Ventun anni, di Avellino, ma trasferitasi a Milano «perché Avellino è una bella città, ma a Milano c’è la musica». Marianna Mammone, in arte Big Mama, dalla traduzione storpiata del suo cognome che inizia per Ma, lo stesso del nome, canta e scrive fin da piccola, quando la sua fisicità era al centro di scherni e cattiverie. Quando nessuno attorno capiva il suo disagio, quando la musica era l’unico modo per sentirsi la migliore di tutti. Canta di discriminazioni, tolleranza, omofobia, autolesionismo. Canta per sé e per tutte quelle persone che si sentono sbagliate, dimostrando che se ci credi davvero puoi arrivare dove vuoi. Ma anche che parlare del proprio dolore lo rende più lieve.
Il 22 dicembre, alle 21.30 sarà la prima artista italiana a diventare protagonista di MetaStage, un concerto nel Metaverso, un mondo virtuale in cui si esibirà interagendo con i suoi fan, in diretta streaming su LiveNow alle 21.30. Partendo dalle sue canzoni più note, Too Much e Così leggera, Mayday e Formato XXL.
Cosa vuol dire esibirsi nel Metaverso?
«Il Metaverso è un’altra dimensione, virtuale, che in questo caso viene creata per un concerto live e permette alle persone di collegarsi interagendo in maniera attiva, oppure di guardare in maniera passiva. Non sono esperta di tecnologie, ma ne sono molto affascinata. Avrò un visore in faccia, sarò immersa in prima persona in quella realtà, con i miei movimenti, la mia voce. Una vera esibizione live, attraverso un avatar che mi assomiglia molto. In un momento storico del genere è un modo per creare nuove opportunità di fare concerti. Una vera innovazione».
Sei la prima a farlo in Italia.
«Credo che sia perché sono molto versatile e questo si nota. Mi sono subito adattata. Sono persona su cui è facile fare affidamento».
Sarà per te la stessa cosa?
«Io sono amante del palco, adoro sentire le vibrazioni delle persone attorno. Non so se succederà anche nel Metaverso. Magari sì. Mi ha comunque divertito vedere come è stata disegnata tutta la mappa. Studiando Urbanistica all’università sentire parlare di disegnare edifici so che lavoro gigantesco richiede».
Sei iscritta al Politecnico di Milano. Studiare e investire nella musica. Sono mondi compatibili?
«Sarò super sincera, è molto difficile. Sono sempre stata una persona che si è tenuta al passo con gli esami, non sono mai rimasta indietro. Fino all’anno scorso quando ho perso metà anno e ora dovrei recuperarlo. Ma proprio ora la musica mi sta portando via molto tempo e ne sono felicissima, perché nella vita voglio fare musica, ma sono molto in difficoltà nel conciliare queste due realtà. Il Politecnico richiede molto impegno. Scoraggia anche un po’. Eppure penso che nella vita sia necessario avere un piano B, soprattutto con un lavoro instabile come quello della musica».
Parole sagge nel rap?
«Sono una di quelle persone che pensa che studiare sia importante e avere un buon curriculum un ottimo punto di partenza in un mondo che non lascia molto spazio ai giovani. Sì, sono molto diversa dall’immagine del rapper»
Come è essere donna in un mondo di rap molto maschile?
«La musica per me è la cosa più importante che esista, ne sono dipendente, non ho mai lasciato che i pregiudizi o gli standard superassero la mia voglia di fare. Essere rapper donna non mi ha mai fermato, ma non ho neanche mai vissuto pregiudizi sul mio essere donna. È un cortocircuito e c’è tanto di sbagliato, ma ho la “fortuna” di non essere giudicata male come tante altre mie colleghe, perché non rientro negli standard di bellezza nazionale, nessuno mi è mai venuto a dire che l’ho data a qualcuno per arrivare. Essere donna non ha mai compromesso la mia carriera. Magari venivano a vedermi ai primi live, pensando fossi scarsa, ma mi sono sempre fatta valere e hanno cambiato opinione. Allo stesso modo non ho mai fatto in modo che il genere influisse sulla mia persona: non mi drogo, non sono una che se la mena o cammina a tre metri sopra il cielo».
TooMuch, Così Leggera, ma anche Formato XXL. La tua fisicità entra nelle tue canzoni e se un tempo era il tuo punto debole oggi lo vivi come il tuo segno distintivo?
