Pedro Sánchez vuole seguire l'esempio della Francia, prima in Europa ad aver inserito il diritto a un aborto sicuro nella Costituzione nel marzo 2024 (ci ricordiamo la folla, gli striscioni, le scritte sulla Tour Eiffel «Mon corps, mon choix»). Il premier spagnolo ha annunciato la sua intenzione di presentare una proposta di riforma per «blindare» il diritto all'aborto e metterlo così al riparo dagli attacchi dei conservatori. L'iniziativa, infatti, è arrivata in risposta a una polemica sorta per via di una mozione del partito di estrema destra Vox, sostenuta dal Partito popolare nel Consiglio comunale di Madrid. Si proponeva di introdurre l'obbligo di informare le donne che volessero ricorrere a un'interruzione di gravidanza del rischio di una presunta "sindrome post-aborto" che non ha alcun fondamento scientifico.
«Il Pp ha deciso di unirsi all'estrema destra», ha scritto Sánchez su X, «Questo dipende da loro. Possono farlo. Ma non a spese delle libertà e dei diritti delle donne». Il premier ha aggiunto infatti che a il suo governo non farà «un solo passo indietro« sui diritti sociali.
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Lo scontro sull'aborto in Spagna
È in atto uno scontro tra il governo di coalizione di sinistra di Pedro Sánchez e l'opposizione di destra. Di recente il premier ha chiesto ai governi regionali di rispettare una legge che li obbliga a redigere dei registri di medici che, per motivi di coscienza, preferiscono non praticare aborti. Gli elenchi non vengono resi pubblici e servono per la ridistribuzione del personale che consente di tutelare l'aborto sicuro anche a fronte dell'obiezione di coscienza. Mirano, ha sottolineato Sánchez, ad «aiutare a superare gli ostacoli che, purtroppo, molte donne del nostro Paese che decidono di esercitare il loro diritto di interrompere la gravidanza devono ancora affrontare».
Tuttavia, la governatrice della Regione di Madrid, Isabel Diaz Ayuso, che fa parte dell’ala più radicale del Partito popolare, ha affermato che non rispetterà quanto stabilito dalla legge del 2023 e non creerà un registro dei medici obiettori di coscienza. «Non ho intenzione di costringere un medico ad agire contro la sua coscienza o la sua libertà, e non ho intenzione di creare una black list», ha dichiarato, «Spiegherò che sono una donna. Una donna libera, e che lo sono stata per tutta la vita; che ho sofferto la perdita di due bambini. Purtroppo ho subito la tragedia dell’aborto due volte. So cosa significa. Ho bisogno di essere ammonita dal Primo Ministro? Chi si crede di essere il Primo Ministro per parlare a nome di tutte le donne? E poi, si crede Dio per parlare a nome della vita con tanta facilità e frivolezza?».
L'aborto nella Costituzione
«Questa è la libertà promessa da Ayuso. Ritornare ai viaggi clandestini a Londra. Al classismo e alla stigmatizzazione», è stata la risposta di Sánchez sui social, «Ritornare indietro di 50 anni. Non lo permetteremo». Ha fatto sapere che il governo «utilizzerà tutti gli strumenti legali a sua disposizione per garantire che i diritti e la dignità delle donne siano rispettati, anche a Madrid». «Se necessario», ha aggiunto, «ricorreremo alla Costituzione e alla Corte costituzionale»
In effetti la Corte Costituzionale ha già riconosciuto l'aborto come un diritto essenziale delle donne in una sentenza del 9 maggio 2023. Cosa diversa, però, sarebbe rendere l'aborto un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione stessa. Per ora il governo ha detto di voler fissare «l'obbligppche tutte l'informazioni che siano date in materia di Ivg abbiano base scientifica e siano sostenuta dalle istituzioni internazionali, come l'Organizzazione Mondiale della salute (Oms) e l'Associazione Americana di Psichiatria (Apa), che non contemplano la pseudo sindrome post-aborto». Per il resto sappiamo che la riforma costituzionale ha bisogno di una maggioranza qualificata di due terzi del Congresso dei deputati per l'approvazione. Sarebbe necessario quindi il voto a favore del Pp che, al momento, rimane diviso sulla questione.














