Se sembra che al Sundance Film Festival di quest'anno ci sia un numero incredibile di registe donne, è perché è così. Oppure perché non siamo per nulla abituati che le donne superino (anche di poco) la maggioranza, ma questa è un'altra storia. Mentre altri festival cinematografici da Cannes a Venezia risultano spesso luoghi ancora ostili per le registe, il Sundance si rivela un'isola felice. Nel 2018, per la prima volta nei 34 anni di storia del festival, i premi per la regia sono andati solo a donne mentre nel 2020 ha raggiunto la parità tra i partecipanti per poi veder crescere ulteriormente la componente femminile fino ad arrivare al record di quest'anno con il 55% di registe presenti. Il 2022, poi, è il primo anno che i film diretti da donne sono stati la maggioranza sia nei lungometraggi complessivi che nelle cinque categorie in competizione.
Tra i film più chiacchierati del festival per ora ci sono il documentario di Sara Dosa Fire of Love che racconta la storia dei coniugi Katia e Maurice Krafft morti mentre esploravano i vulcani, il vivace Fresh di Mimi Cave, il film d'esordio di Krystin Ver Linden, Alice, che racconta di una donna ridotta in schiavitù in una piantagione della Georgia. Non mancano i temi più specificatamente femminili come nel documentario The Janes di Tia Lessin ed Emma Pildes su una rete di donne che organizza aborti clandestini o in L'Événement di Audrey Diwan, film già vincitore a Venezia adattamento dell'omonimo romanzo di Annie Ernaux su una gravidanza indesiderata. Lena Dunham porterà il suo Sharp Stick che ha, a suo dire, l'intento di «creare un dialogo libero attorno alla complessità della sessualità femminile».
Emergono rapporti madre-figlia come in Hatching della regista finlandese Hanna Bergholm, riflessioni sulla mascolinità tossica come nella commedia Babysitter di Monia Chokri, ma anche tematiche che non hanno nulla a che vedere con questioni di genere, come nel caso di Downfall: The Case Against Boeing dove Rory Kennedy indaga su due incidenti aerei avvenuti a cinque mesi l'uno dall'altro nel 2018 e nel 2019 uccidendo 346 persone. Come fa notare Indiewire, solo nel 2016 a Cannes Thierry Frémaux si chiedeva «quale percentuale di registi nel mondo sono donne?» per poi rispondere «Secondo un recente rapporto, solo il 7%». Stando al Sundance, si sbagliava di grosso.












