Qualche tempo fa le ragazze fondatrici di Stiamo Fresche, un collettivo–osservatorio indipendente nato per rendere la crioconservazione degli ovociti gratuita e accessibile in Italia, hanno iniziato a raccogliere dati sul congelamento degli ovuli in Italia. Hanno lanciato un’inchiesta nazionale con un questionario anonimo, e ricevuto più di 7500 risposte. Hanno scoperto, ad esempio, che 2 persone su 3 sono favorevoli alla crioconservazione per motivi sociali, che il 40% ha pensato seriamente alla crioconservazione, che meno della metà ha effettuato un consulto e che solo 60 persone su 700 l’hanno portata a termine.
Hanno anche raccolto testimonianze sul tema che, negli anni, sta diventando sempre più centrale nei pensieri e nei discorsi delle ragazze ventenni e trentenni. «Testimonianze preziose», raccontano, «storie di chi ha rinunciato per i costi, di chi ha dovuto decidere in solitudine, di pazienti oncologiche informate troppo tardi rispetto all’inizio delle terapie». A partire da alcune esperienze di diagnosi ginecologiche tardive che le stesse fondatrici hanno vissuto sulla loro pelle, è nato il progetto che include raccolta dati, sensibilizzazione sul tema e una petizione lanciata il 2 novembre per chiedere che il cosiddetto social freezing venga coperto dal servizio sanitario nazionale. «Quando ci siamo riconosciute nelle stesse difficoltà — costi proibitivi, informazioni poco chiare, percorsi variabili da una città all’altra — è stato naturale organizzarci per colmare un vuoto: raccogliere dati, fare informazione chiara e costruire una proposta».
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Il social freezing in Italia
Con "social freezing" si intende la procedura medica con cui si prelevano degli ovociti per conservarli a basse temperature a "scopo sociale" cioè per preservare la fertilità quando si sceglie di posticipare (per qualunque motivo) la ricerca di una gravidanza. «Di solito si parte da una prima visita specialistica (ginecologia/medicina della riproduzione) per anamnesi e inquadramento», spiegano le fondatrici di Stiamo Fresche, «Seguono gli esami di base: dosaggi ormonali (tra cui AMH e FSH/LH), ecografia transvaginale con conteggio dei follicoli antrali (AFC) e sierologie. Se ci sono le condizioni, si affronta un colloquio di consenso informato in cui vengono chiariti benefici, limiti e rischi e si definisce il protocollo di stimolazione». A quel punto si passa alla stimolazione ovarica, solitamente con «iniezioni giornaliere per circa 8–12 giorni, con monitoraggi (ecografie e prelievi) per seguire la risposta». «Quando i follicoli sono maturi, si esegue il trigger e si programma il pick‑up: un prelievo degli ovociti in sedazione breve», proseguono le ragazze del collettivo, «Gli ovociti maturi vengono vitrificati e messi in conservazione in azoto liquido. Si chiude con un follow‑up: si condivide l’esito (numero di ovociti crioconservati) e si gestisce il contratto di storage (rinnovo annuale)».
In Italia la crioconservazione è possibile sia nel pubblico che nel privato, ma non è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale. Solo nel caso di patologie oncologiche o di trattamenti medici necessari che potrebbero influire notevolmente sulla capacità riproduttiva, la procedura è rimborsata. I costi, dunque, sono a carico di chi sceglie di congelare i propri ovuli e si tratta di cifre spesso significative se non addirittura proibitive. L'iter infatti, tra procedure e farmaci può costare fino a 7.000 € a cui si aggiunge una cifra annuale di alcune centinaia di euro per la conservazione degli ovuli nelle strutture apposite.
Qualcosa negli ultimi anni si sta muovendo. La Francia, nel 2021, ha approvato una legge per rendere gratuito il social freezing nelle strutture pubbliche per le donne tra i ventinove e i trentasette anni. Lo scorso giugno, invece, la regione Puglia è stata la prima in Italia a scegliere di fornire un bonus di tremila euro una tantum alle donne tra i ventisette e i trentasette anni (con un Isee pari o inferiore a trentamila euro) che scelgano di congelare i propri ovuli. Alcune donne italiane scelgono invece di andare in Spagna, dove la crioconservazione è a pagamento ma, a differenza dell'Italia, c'è la possibilità di ricorrere alla Pma anche da single,
La scelta di conservare gli ovuli
«Nel nostro questionario emerge con chiarezza che il tema è sentito ma poco conosciuto», spiega il team di Stiamo Fresche, «tante persone sono favorevoli alla possibilità di preservare, poche hanno ricevuto un’informazione completa e tempestiva o hanno potuto permetterselo». In Italia si parla molto di denatalità, ma si fatica ad andare a fondo del problema con una prospettiva che metta al centro i bisogni delle persone. «Il tema non è solo clinico, è anche sociale ed economico». Da un lato infatti c'è una scarsa informazione medica e ci si trova a fare i conti con diagnosi tardive (endometriosi, insufficienza ovarica precoce/menopausa anticipata, sindrome dell’ovaio policistico e altre disfunzioni endocrine), dall'altro ci sono difficoltà sociali a conciliare tempi di vita e di lavoro, a raggiungere una stabilità lavorativa e un'indipendenza economica.
«È ormai chiaro», spiegano ancora dal collettivo, «che in Italia si rinvia la genitorialità per incertezza economica, salari bassi, stage e praticantati mal retribuiti, affitti alti e mancanza di servizi omogenei sul territorio. A questo si sommano carichi di cura familiari, percorsi di migrazione (visti, permessi, ricongiungimenti) e la necessità, per molte famiglie LGBTQIA+ o progetti di single‑parenting/co‑parenting, di coordinare tempi più complessi». Un ruolo, poi, ce l'hanno anche i cambiamenti climatici e l'inquinamento, fattori che agiscono sulla salute riproduttiva, non solo femminile.
Il risultato è che solo chi è in tempo e può permetterselo riesce a preservare la propria fertilità e la crioconservazione continua a essere un lusso: «Non serve ripetere la retorica sulla crisi demografica se non si investe davvero sulla possibilità, concreta e libera, di scegliere se e quando diventare genitori».
Una nuova prospettiva
Per questo Stiamo Fresche ha lanciato una petizione per chiedere che il social freezing sia coperto dal SSN. «Chiediamo», spiegano le promotrici, «di rendere la preservazione della fertilità un diritto, non un lusso, includendola nei LEA fino ai 40 anni anche per motivi non oncologici, e di modificare la Legge 40/2004 per riconoscere la preservazione come misura autonoma di prevenzione e autodeterminazione, distinta dalla PMA». La proposta si basa su diversi principi come «equità e accesso» rendendo la procedura meno onerosa economicamente, «trasparenza» tramite la creazione di un Registro Nazionale della Crioconservazione per monitorare accesso, tempi, esiti e costi, «standard e capillarità» per rafforzare la rete pubblica con poli regionali dedicati, «prevenzione e cultura» favorendo l'informazione e la sensibilizzazione sul tema. «Vogliamo che la preservazione della fertilità diventi una misura di salute pubblica, giustizia riproduttiva e anche di intelligenza economica», concludono dal collettivo, «si investe una volta, si evitano costi sociali più alti in futuro, si restituisce libertà di scelta nel presente. Perché parlare di denatalità non basta: bisogna creare le condizioni materiali perché ciascuna persona possa davvero scegliere».













