Il panorama culturale italiano è scosso da quello che molti hanno già ribattezzato il "filosofia-gate". Al centro ci sono le nuove indicazioni nazionali per i licei, il documento che dovrebbe aggiornare ciò che migliaia di studenti studieranno nei prossimi anni. La scintilla è scoppiata quando una bozza del testo è circolata tra gli addetti ai lavori, scatenando l'ira di sessanta tra i più prestigiosi professori universitari del Paese.

Perché il “filosofia-gate” sta facendo discutere tutta la scuola italiana

Nomi del calibro di Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Anna Foa hanno firmato un appello durissimo, definendo il progetto ministeriale «un disastro» e parlando di esclusioni «temerarie e inopinate». La loro accusa è pesante: aver reso del tutto "invisibili" giganti come Karl Marx e Baruch Spinoza trasformando la formazione delle nuove generazioni in qualcosa di «debole e privo di respiro». In questo clima di forte tensione, la presidente della Commissione ministeriale, Loredana Perla, ha deciso di intervenire per chiarire quanto già indicato dal Ministro dell'Istruzione e del merito Giuseppe Valditara. Secondo la pedagogista dell'Ateneo di Bari, non siamo di fronte a un tentativo di cancellazione ideologica, ma a una necessaria evoluzione del modo di insegnare a pensare.



Domanda: perché i nomi non compaiono nell'elenco?

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La critica mossa dai docenti universitari si concentra sul testo della bozza dove vengono elencati gli autori. Il timore degli accademici è che, se un autore non è esplicitamente nominato, finisca per essere ignorato in classe. Loredana Perla ha però chiarito che il dibattito su «chi c'è e chi manca» rischia di ignorare la vera natura della riforma. La Commissione propone infatti un modello basato su due percorsi complementari: da un lato la tradizionale ricostruzione storica, dall'altro un percorso che parte dai problemi filosofici contemporanei per risalire alle soluzioni offerte dai testi classici. Perla sottolinea che, pur non essendo citato ogni singolo nome (un'impresa che definisce impossibile in un elenco completo), «le loro correnti sono menzionate». Marx, dunque, non sparisce, ma viene trattato ad esempio all'interno del "marxismo". Spinoza invece trova il suo spazio naturale nei filoni della "metafisica e del razionalismo in età moderna".

Il nuovo modello di insegnamento pensato per la Gen Z

Il secondo punto di forza della replica di Perla riguarda il ruolo dei professori. Le nuove linee guida vengono presentate come «solo indicazioni». «Agli insegnanti nessuna imposizione», ribadisce la presidente, spiegando che l'obiettivo è restituire centralità alla libertà e all'esperienza del docente (considerando che i programmi scolastici il più delle volte non vengono esauriti entro fine anno). In questo modo, dovrebbe essere compito di chi sta in cattedra decidere se dedicare tre mesi a Spinoza o approfondire Marx per più lezioni, a patto di rispettare i nuclei tematici fondamentali. Una sfida alla didattica tradizionale che spaventa, ma che per la Commissione rappresenta l'unico modo per riuscire a dialogare con la Gen Z.

Il futuro della scuola nel 2027? Chissà

Loredana Perla ha voluto comunque rassicurare sul fatto che la strada è ancora lunga e il processo trasparente. Nonostante i toni accesi della protesta accademica delle ultime settimane, come già accaduto per I Promessi Sposi del resto (che secondo la Commissione non è più un classico contemporaneo ed andrà analizzato solamente il quarto anno di studi approfondendo la vita di Manzoni), la presidente ha ringraziato i firmatari dell'appello, accogliendo le loro critiche come parte integrante di una «democratica consultazione». La bozza attuale è, appunto, solo una bozza: prima del via libera definitivo, previsto per settembre 2027, il testo dovrà superare il vaglio dei pareri del Consiglio di Stato e del CSPI. L'incontro recente con la Consulta Nazionale di Filosofia ha già portato a «utili proposte di modifica». Per l'appunto: chissà!