Qualche giorno fa - ormai lo saprete - Bille Eilish ha raccontato della sua esperienza con la pornografia quando era molto giovane. «Ho iniziato a vedere porno a 11 anni, mi hanno distrutto il cervello», ha raccontato la cantante in un'intervista, «Pensavo che fosse così che si impara come fare sesso. Le prime volte non dicevo di no a cose che non mi avrebbero fatto bene. Lo facevo perché pensavo di doverne essere attratta». Da qui si è riaperta la polemica sull'"emergenza pornografia" ovvero sul fatto che troppi ragazzi molto giovani hanno accesso a materiale pornografico online senza controllo. La vera emergenza, però, è sempre la stessa: la mancanza di educazione sessuale.
Secondo Repubblica, 1 ragazzino su 5 alle scuole medie si avvicina alla pornografia online. «Il Servizio 114, Emergenza Infanzia, nel 2019 ha ricevuto 2.798 segnalazioni relative a contenuti pedopornografici (erano state 1.087 nel 2018 e 1.250 nel 2017)», spiega il quotidiano, sottolineando che al 23% dei preadolescenti e degli adolescenti è accaduto di imbattersi in materiale pornografico online e il 21% dei dodicenni ha messo online immagini proprie senza rifletterci. I genitori sono preoccupati e spesso non sanno come approcciarsi al problema, mentre i ragazzi in molti casi si trovano davanti a situazioni che non sanno gestire come richieste di condivisione di video o foto oppure contenuti violenti e pedopornografici. Esistono naturalmente dei sistemi di controllo e le piattaforme potrebbero fare molto di più, ma il problema è ben più profondo.
«Vedo troppi adolescenti che del sesso pensano di sapere tutto e sono, invece, digiuni nell'alfabeto delle emozioni», commenta su Repubblica lo psicanalista Luigi Cancrini, «L'accesso precoce alla pornografia online ha creato in questa generazione un divario enorme tra sentimento e sessualità». Nel 2020 il governo neozelandese, per sensibilizzare su questo problema, aveva pubblicato uno spot particolarmente riuscito dove si invitava i genitori ad accompagnare i figli nell'imparare a distinguere tra realtà e finzione digitale. «È arrivato il momento di parlare della differenza tra quello che vedi online e le relazioni nella vita reale senza giudizi» dice la mamma nel video, ma i genitori non dovrebbero essere lasciati soli in questo. I ragazzi hanno bisogno di educazione sessuale, affettiva e digitale per imparare come approcciarsi ai loro desideri sessuali in modo sano e senza vergogna. Questo in Italia manca completamente: siamo uno dei pochi Paesi UE a non prevedere l'educazione sessuale obbligatoria nelle scuole. C'è ancora molto moralismo e conservatorismo, c'è la paura che le le giovani menti innocenti vengano "traviate" e che si diffonda la cosiddetta "teoria gender" (che il modo in cui i conservatori identificano gli Studi di genere). Piuttosto che introdurre l'educazione sessuale si demonizza la tecnologia e la pornografia in toto (mentre la questione è assai più complessa) pensando che la censura e i controlli stringenti siano la soluzione. Il punto, invece, è che le attività online, a cui i più giovani si approcciano costantemente, dovrebbero essere viste come qualcosa di collegato al mondo reale. I ragazzi hanno bisogno di imparare a muoversi online in sicurezza e a vivere la loro sessualità in modo sano, per quanto ancora dovremo ripeterlo?












