Per anni gli smoothie sono stati considerati la scelta healthy per eccellenza: perfetti a colazione, dopo la palestra oppure come alternativa veloce a un pranzo più leggero. E in effetti, sulla carta, frutta e verdura frullate sembrano automaticamente sinonimo di benessere.

Peccato che la realtà sia un po’ più complicata.

Perché no, non tutti gli smoothie sono davvero salutari. Alcuni sono ricchi di proteine, fibre e vitamine, mentre altri finiscono per contenere quasi la stessa quantità di zuccheri e calorie di un dessert. Ed è proprio qui che nasce la domanda che TikTok, il wellness world e probabilmente anche la tua breakfast routine si stanno facendo da mesi: bere uno smoothie ogni giorno fa davvero bene?

Spoiler: la risposta non è così semplice come sembra.



Gli smoothie sono davvero salutari?

Secondo gli esperti sì, ma dipende da come vengono preparati. «Uno smoothie può essere un’aggiunta fantastica alla propria alimentazione quotidiana, ma tutto dipende dagli ingredienti utilizzati e dalle esigenze nutrizionali individuali», spiega la nutrizionista Lauren Manaker.

Il problema è che spesso associamo automaticamente la parola “smoothie” a qualcosa di sano, dimenticando che molti dei blend più popolari online sono pieni di zuccheri e poveri di elementi davvero sazianti.

Gli smoothie più equilibrati, infatti, non contengono soltanto frutta, ma anche proteine, fibre e grassi sani. La dottoressa Cristina Del Toro Badessa, medico specializzato in wellness, suggerisce per esempio di combinare frutti a basso indice glicemico come frutti di bosco o mango con spinaci o kale, yogurt greco o proteine in polvere e ingredienti ricchi di grassi buoni come semi di chia, avocado o burro di frutta secca.

Secondo gli esperti è proprio questo mix a fare la differenza, perché aiuta a stabilizzare la glicemia, aumenta il senso di sazietà e sostiene i livelli di energia durante la giornata.

Quando uno smoothie smette di essere healthy

La parte più tricky? Trasformare uno smoothie in una bomba di zuccheri è facilissimo.

«Molte persone rimangono scioccate quando scoprono che il loro smoothie “healthy” potrebbe alterare i livelli di zucchero nel sangue», spiega la nutrizionista Carrie Lupoli. «Molti smoothie già pronti o virali online sono praticamente dessert mascherati».

Gli ingredienti più problematici sono spesso quelli che sembrano innocui: succhi di frutta, yogurt aromatizzati, sciroppi, latte zuccherato e perfino dolcificanti “naturali” come miele o agave possono aumentare rapidamente la quantità di zuccheri presenti nel bicchiere. Anche ingredienti considerati healthy, come il burro di arachidi, possono diventare troppo calorici se utilizzati senza equilibrio.

In pratica: il problema non è lo smoothie in sé, ma ciò che decidiamo di metterci dentro.

Bere uno smoothie ogni giorno fa bene?

pouring green smoothiepinterest
Viktoriya Skorikova//Getty Images

La risposta breve è sì. Ma con qualche precisazione.

Secondo gli esperti, uno smoothie ben bilanciato può tranquillamente diventare un’abitudine quotidiana sana, soprattutto all’interno di un’alimentazione varia ed equilibrata. C’è però un dettaglio importante da considerare: bere un pasto non dà a tutti lo stesso senso di sazietà del mangiare cibi solidi.

Per alcune persone questo significa avere fame poco dopo oppure sperimentare cali energetici durante la giornata.

Come preparare uno smoothie davvero equilibrato

making a smoothiepinterest
Oscar Wong//Getty Images

Per creare uno smoothie davvero healthy, gli esperti consigliano di seguire una formula molto semplice: proteine, grassi sani e carboidrati devono convivere nello stesso blend.

Carrie Lupoli racconta che il suo smoothie quotidiano contiene proteine vegetali in polvere, semi di lino o burro di frutta secca, verdure verdi e frutti di bosco. La dottoressa Del Toro Badessa preferisce invece una combinazione di spinaci, mango congelato, semi di chia, latte di mandorla e proteine vegetali.

Ma al di là delle ricette perfette, la vera regola sembra essere un’altra: ascoltare il proprio corpo.

La verità? Non esiste uno smoothie perfetto per tutti

Gli esperti consigliano di osservare come ci si sente dopo aver bevuto uno smoothie. Se dopo poco arriva di nuovo la fame oppure ci si sente stanchi e scarichi, probabilmente il mix di ingredienti va riequilibrato.

Anche variare frutta, verdura e fonti proteiche durante la settimana è importante per assumere nutrienti diversi e non trasformare lo smoothie quotidiano in una routine troppo monotona.

Insomma, bere uno smoothie ogni giorno può assolutamente essere una buona abitudine wellness. Basta ricordarsi che non tutto ciò che sembra healthy su Instagram lo è davvero anche nella vita reale.

Headshot of Megan Schaltegger
Megan Schaltegger
Scrittore freelance
Megan Schaltegger è una scrittrice che vive a New York. Adora il caffè forte, la cucina tipica di Manhattan, e il suo cane Murray. Promette di non parlare di sé in terza persona IRL.
Headshot of Allison Arnold
Allison Arnold
Redattore associato
In qualità di redattrice associata di Delish, Allie è scrittrice, reporter e produttrice di lungometraggi all'incrocio tra cibo e cultura. Prima di Delish, Allie ha lavorato per pubblicazioni tra cui Apartment Therapy e Insider. Ha anche passato del tempo a lavorare in ristoranti e birrerie. Allie si è tuffata nei cassonetti di New York per smascherare gli sprechi alimentari, ha parlato del pesce leone invasivo che si può mangiare e ha scritto sulla crescente tendenza dei matrimoni con erbacce. Le sue storie di salute e nutrizione sulla cultura dell'idratazione, sulle banane e sul caffè hanno generato quasi 2 milioni di visualizzazioni combinate. Ama viaggiare, correre e mangiare a modo suo in posti nuovi e ha persino un completo sistema di classificazione su Google Maps per i suoi ristoranti e bar preferiti! Quando non scrive di cibo, pianifica il suo prossimo viaggio, solleva pesi o si allena per una gara. Competenze: cibo e cultura (sostenibilità, salute, viaggi) Istruzione: M.S. in giornalismo presso la Columbia University, B.S. in Information Science (User Experience Design) presso l'Università del Michigan