In vista dei Giochi Olimpici Milano Cortina 2026, il quartiere più inclusivo di Milano per antonomasia Porta Venezia, si prepara a diventare il cuore dell’inclusione sportiva. Al MEET Digital Culture Center, dal 6 al 22 febbraio in Piazzale Oberdan, nascerà la Pride House organizzata da Milano Pride. Uno spazio dedicato alla comunità LGBTQIA+ dove sport e diritti umani si incontrano. Milano Pride rivendica questo luogo come punto sicuro per chi vive le sfide del coming out nel mondo dello sport. Un ambiente in cui confrontarsi, celebrare la diversità e sensibilizzare sul valore dell’inclusione. Con l’assegnazione dei primi ambassador e il coinvolgimento di atleti e organizzazioni, la Pride House promette di trasformarsi in un simbolo concreto di supporto per tutti gli atleti in gara e ovviamente i tifosi.
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I primi ambassador che hanno aderito al progetto
I primi nomi annunciati da Pride House raccontano storie uniche (e ovviamente inclusive) di empowerment e cambiamento culturale. Nicole Silveira, brasiliana, è olimpica nello skeleton e infermiera durante la pandemia: la sua carriera sportiva si intreccia con un impegno civile e sociale. Nicole porta avanti il suo percorso sportivo con la consapevolezza di rappresentare non solo sé stessa, ma anche la comunità LGBTQIA+, in uno sport in cui fare coming out è ancora un atto di coraggio. Kim Meylemans, belga, ex calciatrice e atleta dello skeleton con partecipazioni olimpiche nel 2018 e 2022, condivide apertamente la relazione con Nicole, rendendo visibile il loro amore in uno sport tradizionalmente poco inclusivo. La loro storia è significativa sicuramente per i giovani atleti che temono di esporsi.
Lewis Gibson, danzatore su ghiaccio britannico e olimpico a Pechino 2022, è un altro volto chiave. Aperto sul proprio orientamento sessuale e sposato con Joshua Walsh, Gibson ha conquistato il bronzo ai Mondiali 2025 in coppia con Lilah Fear, un risultato storico per la Gran Bretagna. Infine, Bruce Mouat, campione di curling e apertamente gay, punta all’oro olimpico e rappresenta la possibilità di eccellere senza nascondere la propria identità. La presenza di questi ambassador diventa così un'occasione per riflettere anche sui valori dei giochi Olimpici e sul futuro della manifestazione. Il motivo? Ve lo spieghiamo qui sotto (e non è del tutto rassicurante).
Pride House, il futuro delle Olimpiadi in America nel 2028
La Pride House si colloca, diciamocelo, in un momento storico delicato. Milano-Cortina 2026 potrebbe essere infatti una delle ultime Olimpiadi europee con un focus chiaro sull’inclusione prima dei Giochi di Los Angeles 2028, previsti in un clima politico più ostile ai diritti LGBTQIA+. All’interno del Comitato Olimpico Internazionale si discute persino della possibilità di escludere atleti trans, e casi recenti come il Pride Match di Seattle mostrano come anche lo sport internazionale sia terreno di scontro culturale e politico. Ecco perché uno spazio come questo è più che mai attuale e necessario: una dimostrazione tangibile che anche nello sport internazionale la presenza e l’inclusione non devono essere optional, ma diritti fondamentali. Senza dimenticarci di un evento ancora più inclusivo che necessita da parte nostra un faro ancora più grande. Quale? I Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 dal 6 al 15 marzo 2026. E anche qui, una Pride House, non ci starebbe affatto male.











