Raffiche di vento a più di 100 chilometri all’ora in Lombardia, treni evacuati, alberi divelti per le le strade di Milano. Chicchi di grandine grandi come arance che bombardano il Veneto, pioggia battente sull'Emilia Romagna già alluvionata e fiumi in piena in Trentino. Nel frattempo siccità e caldo record in Calabria e incendi a Catania, Palermo e in tutta la Sicilia. Sono immagini apocalittiche, non c'è un altro termine per descrivere quando sembra che la natura ci si stia rivoltando contro. Potremmo imputare tutto al maltempo, ma sappiamo bene che ha un nome diverso e ben più angosciante: cambiamento climatico.
A scorrere i video e le foto viene da dirsi: ci avevano avvertito e ora sta arrivando. Da Greta Thunberg agli scienziati delle Nazioni Unite sono anni ormai che si parla di prevenire prima che sia troppo tardi, ma per qualche strano meccanismo umano non ci viene mai da pensare che toccherà a noi. E invece in questi giorni i telegiornali pieni di immagini agghiaccianti da tutta Italia, storie che ci impediscono di tenere a bada la nostra eco ansia. Nelle Marche ci sono state spiagge evacuate per una mareggiata mentre almeno cinque persone sono morte per il caldo record mentre stavano lavorando. In Sicilia, le temperature al suolo hanno superato i 47 gradi, mentre quelle dell’aria hanno toccato i 40 anche di notte.
Nel frattempo al centro nord continuano temporali, nubifragi, trombe d'aria. La grandine ha danneggiato un aereo in arrivo da New York al punto da farlo atterrare a Fiumicino invece che a Malpensa. C'è chi dice che i governi presto non potranno più ignorare il problema, se lo troveranno sempre più davanti agli occhi e finalmente faranno qualcosa. Ma è davvero così? Quello che preoccupa, ancor più di record e anomalie macroscopiche è che il maltempo passerà, le temperature si abbasseranno e i disastri naturali si sposteranno in altre zone meno vicine a casa. A quel punto potremo tornare a credere a una rassicurante illusoria normalità dove in estate fa caldo e ci sono i temporali perché, come scrive Jia Tolentino sul New Yorker, «Potrebbe essere impossibile considerare seriamente la realtà del cambiamento climatico per più di novanta secondi senza sentirsi depressi, arrabbiati, colpevoli, addolorati o semplicemente pazzi». Ma ignorare il problema cedendo solo agli allarmismi fugaci ci renderà solo più impreparati.














