«“Consenso esplicito” in che senso? Serve una lettera scritta controfirmata?», scrive qualcuno su Instagram sotto un post sulla nuova proposta di legge sul consenso approvata dalla Camera. Ci sono tanti commento simili: «Un'autocertificazione prima di scopare, che pagliacciata», «C’è chi aimè se ne approfitterà, a spese del genere maschile sopratutto», «Eccoci. Vietato scopare», «Il politicamente corretto ha vinto. È la sconfitta della libertà». A lamentarsi sono soprattutto uomini che sostengono che, introducendo il concetto di consenso sessuale nel nostro ordinamento, finiranno per venire in qualche modo penalizzati.
Verrebbe da chiedersi che valore avessero dato, fino a questo momento, alla volontà dell'altra persona durante un incontro sessuale, ma non sono solo gli utenti social ad esprimere posizioni simili. Diversi giornali di destra hanno sottolineato lo stesso punto e anche Matteo Salvini ha parlato di una norma che «lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo». Ora la proposta di legge sul consenso è stata bloccata: era in programma la discussione in Senato per il 25 novembre, ma è stata rimandata.
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La nuova legge: cosa cambia?
La proposta di legge sulla violenza sessuale approvata in prima lettura dalla Camera e ora bloccata al Senato riscrive di fatto l'art. 609-bis del codice penale. Attualmente in Italia il termine "consenso "non viene menzionato nel codice penale. La violenza sessuale nell'ordinamento italiano si configura, in base appunto all’articolo 609-bis, quando una persona «con violenza o minaccia o mediante l’abuso di autorità» ne costringe un'altra «a compiere o a subire atti sessuali» oppure nel caso in cui qualcuno abusi «delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa» o ancora se la trae in inganno fingendosi qualcun altro. Questa impostazione (chiamata "vincolata", dato che la violenza sessuale viene definita da elementi specifici come costrizione o minaccia) lascia uno spazio vuoto quando costrizione, uso della forza, minaccia o inganno non sono presenti o non risultano facili da dimostrare.
Di recente la Cassazione si è espressa seguendo un approccio più "consensualistico" facendo valere il concetto di consenso in casi sui cui è stata interpellata, ma una legge vera e propria a oggi manca. La proposta è dunque di passare a un modello basato sul consenso in linea con la Convenzione di Istanbul che specifica che lo stupro è un «rapporto sessuale senza consenso». Il nuovo testo dell'articolo, secondo il disegno di legge, dovrebbe quindi stabilire che «Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un'altra persona senza il consenso libero ed attuale di quest'ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni». Viene poi specificato che c'è violenza sessuale anche ogni volta che si costringa qualcuno a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità e ogni volta che si abusa «delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa». Il terzo comma,, infine, mantiene le attenuanti per «i casi di minore gravità».
Le critiche
È proprio questo ultimo punto che, almeno formalmente, ha portato a bloccare la legge in Senato. Il rinvio è stato chiesto per dalla Lega e poi da Fratelli d’Italia e Forza Italia: i partiti hanno detto di essere in disaccordo con la parte del testo in cui si parla dei «casi di minore gravità». Il dibattito, però, sembra focalizzarsi più che altro sulla necessità o meno di cambiare l'impianto della legge. Salvini che ha parlato di «una norma vaga»: «Questa sorta di consenso preliminare, informato e attuale, così come è scritto, lascia lo spazio a vendette personali, da parte di donne e uomini, che senza nessun abuso userebbero una norma vaga per vendette personali che intaserebbero i tribunali». Per il momento quindi bisognerà aspettare ancora qualche settimana per l'eventuale approvazione: in segno di protesta i politici dell'opposizione sono usciti dall’aula.













