Avete presente quella sensazione di déjà-vu al cinema? Sì, la colpa in parte è sicuramente a causa degli infiniti remake dei colossal degli ultimi anni. Dai film in live action dei cartoon più amati, ai film rilanciati come Il Diavolo veste Prada 2 fino alle pellicole restaurate al cinema come Mamma ho perso l'aereo o l'attuale Space Jam. Poi mettiamoci i colori certo, ma anche le ombre e quella strana nitidezza quasi "finta" che ritorna come un mantra. Ci avete fatto caso vero? Ogni film ora ha sempre luci fredde, perfette, immagini brillanti e troppo "pulite". Ecco, siete ufficialmente finiti nel tunnel del Netflix look. Un termine utilizzato dai social per definire questo fenomeno ormai (troppo) diffuso per serie tv e film.
Film e serie sembrano avere sempre la stessa estetica
E diciamocelo, il nome della piattaforma streaming è stato utilizzato perché le serie più discusse arrivano proprio da qui (da Emily in Paris a Bridgerton). Eppure ormai questo è un fenomeno diffuso ed utilizzato dalle più grandi case di produzione nel mondo. Una scelta tecnica e stilistica precisa che sta trasformando lo streaming in un'unica, infinita catena di montaggio visiva. Si tratta di un set di standard tecnici ultra-rigidi che le piattaforme impongono alle produzioni: camere specifiche (quasi sempre 4K nativo), impostazioni di colore predefinite. un'illuminazione che deve funzionare su qualsiasi dispositivo e con qualunque connessione senza perdere qualità (dallo smartphone da 200 euro al TV OLED da 3000 per intenderci). Il risultato? Un'immagine pulitissima, priva di grana, ma (spesso) priva anche di anima.
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Il "ceruleo" di Miranda Priestly e il maglioncino in 4k (e no, non è il valore economico)
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Per capire come siamo finiti qui, dobbiamo rispolverare una delle lezioni di stile più iconiche del cinema. Nel Il Diavolo veste Prada, Miranda Priestly spiega a una Andy decisamente confusa che il suo maglioncino celeste non è solo "azzurro", ma è ceruleo. Una scelta fatta anni prima da stilisti e costumisti che è poi filtrata attraverso i grandi magazzini fino a finire (purtroppo) in un cesto di svendita. Con il Netflix Look potremmo dire a grandi linee che succede la stessa cosa, ma al contrario. Non è l'arte che influenza il mercato, ma la tecnologia che detta le regole all'arte. Se Miranda Priestly fosse una produttrice di streaming oggi, forse banalmente ci direbbe che quella tonalità di blu o quel contrasto sono il risultato di un video ottimizzato per l'algoritmo in 4k (e non stiamo parlando del budget del capo in questione, fortunatamente). Ecco perché questo standard è diventato il nuovo "ceruleo". Se la nostra serie preferita non rispetta certi parametri di luminosità e contrasto, semplicemente non viene prodotta o viene corretta in post-produzione per uniformarsi al resto del catalogo. Semplice, no?
Netflix look, tutta colpa delle luci (col cuore!)
Se ci fosse stata ancora in onda Barbara D'Urso, probabilmente il riferimento sarebbe subito ricaduto in ambito televisivo al suo Pomeriggio5, Domenica Live, Live non è la D'Urso...(vabbè, avete capito). Anche se non è più in onda però, e ce ne dispiace, ci pensiamo a sbloccare un ricordo noi. Il vero colpevole del "Netflix look" è la gestione delle luci. Storicamente, il cinema giocava con il buio. Le ombre servivano a creare mistero e realismo (pensate al noir o ai grandi classici degli anni '70).
Perché il color grading arancione è ovunque
Oggi, per paura che lo spettatore non veda bene la scena mentre guarda la serie in movimento (guardando ormai per lo più i contenuti fuori casa e in movimento), si usa il cosiddetto "Flat lighting". Le luci sono diffuse, ovunque facendo così sparire le ombre. C'è poi la questione del color grading. Avete notato come quasi ogni scena d'azione o thriller butti fuori il colore arancione? Forse questo è il trucco più vecchio del mondo per far risaltare la pelle umana contro lo sfondo, portato all'estremo dalle piattaforme. Il risultato è un'immagine "piatta" che garantisce la visibilità su ogni schermo ma sacrifica l'atmosfera.
Stiamo perdendo l’identità visiva dei film?
È un paradosso: abbiamo telecamere tecnologicamente incredibili, capaci di catturare dettagli incredibili e spesso non visibili ad occhio nudo, ma le usiamo per produrre immagini che sembrano tutte fotocopiate. E visto che siamo tuttologi sui social, ultimamente, vedremo quanti registi (ma che nella vita fanno tutt'altro come lavoro) cominceranno a comparire per dirci la loro!











