Città di canzoni, di mare, di sole. Città di fiori. In una parola, Sanremo. Inizia, questa storia d’amore, nei primi decenni del XX secolo, in quel Mercato dei Fiori nato come polo commerciale della Riviera Ligure di Ponente che poi si è evoluto fino a diventare un vivace crocevia culturale e turistico della città. Cresce, questo sentimento, negli Anni ‘30, quando la storica Asta, innovativo metodo di compravendita e oggi evento di rilevanza internazionale, diventa un appuntamento imperdibile per i produttori e i compratori di tutto il mondo. E si consolida fino ai giorni nostri, questo gioco di petali e foglie che tratteggia il profilo della città, trainato da eventi come il Corso Fiorito, con i suoi carri allegorici floreali che ogni anno ammaliano turisti e abitanti; o da location incantevoli, incastonate tra giardini e parchi come quelli di Villa Ormond, Villa Nobel e Villa Zirio, luoghi imperdibili per chi è appassionato di botanica o cerca semplicemente un angolo di relax.

E poi, ovviamente, c’è il Festival, l’evento che ogni anno raccoglie davanti alla tv milioni di spettatori, che trasforma Sanremo nell’ombelico del mondo. Lo show di cui tutti parlano. Sul palco dell’Ariston, edizione dopo edizione, i fiori sono diventati un richiamo estetico e metaforico all’anima della città: decine di canzoni, presentate in questi 75 anni di Festival, inneggiano al loro linguaggio segreto; sul palco diventano un dono gradito, un modo per celebrare la bravura di ospiti e artisti in gara.

Nei giorni di Sanremo, che quest’anno si tiene dall’11 al 15 febbraio, anche Cosmopolitan celebra il potere dei fiori e della musica con una serie di eventi imperdibili: l’appuntamento è in Piazza Bresca, iconico punto di ritrovo della community del nostro magazine, che per il terzo anno di seguito rinnova la propria presenza a Sanremo, dove la Gintoneria si trasforma questa volta nel Fioraio Cosmo. Nella serata più dolce di tutte, quella di San Valentino, è previsto anche il party in partnership con Teenage Dream, il format che intreccia musica, ricordi e nostalgia sulle note delle canzoni degli Anni Duemila. «fiori - dissing» è il mantra di Fioraio Cosmo: uno slogan, impresso sulle T-shirt realizzate per l’occasione, e in vendita al pubblico, che racconta il legame indissolubile tra Sanremo e i suoi fiori.

L'intervista a Sergio Tommasini, Presidente di Amaie Energia e Servizi

Da dove vengono i fiori che arrivano al Mercato dei Fiori di Sanremo?

«Tutta la parte del mercato dei fiori di Sanremo gestisce il distretto floro-vivaistico Ligure, vengono principalmente da Sanremo. Un 20% viene da fuori e viene commercializzato sul mercato di Sanremo. Il mercato di Sanremo ha anche una funzione sociale, se no i piccoli produttori sparirebbero. Dalla metà dell'Ottocento fino ad oggi è sempre stata una comunità floricola. Poi è cambiata, naturalmente. Si è evoluta come tutti i mercati. Una volta tutta l'Europa si coltivava qua, nel primo 1900, quindi in piano si sono esplorati molti mondi, nuove tecnologie. Dopo gli anni Ottanta con l'avvento degli olandesi, l'internazionalizzazione, il mercato è diventato molto costoso. Tanti hanno cambiato la coltivazione del proprio terreno. Negli ultimi dieci anni però tanta gente è tornata a coltivare anche nuove varietà grazie al grande lavoro di alcuni ibridatori che abbiamo nella zona che danno modo di avere delle varietà nuove, che sono competitive anche sul mercato olandese. Negli ultimi anni c'è stata una buona crescita, siamo arrivati a 350 milioni di fatturato, più di un terzo del mercato ligure. E ricordiamoci che il tulipano è nato qui».

Il Festival di Sanremo in che modo porta visibilità ai fiori?

«Il Festival è stato abbinato al fiore da quando Rambaldi inventò nel 1950 questa combinazione. Come direttore artistico Amadeus sicuramente è quello che ha caldeggiato insieme all'amministrazione comunale la comunicazione sul fiore e devo dire anche Carlo Conti ne ha dato ampio risalto. Tra sale stampa e tutto, parliamo di oltre 150 composizioni a sera che colorano e rendono ancora più eleganti le esibizioni. Quest'anno Damiano David ha voluto una scenografia legata al fiore per decorare il palco mentre cantava "Born with a Broken Heart", ne siamo immensamente grati. La nostra comunicazione durante la settimana del Festival passa soprattutto da questi momenti».

Avete un ritorno di giovani nel settore vivaistico-floriculturale?

«Ne parlavo ieri con Boeri di Coldiretti: ultimamente i giovani di seconda generazione si sono avvicinati ai mestieri legati al settore vivaistico, lavori che i giovani italiani non vogliono più fare come un tempo. Per noi è molto importante però che ci siano sempre persone pronte a lavorare, che non si perda il legame con la terra e con il prodotto nonostante in questo periodo storico ci sia più visibilità di altri settori, e siamo molto felici di questo ritrovato interesse per chi è nato qui da genitori stranieri o persone che hanno trovato nel nostro territorio una seconda opportunità. È il cambiamento della società che si trasforma».