Sui rischi dello sharenting, cioè la condivisione online da parte dei genitori di foto e dettagli sui propri figli, si è di recente molto discusso. Questo è senz’altro in parte avvenuto dopo che, tutto a un tratto, i volti dei bambini più mediaticamente esposti della storia dei social italiani sono scomparsi dalle decine di milioni di feed di chi segue i loro genitori, Chiara Ferragni e Fedez. Non è chiaro se la scelta dell’ex coppia di mostrare i figli solo di schiena sia stata dovuta alla loro separazione – in conseguenza della quale, secondo indiscrezioni, i due si sarebbero reciprocamente diffidati dal pubblicare foto di Leone e Vittoria. Fatto sta che, con un curioso tempismo, proprio nelle stesse settimane, verso la fine di marzo 2024, in Italia è stata presentata da Europa Verde alla Camera dei deputati una proposta di legge intitolata «Disposizioni in materia di diritto all’immagine dei minorenni», con l’obiettivo di regolare e tutelare il diritto all’immagine dei minori in relazione anche allo sharenting. Ciò ha sollevato il dibattito attorno alle problematiche connesse a questo fenomeno, che riguardano i temi di consenso e privacy, fino allo sfruttamento commerciale dell’immagine dei soggetti coinvolti e al rischio di pedopornografia. Ma i Ferragnez non sono di certo un caso isolato nell’esposizione di minori online e il problema non si limita all’Italia. Negli Stati Uniti il 2004 segnò la svolta: Heather Armstrong, donna e madre dietro al famoso blog Dooce, iniziò a inserire banner pubblicitari accanto a contenuti che ritraevano i suoi figli. I ricavi furono enormi tanto che in pochi anni il suo fatturato raggiunse i 45 mila dollari al mese, e i suoi follower superarono gli 8 milioni. Pubblicò due libri e fu inserita da Forbes tra le donne più influenti dei media. Era diventata una magnate di questo nuovo tipo di industria. Da allora, le opportunità di business per i genitori-influencer sono aumentate esponenzialmente, grazie all’ascesa della tecnologia e alla diffusione capillare dei social media. Oggi nel mondo sono migliaia i genitori che hanno strategicamente conquistato un massiccio seguito di fan attraverso il racconto pedissequo dei momenti più intimi della propria vita familiare, dal test di gravidanza fino al primo giorno di liceo.

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Ultimamente, però, anche oltreoceano si è assistito a un’inversione del trend. Qui, dove il fenomeno è nato per primo, i membri più “anziani” della generazione Zeta sono ormai diventati adulti e si sono posti domande precise sull’etica dello sharenting di cui molti sono stati vittime e sui potenziali danni sull’uso dei bambini come protagonisti dei contenuti degli adulti. Come in Italia, in alcuni Stati statunitensi sono state presentate proposte di legge volte a codificare nuove tutele per i minori, per offrire loro un equo compenso e la tutela della loro privacy. Un esempio su tutti l’Illinois, che a luglio è diventato il primo Stato del mondo a obbligare i genitori che inseriscono i figli in contenuti video sponsorizzati ad accantonare una percentuale dei guadagni per il loro futuro. La legge prevede che il denaro debba essere conservato fino al compimento della loro maggiore età; qualora i genitori non rispettassero questo requisito, il figlio avrebbe ufficialmente diritto di far loro causa. Sempre quest’anno, un’inchiesta del New York Times ha portato alla luce un preoccupante numero di madri che gestiscono account Instagram per le loro figlie minorenni esponendo consapevolmente le giovani a contenuti sessualmente espliciti per ottenere l’attenzione del pubblico maschile. E mentre il numero di persone che si dicono contrarie allo sharenting è in aumento, Cosmopolitan ha intervistato sette persone che hanno avuto esperienza diretta di questo fenomeno con l’obiettivo di trovare risposta a una semplice, definitiva domanda: non è forse giunto il momento di smettere di postare i nostri figli sui social?

Vanessa, 20 anni: «Mia madre mi ha detto: “Vuoi che moriamo di fame?”»

Per Vanessa, crescere come figlia di una famosa mamma blogger intorno al 2010 è stato un lavoro a tempo pieno. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza ha girato video, curato post sui social media e partecipato ad accordi con aziende come Disney, Hasbro e Huggies. I contenuti che ha contribuito a sviluppare sotto la direzione della madre sono diventati la principale fonte di sostentamento della famiglia. Vanessa ricorda le nottate durante le quali insieme al resto della famiglia registrava e riregistrava i video fino a quando sua madre non li considerava perfetti e quanto questa attività portasse via tempo ai suoi studi. Se esprimeva disagio, sua madre la esortava a insistere perché la famiglia aveva bisogno di lei. «Era come se mi dicesse: dopo la prossima campagna, forse potremo avere più tempo per rilassarci», racconta. «E poi non succedeva mai».

