Sono tanti i momenti in cui in Chiara, il nuovo film di Susanna Nicchiarelli che chiude la trilogia sulle donne iniziata con Nico, 1988 nel 2017 e continuata con Miss Marx, vengono rivolti sguardi di stupore e confusione alla protagonista, come se la sua conoscenza e l’amore che prova per gli altri fossero in parte anche follia. La interpreta Margherita Mazzucco che ha vestito e svestito, considerando la storia di povertà che racconta, i panni della santa fondatrice dell’Ordine delle Clarisse e amica fidata di Francesco d’Assisi (qui, Andrea Carpenzano), e che diretta dalla regista ha mostrato e scoperto l’individuo che esiste dietro a un libro di storia. Dice che per lei è stata forse la prima femminista, ma che la sacralità di un ruolo simile l’ha sfiorata solo di passaggio, considerando che prima di essere una santa, Chiara era solo una ragazza di 18 anni recalcitrante alla clausura e al matrimonio combinato a cui era destinata da quando ne aveva 15, stando a folclore e leggenda, ma che soprattutto voleva cambiare il mondo.

Classe 2002, mi parla dalla casa di Napoli in cui vive insieme alla sua famiglia e dove, in uno dei suoi rioni, ha interpretato il personaggio a cui sa bene la maggior parte del pubblico la collegherà ancora per moltissimo tempo. Perché nonostante anche la terza stagione dell'Amica Geniale, Storia di chi fugge e di chi resta, ultimo capitolo della saga tratta dalla quadrilogia di Elena Ferrante sia ormai terminata da oltre un anno, Margherita ha accompagnato la taciturna ma perseverante Lenù fino all’età adulta, e viceversa. «Ho iniziato che avevo appena compiuto 14 anni e ora ne ho 20. Con lei sono cresciuta, ma vorrei che ora, magari proprio da Chiara, mi conoscessero come Margherita».

Te lo chiedo subito. Come ci si prepara per interpretare una santa?

«In realtà è molto più semplice di quanto ci si aspetti. Forse proprio perché l’intenzione di Susanna [Nicchiarelli, nda] è stata quella di raccontare semplicemente la storia di una ragazza. Mi diceva "io non vorrei che tu facessi la santa, vorrei che tu facessi una giovane di 18 anni che decide di scappare di casa con un ideale"».

Un ideale che hai capito?

«Un ideale che voleva dire “stare insieme”, credere all’amore, credere nelle persone. Quando abbiamo girato io avevo 19 anni, è stato facile sentire Chiara sulla pelle».

Come ti ha contattata Susanna Nicchiarelli e qual è stata la prima cosa a cui hai pensato scoprendo per quale ruolo fosse?

«Stavo girando ancora l’Amica geniale, Susanna mi ha chiamata dicendomi che stava vedendo la serie e che secondo lei ero perfetta per la sua Chiara. Mi ha spiegato il progetto, questa trilogia di donne forti che cambiano il loro mondo personale e così anche quello intorno. Ho letto la sceneggiatura, mi è piaciuta tantissimo e ho fatto il provino. Mi ricordo che avevo paura che interpretare Lenù mi chiudesse in quel ruolo, eravamo anche alle battute finali. Proprio Susanna mi ha fatto capire che non sarebbe stato così».

margherita mazzuccopinterest
ERICA FAVA
Margherita Mazzucco. Foto di Erica Fava. Coordinamento immagine: Marvi De Angelis. Styling: Lorenzo muscarà. Make-up: Luciano squeo. Hair: domenica ricciardi @cotrilspa. Look Gucci, gioielli Crivelli. Ufficio stampa & produzione: Lorella Di Carlo. Assistente fotografa: Carolina Smolec. Assistente hair: claudia zolli. Location: Parco dei Principi Grand Hotel & SPA RomaSi ringrazia Cotril

Non hai sentito il peso della figura storica, ma qualcosa di complesso in Chiara ci sarà stato.

«I piedi nudi. Il set è stato in realtà molto tosto, ma più di tutto perché eravamo scalzi. Mi sono fatta male una quantità di volte che non hai idea. Era dicembre, durante alcuni giorni ha nevicato, c'era il ghiaccio, poi il fango. La sofferenza che vedi è vera. Poi mi ricordo di questa sera in cui abbiamo girato la scena di un miracolo, e a un certo punto è arrivata una volpe vicino a noi ed è stata lì accanto per tutto il tempo, con noi che giravamo, la luna piena, una situazione stranissima».

Tu ti ci senti, un po’ ribelle come lo è stata Chiara?

«Quelle di Susanna sono donne che hanno un rapporto complicato e diverso con gli uomini. Nico con il figlio, Eleonor Marx con il padre, Chiara ce l’ha con Francesco che è come un fratello. Tutti mi dicono che ho un volto candido, d’angelo, me lo disse anche Daniele Lucchetti girando l’Amica geniale. Ma aggiunse “dalle ragazze così non ci si aspettano le rivoluzioni”. Prendi Chiara appunto, doveva mantenere un certo magnetismo, doveva riuscire a raccogliere intorno a sé tantissime persone. Non so se io sia così, con questo tipo di ribellione, ma mi piace pensarlo».

