertenti. Di certo non avrebbero mai pensato di ritrovarsi oggi a realizzare corti con budget di oltre un milione e mezzo di euro, di ricevere premi e inaugurare dei veri e propri Studios. Stiamo parlando della Poti Pictures, il primo polo di produzione cinematografica che lavora con persone con disabilità. «Grazie anche al sostegno e all’aiuto di coloro che hanno creduto in questo progetto e ai professionisti che via via ne sono entrati a far parte», si legge sul sito, «la Poti Pictures nel tempo è cresciuta approdando ad una realtà professionale solida, continuando a realizzare corti, videoclip e documentari dalla vocazione sociale che raccontano storie fantastiche o quotidiane con un’identità stilistica assolutamente unica».



Poti Pictures è nata nel 2015 con l’aiuto della cooperativa Il Cenacolo: «Nel momento in cui abbiamo registrato il marchio», spiega a Sky Daniele Bonarini, «eravamo la prima casa di produzione cinematografica sociale al mondo». Sono stati anni di duro lavoro, ma non sono mancati i riconoscimenti per un totale di 32 premi in rassegne internazionali «dall’Italia al Giappone, da Bagdad a New York, dal Texas al Missouri» oltre a un cortometraggio realizzato con la Eagle Picture a Roma e un altro corto con la partecipazione di Carlo Valli, noto doppiatore di Robin Williams. La Poti Pictures lavora con persone con disabilità intellettiva e relazionale per cambiare non solo il modo in cui vediamo la disabilità sul grande schermo, ma anche l'approccio stesso all’inclusione sociale nel mondo del cinema.

Dopo circa vent'anni di esperienza ad ottobre sono stati inaugurati i nuovi Studios che ospiteranno la Poti Pictures Academy, scuola per la formazione attoriale di persone con disabilità intellettiva e relazionali che utilizza un rivoluzionario approccio formativo oggetto anche di una pubblicazione scientifica da parte dell’Università di Siena. «Il nostro obiettivo», spiegano dalla Poti Pictures, «è fare promozione sociale senza cadere nel pietismo, utilizzando il mezzo audiovisivo come mezzo di comunicazione ed inclusione, cercando nel nostro piccolo di superare le barriere e gli ostacoli della disabilità»