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Vanessa aveva circa 10 anni quando ha capito che per i suoi coetanei la vita era diversa. «Mi sono resa conto che non dovevano preoccuparsi della situazione finanziaria della loro famiglia o contribuire alle entrate». È stato un contrasto sorprendente con il tipo di pressione che Vanessa riceveva: «Mia madre mi diceva: “Vuoi che moriamo di fame? Vuoi che il mese prossimo non riusciamo a pagare il mutuo?”». Quando ha compiuto 18 anni, Vanessa ha scoperto che non un solo euro era stato risparmiato per lei. Non ne fu sorpresa. Inoltre, lo status di influencer di sua madre ha alterato il loro rapporto in modo molto profondo. «A volte non sapevo distinguere tra ciò che era reale e ciò che era curato per i social media». L’impatto è stato sconvolgente. «Essere un’influencer ha trasformato la relazione con mia madre in un rapporto più tra datore di lavoro e dipendente che tra genitore e figlia. E una volta che si passa quella frontiera, non si può più tornare indietro».

Morgan Fluellen, 24 anni: «Una parte di me si chiede se sto sfruttando mia figlia»

Morgan Fluellen, una mamma con 1.3 milioni di follower su TikTok, a volte si chiede se i suoi contenuti un giorno metteranno in imbarazzo la figlia di un anno, Gianna, detta Gigi. La Fluellen è diventata virale la scorsa estate per un video in cui si lamentava scherzosamente del clima torrido, mentre la piccola Gigi era adorabilmente appollaiata al suo fianco. «Mia figlia sta sudando», dice Fluellen nel video che a oggi ha raccolto più di 20 milioni di visualizzazioni. Da allora Fluellen ha accumulato abbastanza impegni e contratti di sponsorizzazione da fare di TikTok il suo lavoro. Carica regolarmente dei video e la maggior parte dei suoi contenuti ha come protagonista la figlia, che ora ha una community di fan devoti. I commentatori, che si definiscono le “zie di TikTok” di Gigi, dicono di aspettare con ansia i suoi post.

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Fluellen ama l’attenzione dei follower, anche se alcuni membri della famiglia non la vedono proprio così. «Le sue vere zie o le mie cugine dicono: “È strano”. Una parte di me si chiede: sto sfruttando mia figlia?», dice. «Sto postando troppo?». Lei e Gigi vengono riconosciute quando vanno a fare la spesa, per esempio da Tiger, mentre comprano i pannolini. «La gente si avvicina chiedendo di fare foto, arrivano persino a chiedere di tenere Gigi in braccio», racconta Fluellen. «Io indietreggio goffamente... Non abbiamo più una vera privacy». Negli ultimi mesi, Fluellen ha iniziato a concentrare i contenuti su se stessa. In questi giorni cerca di postare sua figlia ripresa solo di spalle, anche se i video più vecchi, quelli che ha girato prima di prendere questa decisione, sono ancora presenti sulla sua pagina.

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Cam Barrett, 25 anni: «So cosa significa crescere con un profilo digitale che non ho mai chiesto»

Sul suo account TikTok @SoftScorpio, l’attivista Cam Barrett riflette spesso sul fatto di essere stata oggetto di un’eccessiva condivisione della sua infanzia e della sua adolescenza. Per questo motivo Barrett non usa più il suo vero nome. L’anno scorso ha testimoniato come sostenitrice di una proposta di legge per proteggere i bambini influencer. «Come ex influencer, so cosa significa crescere con un profilo digitale che non si ha mai chiesto di avere», ha detto Barrett alla commissione di inchiesta. «Mentre mia madre pubblicava il mio primo ciclo mestruale, mentre postava i dettagli intimi della mia adozione, la sua piattaforma cresceva e io non avevo alcuna voce in capitolo su ciò che veniva pubblicato». Nulla può restituirle quello che ha perso: un’infanzia ostacolata da telecamere puntate in faccia. Ma questa crociata potrebbe essere l’inizio di una liberazione. «I miei amici dicono che sto combattendo per la me bambina» dice Barrett. «Mi sento molto meglio, perché da piccola non avevo nessuno che lottasse per difendermi».

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Arianna, 20 anni: «Eravamo sempre impegnate nelle riprese e dovevamo apparire perfette»

Arianna non è una mamma vlogger o un’ex bambina influencer, ma una testimone del dietro le quinte. Ha trascorso circa un anno come tata di un’importante famiglia di influencer con milioni di follower su TikTok e descrive senza mezzi termini la dinamica familiare come «un po’ folle». «Eravamo sempre impegnati nelle riprese e dovevamo apparire in un certo modo», racconta Arianna. Lei dava la cena ai bambini e poi iniziavano a preparare i video per TikTok, Instagram e YouTube. Ricorda che i bambini erano «esausti» per tutte quelle ore di lavoro e venivano rimproverati perché non erano abbastanza allegri mentre scattavano i contenuti; altre volte sgridati perché erano troppo rumorosi e indisciplinati. Arianna aggiunge che la mamma ricordava loro che i soldi che guadagnavano consentivano alla famiglia di vivere bene. Anche se non lavora più per loro, la baby sitter racconta che l’esperienza ha rafforzato il suo punto di vista sull’argomento e talvolta si preoccupa ancora per quei bambini. «Un minore non dovrebbe diventare la tua fonte di reddito», conclude.

