A 15 anni cosa sognavi di essere da grande? Quali traguardi speravi di raggiungere? Una volta, non troppo tempo fa, tra le ambizioni di ogni persona potevano esserci quelle legate ai successi economici, alla carriera, ai viaggi, ma da qualche parte si trovava sempre spazio per il desiderio di costruire una famiglia, sposarsi e vivere, insomma, per sempre felici e contenti. Un tempo le emozioni venivano vissute come un’esperienza centrale della vita quotidiana, le generazioni dei nostri genitori o ancor di più dei nostri nonni crescevano in un contesto in cui l’affettività era vista come il cuore delle relazioni, che si traduceva in stabilità e famiglia e che si costruiva nel tempo attraverso il contatto diretto. Oggi, però, sembra che parlare di emozioni sia diventato un po’ più complicato, soprattutto tra i più giovani. Con i social media e il continuo scorrere di contenuti online le connessioni tra le persone spesso rimangono superficiali e le emozioni diventano qualcosa di veloce e facile da “mostrare”, ma che alla fine resta lì, sulla superficie.

È in questo contesto che sta emergendo un fenomeno: l’indisponibilità emotiva, online nota con l’anglicismo «emotional unavailability». Ma cosa significa veramente questo termine? Nel pratico viene tradotto con il tentativo di costruire una barriera tra sé e gli altri, un modo per evitare di entrare in contatto con le emozioni più profonde proprie e degli altri e, di conseguenza, con le persone attorno. Chi è emotivamente indisponibile tende a rimanere distante, a non cercare legami profondi, perché questi richiedono un impegno che può sembrare troppo difficile da sostenere. A spaventare è il rischio di dipendere emotivamente da un’altra persona e se affezionarsi significa questo, la soluzione è evitarlo a qualunque costo, anche a costo di sacrificare qualcosa di importante. Questa tendenza non può essere giustificata solo dall’inizio di quella che chiamiamo cultura digitale, dipende anche dalle difficoltà che la nostra generazione sta affrontando nel crescere in un periodo di incertezze, di cambiamenti rapidi e spesso di instabilità.

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@huda
Huda. Creator e autrice del podcast “Huda, Nessuna e Centomila”, diario generazionale in cui affronta temi come razzismo e disparità di genere.

Le aspettative per il futuro sono sfumate e la paura è proprio quella di investire in qualcosa che potrebbe non durare, la sensazione di non avere il controllo sulle proprie emozioni o su quelle degli altri porta a un atteggiamento di distacco, e qui molte volte si preferisce non entrare troppo in profondità per non rischiare di restare delusi. Questa “indisponibilità emotiva” non è solo una strategia di difesa, è anche un modo per cercare di navigare in un mondo che spesso sembra troppo incerto e complicato per permettersi vulnerabilità. Ma il rischio è che, mantenendo sempre questo distacco, si rinunci a costruire relazioni che, seppur complicate, potrebbero anche diventare le più significative della nostra vita. In questi casi forse dovremmo fermarci un secondo e chiederci se ne vale davvero la pena di rinunciare alla corsa per paura di sbucciarsi cadendo.