Negli ultimi anni, soprattutto chi vive in centri metropolitani, ma recentemente anche oltre questi confini, tutti vanno a pilates o conoscono qualcuno che lo pratica. A chiunque è stato proposto un allenamento in compagnia, dopo una tazza di tè e una sessione di chiacchiere condivisa con le amiche.

Forse non ci siamo accorti del momento in cui iniziava ad arrivare come presenza immancabile nelle nostre vite, ma ad oggi è innegabile la sua diffusione, così come il suo successo. Nelle palestre non si parla d'altro e sui social è ovunque: non è solo un allenamento ma un linguaggio condiviso, un modo di stare nel corpo.



Per capire perché ci piace così tanto abbiamo contattato Noï, realtà milanese di Iryna Kovalchuk, Co-Founder & CEO, e Liudmyla Podoprygora (Lucy), Studio Director e insegnante di pilates con oltre 25 anni di esperienza, diplomata in ginnastica artistica e riabilitazione fisica e formata nel programma Lolita's Legacy. A rispondere alle nostre domande è stata proprio quest'ultima: la sua passione per lo studio del corpo e delle sue potenzialità la rende un punto di riferimento per chi cerca un approccio profondo e consapevole al pilates.

Il successo, i benefici e il futuro del pilates

Perché secondo voi il pilates riscuote tanto successo ed è così attraente? Cosa intercetta del nostro modo di vivere e di percepire il corpo?

«Joseph Pilates ha dedicato tutta la sua vita a sviluppare e diffondere il suo metodo, allora chiamato "Contrology". Alla base c'è l'idea di imparare a controllare il proprio corpo in modo consapevole: sentirlo, comprenderne il movimento e conoscerne le caratteristiche. Oggi, in un contesto di vita veloce e spesso disconnesso dal corpo, questo approccio diventa estremamente attuale. Le persone non cercano più solo allenamento, ma un modo per ritrovare il contatto con se stesse».

Cosa sta cercando davvero chi oggi arriva al pilates: un risultato estetico, benessere mentale o un equilibrio tra i due? Perché secondo voi vale la pena sceglierlo?

«Nel mondo contemporaneo c'è un forte desiderio di vivere a lungo, ma soprattutto di vivere bene. Per questo stanno emergendo sempre più pratiche legate alla longevità e alla cura di sé. Il pilates risponde perfettamente a questa esigenza, perché lavora non solo sul corpo, ma anche sulla qualità della vita. Non è solo una questione estetica, ma di percezione e benessere profondo».

Il pilates viene spesso raccontato come una pratica gentile: in che senso è diverso da allenamenti più intensi o performativi?

«Non è un'attività pensata per essere ad alta intensità, ma è più focalizzata sul rispetto delle capacità e dei limiti del corpo. A differenza di molti allenamenti più intensivi, che spesso richiedono di spingersi oltre il limite – con possibili conseguenze negative – il pilates costruisce forza, controllo e resistenza in modo sostenibile e consapevole».

Quanto incide lo stile di vita contemporaneo (stress, sedentarietà e iperconnessione) nel successo di questa disciplina?

«Quando una persona vive in uno stato di stress, aggiungere allenamenti ad alta intensità può risultare controproducente e aumentare il livello di affaticamento mentale e fisico. Questo porta spesso a una perdita di motivazione. Il pilates, invece, ha un effetto opposto: aiuta a riequilibrare il sistema nervoso, riduce lo stress e ristabilisce il contatto con sé, rendendo più facile mantenere una pratica costante».


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Per quanto riguarda i risultati: che tipo di corpo costruisce davvero il pilates e quanto è realistico rispetto alle immagini che vediamo sui social?

«Oggi cresce sempre di più il desiderio di consapevolezza e autenticità. Le persone non vogliono solo "apparire", ma sentirsi bene nel proprio corpo. Il pilates costruisce prima di tutto un corpo funzionale: un corpo che si muove bene, che è equilibrato e libero da dolori. Perché anche il corpo più esteticamente perfetto perde valore se è accompagnato da tensioni o disagi fisici. Celebrity e influencer hanno contribuito a rendere il pilates desiderabile: quanto pesa oggi l'immaginario legato a figure come Hailey Bieber o Kendall Jenner, ma anche italiane? La loro influenza è oggi molto forte, perché contribuiscono a creare un'immagine del pilates come stile di vita bello, aspirazionale e desiderabile. Spesso i clienti arrivano da noi proprio attratti da questa estetica. Ma poi inizia il lavoro vero: non è più una questione di immagine, ma di disponibilità a intraprendere un percorso nel tempo. Ed è qui che entra in gioco la professionalità dei nostri insegnanti, che lavorano in modo profondo e altamente personalizzato. È importante sottolineare che il vero risultato non arriva da una singola lezione, ma quando il pilates diventa parte di una routine costante e di uno stile di vita».

Durante una lezione, cosa succede a livello mentale oltre che fisico?

«Durante la pratica si crea uno spazio di presenza: ci si concentra sul respiro e si sviluppa una maggiore consapevolezza del movimento e delle sensazioni corporee. Questo contatto profondo con se stessi è spesso ciò che porta ai risultati più significativi e trasformativi».

Il pilates è ancora percepito come una disciplina elitaria o sta diventando più accessibile?

«Crediamo che il pilates stia diventando sempre più accessibile, anche grazie alla sua presenza in grandi centri fitness e classi numerose. Tuttavia, l'approccio personalizzato e la guida di un insegnante esperto, capace di comprendere le specificità del corpo, restano elementi fondamentali per ottenere risultati reali e duraturi».

Molti dicono che crea una sorta di "dipendenza": da cosa nasce questa costanza così forte nelle persone che lo praticano?

«Non si tratta tanto di dipendenza, quanto di un cambiamento nella percezione di sé. Quando una persona scopre come il proprio corpo può funzionare in modo armonico, senza dolore e senza forzature, e quanto può sentirsi bene, diventa naturale non voler tornare alle vecchie abitudini».

Il pilates può davvero essere per tutti o ci sono casi in cui non è la scelta ideale?

«Può essere adatto a chiunque: ciò che cambia è l'approccio, il programma e il repertorio di esercizi. Nel nostro studio, ad esempio, abbiamo percorsi dedicati alla gravidanza e a persone con esigenze specifiche legate al movimento. Abbiamo anche lavorato con una cliente con disabilità visiva, ed è stata per noi un'esperienza professionale molto preziosa e profonda».

Guardando al futuro: come sta cambiando il pilates e in che direzione pensate evolverà nei prossimi anni?

«Crediamo che il pilates diventerà sempre più accessibile. Già oggi vediamo nascere nuove realtà ogni giorno. Parallelamente, però, crescerà anche il valore della professionalità degli insegnanti: saranno sempre più centrali le competenze in biomeccanica e anatomia, fondamentali per lavorare in modo personalizzato e migliorare concretamente la qualità della vita delle persone».

I prodotti per affrontare un allenamento di pilates

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Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.