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Annalee Ford, 33 anni «Un giorno mi sono svegliata e ho pensato: “cosa sto facendo?”»

Se vi foste imbattuti nelle sue pagine nel 2021 e 2022, avreste saputo i nomi delle bambine, conosciuto la data dei loro compleanni e avreste assistito al momento in cui imparavano a camminare. Decine di migliaia di follower avevano seguito la loro crescita, affascinati dall’autenticità e dall’umorismo di Ford su tutto ciò che riguarda la maternità. Ma se si guardano i suoi account ora, raramente si intravedono le sue figlie. La decisione di mettere le bambine offline nel 2023 è stata presa parlando con un’amica che aveva osservato con disinvoltura che non le dispiaceva condividere i contenuti dei figli, d’altra parte aveva solo poche centinaia di follower. Questa frase aveva fatto riflettere Ford. «Ho pensato: “Aspetta un attimo. Sono 200 persone”. Non avevo mai considerato quanto fossero grandi quei numeri», racconta.

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«Ho iniziato a riflettere: se avessi spinto le mie figlie su un palco davanti a 200 estranei, i loro occhietti si sarebbero riempiti di paura e sarebbero corse da me. Pensare di farlo davanti a un pubblico di 5000, 10 mila o 50 mila persone mi terrorizza». Ford ripensa alla sua adolescenza difficile e pensa a quanto sarebbe stata più arrabbiata se fosse stata costretta a diventare un’influencer. «Mi avrebbe distrutto sapere che migliaia di estranei avevano visto il mio primo approccio al vasino». Da quando si è resa conto di questo, pubblica le foto di famiglia con parsimonia, mostrando solo la nuca delle figlie o coprendo i loro volti con delle emoji.

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Grant Khanbalinov, 34 anni: «Ti risucchia e ti cambia la vita da un giorno all’altro»

Non molto tempo fa Grant Khanbalinov, padre di due bambini, ha guadagnato circa 3 milioni di follower su TikTok con il suo account, postando vlog della sua famiglia, tipico modello Mulino Bianco, con protagonisti lui, sua moglie e i loro figli. Ha iniziato ad accettare due o tre contratti con dei brand ogni mese, ognuno dei quali pagava fino a 5 mila dollari a collaborazione. Complessivamente, il loro account guadagnava così più di 90 mila dollari all’anno grazie a post sponsorizzati da aziende di abbigliamento, app, marchi alimentari: un ottimo supporto per arrotondare gli stipendi dei loro lavori a tempo pieno. Khanbalinov descrive la sua decisione di abbandonare tutto questo come una “epifania” arrivata mentre erano in vacanza a Disneyland con i bambini. «Ho notato che guardavano più che altro la macchina fotografica, per decidere cosa dire e cosa fare», ricorda. «Ho pensato: “basta”. E ho smesso di pubblicare contenuti con loro». Khanbalinov racconta che da allora le offerte per il loro account, @LifeOfBreAndGrant, sono crollate. «Volevano che ci fossero anche i miei figli vicino ai loro prodotti. Ma perché avete bisogno di un bambino che venda la vostra roba?».

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Tyler Champagne, 32 anni: «È nauseante»

Padre di un figlio piccolo e di una neonata, Tyler Champagne non ha mai mostrato il volto dei suoi figli ai suoi oltre 500 mila follower su Instagram e TikTok. Quando gli si chiede di commentare i creatori che lo fanno, si schermisce un po’. «È difficile giudicare gli altri genitori, ma penso che ci siano alcuni comportamenti che andrebbero contrastati». Si oppone ai video in cui i genitori fanno scherzi ai figli o dicono loro che la madre è morta quando non è così. «Purtroppo, questo tipo di contenuti che io trovo scioccanti, tendono ad attirare molti utenti», dice Champagne. «È come se si sfruttassero senza ritegno i propri figli per ottenere visualizzazioni. Una cosa è averli nel contenuto, farne parte, un’altra è filmarli mentre hanno delle crisi o rompere loro un uovo in testa e ridere del loro pianto».

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Piuttosto, Champagne racconta la propria esperienza di paternità sui social media proponendo le conversazioni gentili con il suo bambino, senza filmarne il volto, o parlando direttamente alla telecamera delle divertenti frustrazioni dell’essere genitore, per esempio come quando suo figlio si è arrabbiato perché il suo ghiacciolo era troppo freddo. «Certo che ho pensato molte volte che avrei potuto avere più successo fra i miei follower mostrando i miei figli sui social. Ma sono anche certo che non ne valga la pena».