Se dovessimo raccontare la versione italiana della storia del potente, magico e rivoluzionario Walt Disney, racconteremmo quella di Iginio Straffi di cui pochi conoscono la storia, ma riconoscono, con un velo di affettuosa malinconia, le linee dei suoi disegni. Perché se da piccol* abbiamo sognato davanti alla televisione con personaggi fantastici, eroici, simpatici e talvolta goffi, è anche merito suo. Era certo che, da grande, avrebbe fatto il fumettista: «Passavo le giornate a disegnare mentre mamma cuciva. Il primo fumetto che ho disegnato raccontava la storia di Panico, un signore normale che, però, sgomitava bande di ladri», racconta Iginio Straffi al Corriere della Sera in occasione dell’uscita del nuovo cartone animato Pinocchio & Friends.

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Mondadori Portfolio//Getty Images

La sua è la storia di un bambino che, sognando a occhi aperti davanti al piccolo e luccicante schermo televisivo, ha fatto suo un mondo, quello della tv, a cui, poi, ha unito quello della sua passione, il disegno. Due ingredienti che lo hanno fatto volare dall’altra parte del mondo. A 56 anni è il maggiore produttore italiano di cartoni animati, tra i suoi lavori più amati ci sono le Winx: «Le avevo pensate quando c’erano i Pokemon, Dragon Ball e niente per le bambine: immaginai un cartone con ragazze protagoniste, artefici del proprio destino». Quello della fine degli anni Novanta era un mondo televisivo florido, i bambini e le bambine di ogni età si rifugiavano, dopo scuola, nei cartoni animati diventati simbolo di una generazione. Cartoni che, analizzando in profondità i personaggi, hanno sempre trovato maggiore spazio per protagonisti forti e principalmente maschili. Le Winx, le fate che lo scorso anno sono diventate perfino una serie televisiva Netflix, hanno riempito di colore le letture e e gli schermi di chi, dalla tv, si aspettava altro e, perché no, anche qualcosa di più inclusivo. Era davvero una delle prime volte per tutti, vedere un gruppo di eroine esclusivamente femminili. «È il momento delle eroine. Una volta, gli eroi erano tutti uomini, perciò ho fatto le Winx. Dalle Winx in poi, mi sono detto che il mondo è donna».

«Si devono creare personaggi credibili, forti, capaci di superare i propri limiti e migliorare, e che ti fanno pensare: voglio essere come lui» spiega Iginio Straffi che, nei suoi disegni, ha sempre cercato di creare personaggi, eroi o eroine, capaci di portare i bambini ad aprire, realmente, le ali della fantasia per vivere il mondo in maniera libera, ingenua (che talvolta non guasta) e colorata. Quello di cui Straffi oggi è orgoglioso rimane il fatto di essere stato il primo ad aver voluto, nei propri cartoni, etnie differenti: «In Tommy & Oscar ci sono il musicista di colore, l’amica asiatica. Oggi diciamo che Hollywood incoraggia le diversità in generale e, in particolare, non crede che i ragazzi debbano considerare solo la famiglia tradizionale. Ma, - continua - la diversità è una forza: il creativo, se ha sensibilità, la inserisce in automatico».

Straffi ricorda i no, il sudore e la fatica con grande orgoglio, perché è questo che fa chi ha dato anima e cuore a un sogno che oggi scorre sul filo visibile della realtà: «Il primo anno di Rainbow non spesi una sola lira per me, spendevo solo per lavorare. Volevo produrre Tommy & Oscar, costava cinque miliardi di lire, io ero un ragazzo di provincia senza sponsor, guadagnare la fiducia dei broadcaster fu un’impresa. Produssi tre minuti e li portai alla Rai. Speravo in una coproduzione, in due o tre miliardi. Il funzionario mi rispose che solo gli americani puntavano su un giovane agli esordi. Mi disse: se però riesci a produrlo, possiamo darti mezzo miliardo dopo. Gli risposi: le darò soddisfazione, perché questa storia è fatta per diventare un cartone animato».