Non sbaglieremmo se dicessimo che il primo Festival di Sanremo post Amadeus, con la direzione artistica di Carlo Conti, è stato l'evento più discusso e criticato degli ultimi mesi. Tra gossip extraconiugali riguardo ai concorrenti, altri indagati e ritirati dalla competizione, la direzione artistica che annuncia la volontà di tenere lontana la politica dal palco dell'Ariston sembra un fioretto andato male. In questo senso, l'ultima discussione pubblica è emersa grazie a un articolo de Il Sole 24 Ore pubblicato il 21 gennaio, che ha messo in numeri un fenomeno conosciuto ma spesso ignorato: «Il 66,6% dei brani in gara alla prossima edizione del Festival della canzone italiana è stato scritto dagli stessi 11 autori. Venti pezzi su trenta, per essere più precisi». Considerando l'esclusione di Emis Killa, diciamo 19 su 29.
Così, leggendo semplicemente la lista degli autori dei brani in gara, si è arrivato a stimare che addirittura cinque autori hanno superato la barriera delle tre canzoni a testa, arrivando fino a sette. Così, il Codacons ha presentato un esposto all’Antitrust, per verificare che questa pratica, questa "lobby" come l'ha definita qualcuno, non danneggi la concorrenza tra gli autori e la qualità dell’offerta musicale del Festival per i consumatori.
Insomma, si è alzato l'ennesimo polverone. I protagonisti sono, dicevamo, in particolare cinque autori. La professionista che ha scritto più brani in assoluto è stata Francesca Abbate che ha lavorato a sette pezzi dei Big in gara: Clara, Rose Villain, per cui ha collaborato alle musiche, Serena Brancale, Sarah Toscano, Fedez, Emis Killa e Joan Thiele. Subito dietro c'è Davide Simonetta, che ha scritto per Francesco Gabbani, Rocco Hunt, Achille Lauro, Elodie e Francesca Michielin.
Quattro brani invece quelli firmati da Davide Petrella (The Kolors, Elodie, Tony Effe e Gaia), e da Jacopo Ettorre (Clara, Rkomi, Serena Brancale e Sarah Toscano). Infine, su quota tre brani si assesta Nicola Lazzarin detto Cripo (Rose Villain, Serena Brancale, Fedez e Emis Killa). Ci sono poi altri nomi che hanno firmato due o tre pezzi a testa e, tra di loro, una novità: Blanco (con Michelangelo alla produzione) è tornato al Festival di Sanremo da dietro le quinte, firmando i pezzi di Noemi, Giorgia e Irama.
Facendo un passo indietro, non è certo una novità che gli autori di Sanremo manchino di ricircolo. Come ha notato Il Sole 24 Ore, nel 2024, erano 13 gli autori ad aver scritto dalle due alle quattro canzoni in gara. Eppure quest'anno la cosa ci rende un po' più perplessi, senza nessun motivo specifico, o forse per la reazione un po' troppo naif di Carlo Conti quando, durante una conferenza stampa, ha dichiarato: «Non ho scelto i brani guardando chi li avesse scritti, ma solo ascoltandoli. Solo ora, leggendo la lista, mi sono reso conto di questa concentrazione. Credo che sia una dimostrazione del fermento creativo che coinvolge sia autori che artisti, spesso pronti a collaborare o a scambiarsi le canzoni».
Se da un lato gli artisti in gara scelgono autori che hanno già dimostrato di saper macinare ascolti e, non da meno, di aver fatto guadagnare ottimi risultati nelle edizioni passate di Sanremo, dall'altro questo gioco rischia di creare un certo appiattimento. Tutto diventa una hit calcolata al millimetro, il carattere che dovrebbe prendere caratteristiche univoche per ogni artista, inevitabilmente, si amalgama. Lo percepiremo senza dubbio con il rap che, portato all'Ariston, verrà sapientemente diluito e assimilato ai tormentoni pop più classici. Lo sintetizza nel modo giusto Dario Falcini di RockIt, scrivendo: «avrebbero potuto fare una cosa alla "We are the World", un solo grande pezzo scritto e prodotto da tutti [...] e cantato a turno dai 30 (anzi 29) cantanti in gara».












