Il 20 novembre è il Transgender Day of Remembrance (TDoR) il giorno in cui si commemorano le vittime di transfobia in tutto il mondo. Quest'anno la ricorrenza verrà celebrata - con manifestazioni, veglie e incontri organizzati in tanti comuni italiani - a fronte di un clima sempre più ostile e violento verso la comunità.
Negli Stati Uniti il governo Trump ha limitato notevolmente i diritti delle persone trans: ha vietato la partecipazione di ragazze e donne transgender agli sport femminili, ha limitato l'assistenza sanitaria e i servizi di sostegno ai giovani transgender, ha anche vietato il rilascio di passaporti con indicato un genere diverso da quello assegnato alla nascita. Anche nel Regno Unito ci sono stati dei segnali: la Corte Suprema ha negato alle donne trans il riconoscimento legale come donne e sono state emanate delle nuove linee guida per imporre l'uso dei bagni pubblici in base al sesso assegnato alla nascita. In Italia, d'altra parte, continuano le aggressioni transfobiche. Inoltre, nell'ultimo periodo, c'è stata l'indagine da parte del ministero della Salute sull’ospedale Careggi di Firenze rendendo difficile il lavoro dell'unico polo in Italia a offrire percorsi di transizione per minorenni con il consenso delle famiglie. Successivamente è stato aperto un tavolo di lavoro, senza coinvolgere la comunità trans, per rivedere le linee guida sui percorsi di affermazione di genere delle giovani persone trans e non binarie e, in particolare, sull'uso dei farmaci bloccanti delle pubertà.
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Le discriminazioni, l'odio e la paura che viene alimentata nei confronti delle persone trans possono avere effetti drammatici sulla vita delle persone: secondo Trans Murder Monitoring 2025 dell'organizzazione Transgender Europe TGEU tra il 1° ottobre 2024 e il 30 settembre 2025 sono stati segnalati 281 omicidi di persone trans e gender diverse a livello globale.
Le uccisioni di persone trans
A ben vedere c'è un leggero calo nelle uccisioni rispetto ai 350 casi dell’anno precedente, ma è difficile sapere con certezza se il dato rispecchia la realtà o è solo un segno di una maggiore invisibilizzazione della comunità, come fa notare il report. Molti omicidi, infatti, vengono riportati in modo errato oppure omessi, magari a causa di attribuzioni di genere errate o resoconti poco accurati da parte dei media. «Non è possibile affermare che le informazioni e i risultati qui presentati rappresentino tutti gli omicidi e le violenze contro le persone trans, a causa delle limitazioni durante il monitoraggio e della mancanza di dati governativi», ha spiegato Sayonara Nogueira, uno dei partner di ricerca del TGEU, «Dal 2020 ho notato un calo in questo tipo di notizie, che potrebbe essere dovuto all'invisibilizzazione di questi eventi».
Come negli anni precedenti, le donne non bianche e trans e le sex worker trans sono sovrarappresentate tra le vittime di omicidio. L'88% delle vittime registrate sono infatti persone transgender non bianche, con un calo del 5% rispetto al massimo storico dell'anno scorso (93%). Quello delle sex worker, invece, risulta il settore più colpito (34%) tra tutte le altre professioni. Inoltre il 90% dei casi denunciati sono femminicidi (donne trans o persone transfemminili), il 24% delle vittime ha un'età compresa tra i 19 e i 25 anni, il 25% tra i 26 e i 30 anni, il 26% tra i 31 e i 40 anni e il 5% ha meno di 18 anni. La maggior parte degli omicidi (68%) sono avvenuti in America Latina e nei Caraibi; in Europa sono stati segnalati cinque casi, in calo rispetto agli otto del 2024. Negli Stati Uniti sono stati segnalati 31 casi, ancora una volta in calo rispetto ai 41 del 2024.
A rischio gli attivisti
Secondo il report è preoccupante l'aumento di omicidi di attivisti transgender che «mette in luce la dura realtà della riduzione degli spazi democratici, dove i leader dei movimenti sono sempre più sotto attacco, presi di mira per quello che sono e per il loro impegno in difesa dell'uguaglianza e dei diritti umani». Nell'ultimo anno, gli attivisti trans hanno rappresentato il 14% degli omicidi di persone trans denunciati, emergendo come il secondo gruppo più preso di mira a livello globale, dopo le persone trans sex worker. «Negli ultimi due anni, gli omicidi di attivisti trans e leader del movimenti sono raddoppiati», ha affermato Deekshitha Ganesan, Policy Manager di TGEU, «Questa ascesa è un tentativo deliberato di mettere a tacere coloro che difendono la libertà e l'uguaglianza». «Questi omicidi», ha aggiunto, «sono la conseguenza più estrema di un discorso politico che disumanizza le persone trans. I governi devono agire ora per proteggere chi difende i diritti umani delle persone trans e garantire che le comunità trans possano vivere e organizzarsi in sicurezza».