Dalle brave ragazze non ci si aspettano sconvolgimenti e invece Lenù dell'Amica geniale aveva un lato oscuro e terribile, Chiara è sovversiva. Vale anche per Margherita, non è come appare?

«Ho due lati, uno tranquillo e riservato che può sembrare sempre buono agli altri, e uno più estroverso. Susanna mi ha scelto anche per "il viso angelico"».

Ma è un limite? Quello della brava ragazza, del viso angelico, può essere uno stereotipo che mortifica.

«Fino a un certo punto. Se dimostri alle persone che non sei solo quello non potranno mai criticarti o limitarti o circoscriverti».

Torniamo indietro, la recitazione quando è arrivata? So che ti eri anche iscritta alla facoltà di Lettere moderne a Napoli.

«Sì ma a causa degli impegni ho dovuto lasciare per il momento. In realtà è successo tutto molto per caso, non volevo fare l’attrice ma ho capito di volerlo fare solo dopo il primo anno dell’Amica geniale. Sono andata al provino perché c’erano tutti i miei compagni di classe, se ne parlava tantissimo a Napoli. E in realtà sul set ho capito che mi piaceva da morire».

C’è un prima e un dopo Lenù?

«Quando ho iniziato avevo 14 anni, quindi tutta la mia adolescenza l'ho condivisa con Lenù, sono cresciuta con lei. Ora ho 20 anni, sono sicuramente cresciuta sia come persona sia dal punto di vista professionale».

Hai rimpianti, ti senti cresciuta troppo in fretta?

«Non proprio rimpianti. Ma in ogni cosa ci sono lati positivi e lati negativi. Ogni volta che terminavamo le riprese di una stagione io tornavo a Napoli e volevo rimanere lì con i miei amici, invece lavoravo già, ero in una giostra da cui era molto difficile uscire. Ma ti dico, quel set mi manca adesso, tutte le persone con cui ho lavorato in questi anni, sono affezionata al rione, al personaggio, ma cambiare mi farà bene e non vedo l’ora di continuare a farlo».

Con Chiara sta già succedendo. Come dicevamo, più che la storia di una santa è una storia di ribellione e libertà, quindi quanto può essere attuale questo racconto? Colpisce che sia una ragazza giovanissima a galvanizzare le donne e che gli uomini abbiano timore di lei.

«È estremamente contemporanea. Chiara fa una cosa diversa per l’epoca in cui vive, nel Medioevo una ragazza decideva non di farsi suora ma di camminare scalza e fare l’elemosina. Ed era pericoloso per le donne fare qualcosa del genere senza la clausura, ma la clausura Chiara non la voleva. Io credo sia una storia moderna. Una femminista del passato che si dovrebbe studiare di più. Molte delle donne che hanno cambiato il mondo lo hanno fatto quando erano solo ragazze».

C’è una battaglia in cui credi?

«Al momento sono dentro la questione ambientale, ho partecipato a un po’ di proteste, sto attentissima a tutto. Io nel mio piccolo non posso fare una rivoluzione ma se la facciamo in tanti forse ci riusciamo. Diciamo che con questo film poi ho capito l’importanza della comunità, della sorellanza nel caso di Chiara ma non solo. L’importanza di essere presenti insieme, verso il prossimo».

È interessante la scelta di questo termine, sorellanza. Sei stata il terzo volto di una trilogia che ti ha reso quasi sorella di Nico e di Eleanor Marx.

«Penso che esprima meglio il senso di quello di cui stiamo parlando. Sorelle».

margherita mazzuccopinterest
ERICA FAVA

Lenù e Chiara partecipano in epoche diverse e modi diversi alla stessa corsa a una completezza personale che non trovano. Ti senti completa?

«Assolutamente no. Però quando sono sul set mi sento di far parte di un posto che è adatto per me. Nella mia vita invece c’è ancora tanto lavoro da fare».

Cosa fai per ritrovarti?

«Torno a casa. Ne ho bisogno. Ho fortunatamente una famiglia e degli amici molto presenti che mi fanno sentire sempre compresa e riescono a farmi dimenticare del lavoro. Ogni tanto per esempio capita che per strada mi fermino e mi chiamino ancora Lenù, e io sempre ogni tanto me ne scordo completamente. È strano, è come se ci fosse una linea tra la mia vita e il mio lavoro che a Napoli scavalco senza che me ne accorga».

Ho visto che sui social posti pochissimo e la maggior parte dei post non riguardano la tua vita o il tuo lavoro, li dedichi ai viaggi che fai. Una passione?

«Sì, poi mi piace fotografare, amo molto cantare ma davvero, quando voglio stare bene non c’è passione che tenga, casa mia è il luogo. Napoli è il mio porto sicuro, per forza, vivo nel centro storico di cui conosco tutto, il bar, gli angoli, gli amici. “Casa” è sempre la parola giusta».

Su un set in cui sei cresciuta, due anni fa, hai compiuto 18 anni e come te anche il personaggio che hai accompagnato fino all’età adulta. Mi colpisce sempre pensare come con un ruolo del genere si possa avere un quadro della situazione più reale, forse migliore, vedendosi da fuori e vedendo da fuori una certa generazione. Secondo te qual è il problema della tua?

«Non è uno, sono tanti. Ma penso che più di tutti sia il futuro, non riusciamo a vedere un futuro che ci piaccia e questo ci rende impossibile riuscire a vivere il presente».