Partiamo dalla legge 194/78, introdotta nel 1978 per dare la possibilità a tutte le donne di interrompere volontariamente una gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione. Le motivazioni non sono richieste, ma possono essere molteplici. Economiche, sociali, familiari o di salute. Poco importa. Se una donna non si sente pronta a diventare madre o non vuole, da ormai 43 anni, può decidere cosa fare del proprio corpo. Ha la possibilità di scegliere. Ma quanto, realmente, questo diritto è garantito oggi, nel 2021? L’associazione “Laiga”, Libera Associazione Italiana Ginecologi non obiettori per l’applicazione della 194, fondata nel 2008, ha realizzato una mappa interattiva che segna tutti gli ospedali che applicano la legge 194 e quelli che non la osservano.
Per ogni ospedale in cui è presente il reparto di Ginecologia e Ostetricia sono stati raccolti numerosi dati riguardo la presenza o meno del servizio e sul tipo di aborto che viene effettuato. Chirurgico, farmaceutico o terapeutico. Una mappa in cui sono presenti informazioni indispensabili, tra cui procedure da seguire e numeri di telefono da contattare. “Lo abbiamo fatto per aiutare le donne che devono affrontare un’interruzione di gravidanza ad avere tutte le informazioni che spesso vengono loro negate, per inefficienza o con la volontà di scoraggiarle”, ha spiegato la presidentessa di Laiga, Silvana Agatone.
Per chi decide di abortire, recuperare informazioni è sempre molto difficile. Anche per gli stessi dottori e per le stesse dottoresse che hanno creato la mappa, è stato ostico recuperare tutti i dati: “Sono informazioni che dovrebbero essere sul sito del ministero della Sanità, invece sono quasi clandestine”. Ma la legge 194 è un diritto garantito? Non troppo. Secondo la relazione al Parlamento pubblicata nel 2020, rispetto ai dati raccolti nel 2018, erano 362 gli ospedali che si dedicavano all'interruzione di gravidanza. Ora sono 291. Questo perché? Perché, con la pandemia, molti reparti sono stati trasformati in centri Covid, poi, mai più riaperti. “La mappa è una fotografia aggiornata della situazione di oggi. Aggiorneremo con tutti i cambiamenti che ci verranno segnalati dalle donne e dalle strutture stesse”. Chiunque volesse partecipare per mantenere questo disegno attuale e reale, può contattare direttamente Laiga per raccontare cosa succede nelle varie strutture italiane. Il nostro Paese non garantisce il pieno diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, nonostante sia una legge, un esempio: 7 ginecologi su 10 sono obiettori. Un dato allarmante che ci mostra una fotografia chiara della situazione italiana.












