Elliot Page, all'età di nove anni, chiedeva insistentemente a sua madre di potersi tagliare i capelli corti. Voleva riuscire a riconoscersi nell'immagine allo specchio. "Mi sentivo un ragazzo. Volevo essere un ragazzo. Chiedevo a mia madre se un giorno avrei potuto esserlo" racconta l'attore a TIME in un'intervista, la prima dopo il coming out come transgender e non binary. Page ripercorre tutte le difficoltà nell'accettare, davanti a se stesso e al mondo, la propria identità di genere e noi lo amiamo, se possibile, ancora di più. Il suo non è stato certo un percorso facile, ma, alla fine, ha portato alla lettera che tutti ricordiamo, quella pubblicata su Instagram lo scorso dicembre in cui chiede di essere chiamato con pronomi come he/him o they/them. "Quello che mi aspettavo era molto sostegno e amore e una quantità enorme di odio e transfobia", racconta Page. "E in effetti è essenzialmente ciò che è successo".

Il coming out dell'attore è diventato un vero caso mediatico: trending topic su Twitter in più di 20 paesi, più di 400.000 nuovi follower su Instagram, migliaia di articoli, milioni di like e condivisioni. Page sente un profondo senso di responsabilità nei confronti della comunità trans ora che ha condiviso la sua storia diventando una delle persone transgender più famose al mondo, ma per arrivare a questa consapevolezza c'è voluto molto, molto tempo (e una buona dose di sofferenza). "Non riuscivo a riconoscermi", dice Page. "Per molto tempo non ho potuto nemmeno guardare una mia foto". Interpretare ruoli femminili nei film, poi, non lo aiutava di certo. Anzi, quando nel 2007 è uscito Juno portando l'attore al successo e alla fama mondiale, tra eventi, shooting e interviste, sono iniziati i problemi. "'Mettiti questo! E guarda da questa parte! Ecco così è sexy!' Page ha avuto un periodo davvero difficile con la stampa e tutte le aspettative", racconta a TIME Alia Shawkat, amica dell'attore e co-protagonista in Whip It del 2009. "Io dicevo, 'Ehi, guarda che belli tutti questi vestiti che stai ricevendo', e lui rispondeva, 'Non sono io. Sembra un costume". Al momento dell'uscita di X-Men: The Last Stand e Inception, Page soffriva di depressione, ansia e attacchi di panico e, per quanto provasse a convincersi di stare bene, continuava a non riuscire a spiegare alle persone che "pur essendo ero un attore, anche solo indossare una maglietta da donna mi faceva stare malissimo".

Nel 2014, poi, Elliot Page ha fatto coming out come omosessuale e le cose hanno cominciato ad evolversi: ha deciso di indossare solo vestiti maschili sui red carpet e nel 2018 si è sposato con la coreografa Emma Portner. "La differenza in come mi sentivo tra prima di dichiararmi gay e dopo era enorme", spiega Page. "Ma il disagio verso il mio corpo è mai davvero andato via? No, no, no, no". È stato il divorzio da Portner ("Siamo rimasti buoni amici") e la pandemia a mettere Page davanti alla propria identità. "Ho avuto molto tempo da solo per concentrarmi su cose che penso che in molti modi stessi inconsciamente evitando. Ora sono finalmente in grado di accettare di essere transgender e di lasciarmi diventare completamente quello che sono", conclude Page. L'attore ha anche deciso di sottoporsi a un intervento chirurgico di mastectomia: "Essere trans non riguarda solo la chirurgia", spiega criticando l'ossessivo focus mediatico sugli interventi di transizione, "Per alcune persone non è necessaria, altre invece non possono permettersela. A me ha completamente trasformato la vita". Ora Page vuole battersi per i diritti della comunità trans e perché l'accettazione prenda finalmente il posto dell'odio transfobico ancora drammaticamente diffuso. "Ci sono stereotipi pervasivi sulla mascolinità e la femminilità", ha dichiarato Page anni fa in un'intervista, "stabiliscono come tutti noi dovremmo agire, vestirci e parlare. E non servono nessuno".