Un giorno, davanti al cancello di Don Andrea Conocchia a Torvaianica è arrivata Paola. «Erano i giorni del Covid e non poteva più uscire la sera per raggiungere le zone in cui lavorava», racconta il parroco in un'intervista, «La trovai impaurita, aveva bisogno di un sostegno alimentare. La nostra storia è iniziata quel giorno». Paola fa parte di una comunità di circa 150 donne trans che vivono nella frazione di 17.000 abitanti, tra Ostia e Marina di Ardea.

Molte di loro lavorano come sex worker e a Torvaianica hanno trovato una comunità in costruzione e una chiesa accogliente che le ha portate a incontrare anche Papa Francesco. Per 2 anni, il pontefice ha ricevuto una loro delegazione in Vaticano, in prima fila ogni domenica. «La comunità si è formata principalmente perché la zona è abbastanza tranquilla. Inoltre, a quanto pare, vicino a Torvaianica si trova una pineta dove si svolge la maggior parte del loro lavoro da sex worker», spiega a Cosmopolitan Naomi Accardi, autrice, editor e consulente creativa, che ha parlato con alcune di queste donne per un articolo sul magazine The Face. «A detta delle intervistate, sono arrivate a Torvaianica dopo periodi a Roma e in altre città d’Europa per passaparola. Alcune cercavano luoghi più remoti e tranquilli, dove potevano vivere in pace e sono arrivate qui».





Viaggio a Torvaianica

Torvaianica, chiamata anche Torvajanica o Tor Vaianica, fa parte del comune di Pomezia, nel Lazio, ed è nota come località balneare del litorale romano, sviluppatasi a partire dagli anni 50. «Sono stata a Torvaianica per 3 giorni insieme al fotografo Jesse Glazzard e a Don Andrea», racconta Accardi, «È una città di mare del litorale Romano completamente ferma agli anni 80. Sarà che io ci sono stata a inizio ottobre e la stagione balneare era finita, ma mi è sembrato un paese principalmente abitato da anziani, il tipico posto di mare che ha avuto il picco e poi è rimasto quasi abbandonato». In passato, effettivamente, la zona ha vissuto un'epoca dorata: era molto frequentata da personaggi del jet set romano, vista anche la vicinanza agli studi di Cinecittà. Ci venivano star dei film degli anni '60 come Liz Taylor, Richard Burton, Roger Vladim, Jane Fonda. Chiedevano di alloggiare a Torvaianica durante le riprese dei film. Poi, però, col tempo la zona è andata svuotandosi e oggi la vita scorre un po' più lenta.

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FILIPPO MONTEFORTE//Getty Images
Don Andrea

La comunità

Diverse donne trans negli ultimi tre decenni hanno iniziato a trasferirsi nella zona, spesso perché vicina a certe aree in cui lavoravano come sex worker. Sono soprattutto sudamericane, spesso sono dovute scappare dai Paesi d'origine per via della loro identità di genere o venivano da famiglie o ambienti molto conservatori dove non venivano accettate. «Sono micro-comunità composte da ragazze dello stesso paese che si aiutano a vicenda, ma non mancano anche tensioni e problematiche, anche legate al lavoro», racconta ancora Noemi Accardi, «Ad esempio, Coqui, la più anziana, organizza dei pranzi domenicali dove invita tutte le altre Peruviane più giovani per ricordarsi di casa e creare una catena di supporto. Un'altra donna, Yuliana detta Cleopatra, si è aperta molto, ci ha invitati a casa sua, ci ha mostrato le foto degli anni 2000 ed ha voluto raccontarci in profondità la sua vita prima della transizione, in Colombia, poi in Europa, a Roma e infine a Torvaianica».

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FILIPPO MONTEFORTE//Getty Images

Don Andrea

Coqui fa parte del primo gruppo che ha chiesto aiuto a Don Andrea. Il parroco ha aiutato queste donne ad attraversare il periodo della pandemia, le ha accolte e sostenute, anche grazie all’Elesimoneria Apostolica, un organismo del Vaticano che esercita la carità verso i poveri, quando non avevano più lavoro per via del lockdown. «Molte mi hanno raccontato che le altre parrocchie gli hanno chiuso proprio la porta in faccia», ci racconta Accardi, «Don Andrea si è reso disponibile per dargli aiuti alimentari ed economici durante quel momento di crisi». In molti casi queste donne sono molto religiose ma non necessariamente praticanti, per via dell'approccio della Chiesa Cattolica, non sempre accogliente verso le persone LGBT+. In questo senso Torvaianica rappresenta una piccola rivoluzione. Don Andrea, infatti, non si è limitato ad accogliere la comunità di sex worker, le ha anche fatte diventare visibili agli occhi di Papa Francesco, tramite un'amica suora che aveva rapporti diretti con il pontefice. «Ha destigmatizzato la loro presenza dentro alla chiesa e l’ha normalizzata», commenta Accardi, «In Don Andrea hanno trovato una porta aperta, e un consigliere che le ha aiutate in momenti bui». Il suo aiuto non è finito durante la pandemia, ma continua ancora oggi, se le donne non riescono a lavorare, quando cominciano a diventare anziane o se hanno bisogno di cure mediche. «Per la prima volta», spiega ancora l'autrice, «la clinica del Vaticano ha aggiunto servizio di screening per malattie sessualmente trasmissibili e chirurgia plastica proprio per soddisfare i bisogni della comunità Trans». «Non è tutto semplice», ha racconta Don Andrea parlando con in quotidiano Domani, ma il suo progetto continua e forse aprirà altre strade. «Ci sono ovviamente delle contrarietà da parte di alcuni parrocchiani, ma mi pare che si cammini insieme, almeno per quello che posso ascoltare dalle ragazze».