Sono anni che le femministe francesi dell’associazione “Osez le féminisme!” si battono contro il concorso di bellezza “Miss France” perché diffonde valori sessisti. Così, dopo anni di scontri, hanno deciso, quest’anno, di tentare di sconfiggere un sessismo dilagante portando in tribunale la kermesse con una scusa, quella del diritto al lavoro e a raccontarlo è stata Alyssa Ahrabare, una delle portavoci del gruppo: «Ogni anno protestiamo contro questo contro questo concorso, ma non cambia niente. Così abbiamo deciso di usare il diritto per fare avanzare la causa delle donne». A presentare la denuncia al tribunale di Bobigny è stata l’avvocata Violaine De Filippis-Abate per conto non solo dell’associazione femminista, ma anche di tre candidate respinte perché, da regolamento, non rientravano nei canoni stabili dagli organizzatori. «Obiettivo principale della nostra richiesta: il riconoscimento del rapporto di lavoro. Le candidate alla corona non firmano alcun contratto, mentre una giurisprudenza del 2013 riguardante la sua controparte maschile riservata, Mister France, ha riconosciuto il legame lavorativo tra il candidato e TF1 Production», ha scritto il gruppo femminista sui propri canali social.

Quello che giuridicamente si richiede è che l’impegno delle candidate venga riconosciuto come impegno lavorativo. «Le partecipanti hanno il coraggio di mettere tra parentesi un mese e mezzo delle loro vite», ha ammesso Alexia Laroche-Joubert, presidente di Miss France, sottolineando il fatto di quanto, le giovani donne, partecipanti al concorso, siano impegnate lavorativamente: sfilando, ballando, provando costumi, ma senza nessun tipo di contratto lavorativo.

Ma quali sarebbero i criteri sessisti contro cui l’associazione si batte da anni? Nel regolamento viene scritto che, per partecipare al concorso, le ragazze devono essere alte almeno 1.70, non devono fumare né bere alcol in pubblico, devono mantenere un comportamento elegante, non avere tatuaggi più grandi di 3 centimetri e non devono essere solite a fare ironia su questioni politiche in pubblico. Per concludere, le partecipanti, non devono essere mai state sposate e non avere figli. Una serie di regole davvero discutibili. Comportamenti richiesti che enfatizzano la promozione di una visione della donna-oggetto: bella, buona, ma soprattutto priva di una propria opinione.

Il ricorso che riguarda Endemol, che ogni anno produce Miss France in onda su Tf1, e la società Miss France è davanti a una causa davvero simbolica dal momento che le tre concorrenti scartate chiedono solo un euro di danni. Quello su cui questo processo punta è, invece, una modifica del concorso introducendo, in questo caso, un contratto di lavoro per le partecipanti. Anche con questa richiesta si lotta per il raggiungimento della parità dei sessi. Il tribunale negherà davvero alle donne un diritto già concesso agli uomini?