L’espressione “Rape culture”, in italiano “cultura delle stupro”, è stata coniata dalle femministe americane negli anni 70. È un concetto sociologico che indica un contesto dove la violenza sessuale sulle donne è allo stesso tempo estremamente diffusa e costantemente normalizzata. In questi giorni, in Francia, il caso Gisèle Pelicot ne sta diventando l'emblema mostrando ancora una volta quanto poco spazio venga dato al consenso sessuale nella nostra società e persino nella aule dei tribunali. Gisèle Pelicot (che solo ai fini del processo sta mantenendo il cognome del coniuge, da cui ha da poco divorziato) sta testimoniando contro Dominique Pelicot, suo ex marito settantunenne accusato di averla sedata e fatta violentare da decine di uomini per anni, fotografando e riprendendo gli abusi. La donna settantaduenne è diventata un simbolo di determinazione e lotta alla violenza di genere scegliendo un processo a porte aperte per sensibilizzare sul tema del consenso e sull'uso di sostanze sulle vittime. La cultura dello stupro, però, è radicata al punto che persino gli avvocati della difesa in questi giorni hanno ipotizzato che la donna fosse consenziente e d'accordo con il marito. «Mi sono sentita umiliata», ha dichiarato Pelicot.
Solo sì vuol dire sì, da anni i movimenti femministi di tutto il mondo lo ribadiscono specificando che il consenso sessuale deve essere libero, entusiasta e non viziato da sostanze stupefacenti. Gisèle Pelicot era completamente sedata quando il marito accoglieva in casa gli uomini che l'avrebbero stuprata, eppure, nel corso del processo, le è stato chiesto se per caso non fosse d'accordo. «Mi sono sentita umiliata in quest'aula di tribunale», ha dichiarato dicendo di sentirsi sotto accusa più degli imputati, «Sono stata definita un'alcolizzata, una complice del signor Pelicot». «Nello stato in cui mi trovavo», ha ribadito, «non potevo dare alcun consenso. Ero in stato comatoso, i video lo dimostrano». Ha anche sottolineato come nessuno degli uomini contattati online dal marito si sia posto il problema di violentare una donna priva di sensi: «Nessuno si è fatto delle domande? Da quando un marito decide per sua moglie?».
Uno degli accusati, Lionel Rodriguez, 44 anni, ha detto di non aver mai pensato di stare compiendo una violenza, dando per scontato che i due coniugi fossero d'accordo. Tuttavia si è scusato e ha ammesso di aver effettivamente violentato Gisèle Pelicot: «Dato che non ho mai ottenuto il suo consenso, non ho altra scelta che accettare i fatti. Se avessi saputo che non era a conoscenza di cosa sarebbe successo, non l'avrei fatto, ma avrei dovuto parlarle e controllare che fosse d'accordo». Un totale di 50 uomini di età compresa tra 26 e 74 anni sono accusati di aver violentato Pelicot nella sua camera da letto nel sud della Francia tra il 2011 e il 2020, dopo essere stati contattati in dei forum online dal marito. Alcuni hanno ammesso di essere a conoscenza della violenza, altri, come Rodriguez, hanno affermato di credere di stare partecipando a un gioco organizzato dalla coppia. Il processo è iniziato il 2 settembre e si prevede che continuerà fino a dicembre.