«Tornando indietro sceglierei di non rivivere il mio passato. Ci sono parti molto spiacevoli e dolorose. Eppure, paradossalmente, il pensiero che se quelle cose non fossero successe non sarei dove sono, c’è. La mia è sempre stata una rivalsa sociale, quello che non riuscivo a fare come persona perché mi sentivo inferiore, l’ho fatto con la musica, perché mi sentivo la più forte di tutte nella mia città. È stato un passaggio fondamentale, non riuscivo a uscire di casa senza la paura che ridessero di me, sono cresciuta in fretta. Il mondo ora si sta sensibilizzando nella direzione dei miei testi e penso sia quella giusta perché le persone che mi ascoltano possono capire che è proprio nella mia debolezza che ho trovato la mia forza. Vivere un passato di merda mi è servito».
È difficile parlarne?
«Non ho problemi a dire che sono stata bullizzata. Parlarne è il primo step per uscire dal circolo vizioso del bullismo che ti opprime. Parlarne dà forza».
Quando sei diventata BigMama?
«Il nome c’è da sempre, i miei amici mi chiamavano così. Musicalmente è iniziato tutto con il mio primo pezzo, Charlotte, che parlava di una ragazza autolesionista. Non avevo il coraggio di farla uscire. Nel 2016 è arrivata alle orecchie di una ragazza che non conoscevo. Mi ha trovata e mi ha detto che stava cercando la mia canzone, ma non la trovava. Mi ha abbracciata piangendo, sentendosi finalmente capita. Il giorno dopo l’ho fatta uscire, ho capito che parlare dei miei problemi faceva stare bene altri».
Le tue canzoni parlano di te e Charlotte alla fine del brano si uccide. Ci hai pensato davvero?
«Abbastanza. E ora che sono più grande posso dirlo. Ma nella mia vita funziona così, non so se vale per tutti, quando arriva un dolore così grande se ne parli quello stesso dolore diventa più lieve. Io vivevo il mio dolore da sola. Non mi capivano gli amici, né i professori o i parenti. Io mi vergognavo di quello che mi succedeva, di quello che mi dicevano. Non mi sono mai sognata di tornare a casa e dirlo a mamma. Non volevo deluderla. Stavo chiusa in me stessa… e questa cosa mi portava a sviluppare pensieri neri».
Con tua madre sei mai riuscita a parlarne, ora?
«Nell’ultimo anno abbiamo avuto modo di parlarne molto. Mi sono aperta con i miei genitori come mai avevo fatto. Hanno capito quanto sia stato difficile per me. Non si erano accorti di nulla e anzi, mia madre pensava che quel tipo di cattiveria potesse esistere solo nei film. Sono certa che abbia pensato “Ma io dov’ero?” e l’ultima cosa che voglio è che si senta in colpa. Ma avevo bisogno che lo sapessero».
Canti che ad Avellino non torneresti mai.
«Non è odio verso la città, quanto la paura di tornare in quella città. Tornare significherebbe regredire con la musica, lì non ci sono opportunità. Amo Milano e le opportunità che dà, e l’apertura mentale. Sono qui da quando ho diciotto anni e ora ne ho ventuno. Pensare di tornare lì mi ammazza completamente. Ma anche se non lo dico mai, Avellino è una bella città».
Se ti guardi allo specchio oggi cosa pensi?
«Che sono molto figa».
E quando sei sul palco cosa pensi?
«Che sono molto figa anche lì. Sul palco mi libero di tutti i pesi che ho addosso. Ogni volta che faccio un live capsico che questa è la vita che voglio fare. Dopo una vita nascosta mi danno l’importanza che mi merito».
I tuoi bulli li hai mai risentiti?
«Mi scrivono in DM su Instagram. Quando scendi ad Avellino prendiamo un caffè. Non sono una persona che porta rancore, non faccio pesare nulla. Ma potrebbero evitare».
Sei una donna che si espone su diritti, che dice di essere bisessuale. Il bullismo sui social come lo affronti?
«Il bullismo continua, le persone mi attaccano. L’offesa peggiore che mi hanno fatto? “Ah, stai promuovendo l’obesità”. Pur di parlare si inventano stupidaggini. Io credo che vedermi brillare nelle mie cose fa rosicare quelle persone che non ci hanno neanche mai provato perché non pensavano di esserne all’altezza. Vedere una persona che non rientra negli standard “vincenti” dà fastidio. Mi attaccano per tutto, se non si vede il corpo mi dicono che ho i denti larghi. Le persone parleranno sempre, è i loro essere stupidi che spinge a bullizzare un po’ tutti».
Ora qual è il sogno?
«Riuscire con la musica. A vivere solo di quello e fare in modo che sia la mia vita. Durante la giornata sono sempre molto impegnata ma alla sera soddisfatta, anche se sfinita. E spero nella salute perché quando manca, manca tutto il resto».














