Ci sono luoghi che possono sembrare poco più di un puntino sulla carta, angoli di mondo silenziosi, lontani dal turismo ossessivo e dai reel con audio in tendenza salvati fra i preferiti. È in questi spazi, nascosti nella terra e nel tempo, che la natura offre i suoi segreti più preziosi. Ai piedi del massiccio del Marguareis, in un territorio appartato del Piemonte meridionale, alcune stazioni botaniche alpine custodiscono un patrimonio naturale tanto prezioso quanto fragile. In 56 aiuole organizzate per habitat crescono oltre 6000 piante, appartenenti a più di 500 specie spontanee, collocate in ambienti che riproducono con precisione le condizioni originarie della montagna. Non si tratta di semplici aree di conservazione, ma archivi viventi di biodiversità, dove ciò che altrove rischierebbe di scomparire, continua a esistere.
Il progetto della fotografa Gabriela De Giacomo non si limita a osservare, ma costruisce una relazione, mettendo in dialogo fotografia e poesia in lingua occitana – lingua romanza storicamente diffusa nelle valli alpine tra Francia e Piemonte, e tuttora parlata. Da questo intreccio fra immagini e parole, emerge un percorso che invita a rallentare lo sguardo e a confrontarsi con ciò che resiste: la natura, le lingue minoritarie, i gesti quotidiani. In un tempo di rapide trasformazioni e perdita di memoria, cosa siamo disposti a fare per ciò che sta scomparendo?
Il progetto “Trai fiour pour Sablinna | Three flowers for Elisabetta”, fa parte della mostra collettiva Fuori traccia. Storie di ribellione, identità e nuove possibilità alla quinta edizione di Liquida Photo festival. Dal 17 al 19 aprile 2026 negli spazi del Real Collegio Carlo Alberto a Moncalieri, Torino.
Trai fiour pour Sablinna
Teu veuvvi ‘n sitò, Sablinna, pórti peu lou coustum dla valoda,
la cadena ‘d galansin ch’ij nvivovou g’eucc di griouvés.
Al pais la gi vnija, ‘n ti vecc tamp, ‘d ssgnouri chi blagòvou
la courazousa “alura dla pouartò”,
da passianssa’d chicc ommi da pél dura: mò siou confort
l’éra scou n ciòp veud.
La vòl niante sounor coun lou piffri s’l maleur, s’la miseria’ d’autri.
Gi nostri’s lamatovou che l’Asord pour punirgi i gi avia fo
nosc-ri sli cóle.
Ernesto Caballo
Franç’ma Août.
Méire, cubert, rouhaa,
pouhin, d’en temp.
Just s’arubavo a sorte
se partio: ën Franç’ Aout.
Just s’arubavo a sorte
d’ent la toumbo, blhanco
e founzo, la gent se
parilhavo: a lou mai out
di sout, a soutà i Alp.
Barba Toni Baudrier



















