Avete mai provato ad avere circa dieci anni e subire una frog splash eseguita sommariamente da un fratello più grande? Una FU? Una 619? Una semplice head lock? Chi è cresciuto negli Anni Duemila e passava i propri sabato sera in piedi sul divano, incollato a Italia 1, sa che non avrebbe dovuto riprodurre queste mosse di Wrestling a casa propria – posso ancora ricordare il timbro della voce registrata che ripeteva incessantemente il claim "Don't try this at home" fra i commenti di Giacomo Ciccio Valenti e Cristian Recalcati –, ma talvolta, l'energia, la carica, l'emozione prendevano il sopravvento. Anche le bambine come me non si tiravano mai indietro di fronte alla possibilità, seppur remota, di atterrare il proprio rivale, mantenendone la schiena a terra per tre lunghissimi secondi, in attesa del suono della campanella. Di vincere la cintura da campione.
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Perché la WWE sta vivendo una nuova golden age
Aldilà di ogni giudizio, è innegabile l'impatto culturale che il wrestling tutto, ma soprattutto la WWE, con i suoi roaster Raw e SmackDown, ha avuto su intere generazioni di millenials che dopo aver mangiato una pizza intorno al tavolo guardavano sfidarsi, in una disciplina a metà tra lo sport e l'entertainment, l'allentamento e la recitazione, Eddie Guerrero, John Cena, Rey Mysterio, Under Taker, Booker T e tutti gli altri. Abbiamo ancora le carte rigide, fluo o perlescenti, impilate nei cassetti, unite dagli elastici; usiamo ancora quelle reference così iconiche, così virali, nei discorsi di tutti i giorni. Anche oggi, vent'anni dopo. You can't see me, The time is now. La cultura della televisione è ciclica come le altre e, con l'avvento del 2010, l'ossessione maniacale e collettiva nei confronti di questi programmi è andata via via scemando, ma solo per ritornare, dopo un periodo di pausa, forse non più forte a livello di intensità percepita, ma sicuramente cambiata e decisamente in meglio. Nell'era post-Covid e post 2020, infatti, il wrestling e la WWE sembrano stare attraversando un nuovo periodo florido, una nuova golden age, complice anche la programmazione disponibile in diretta e on demand su Netflix disponibile dal 1° aprile 2026, con commento italiano di Luca Franchini e Michele Posa.
Ma il servizio streaming non è l'unica cosa che sta nuovamente avvicinando i tifosi alle Royal Ramble e alle WrestleMania. Negli ultimi anni, un approccio più consapevole, una rivoluzione messa in atto dalla stessa azienda, ha ribaltato completamente un prodotto dalle dinamiche antiquate, per incontrare il gusto di un nuovo pubblico Gen Z, meno interessato al machismo, e allargare l'amore per il wrestling anche alla fetta femminile della fanbase. Sono moltissime, oggi, le ragazze che seguono o praticano la disciplina e non è un caso che nella recente serie A24 Margo ha problemi di soldi, con Elle Fanning e Michelle Pfeiffer, si intrecciano narrativamente i mondi del wrestling e quello di OnlyFans; ma non è nemmeno sempre stato così.
La storia e l'evoluzione della condizione femminile nel wrestling
Non so come nel 2006 io abbia potuto sentire la mia identità riconosciuta, rappresentata, accolta, guardando quello che accadeva sul ring di settimana in settimana. Forse era la presenza più grande e maschile di mio fratello che validava la mia stessa esistenza nel boys club dei sabato sera su Italia 1. A una femmina, in effetti, serve un garante di un certo spessore che possa confermare la validità della sua stessa ammissione in un male dominated field: non preoccupatevi, lei ci sta, è mia sorella; non c'è problema, lei è la mia fidanzata, può sedersi con noi. O è quello o devi capire come rientrare nello stereotipo della baddie – le ragazze bellissime accettate sugli spalti dei campi sportivi non solo perché sono belle, ma anche perché sono toste, spaccano, sono cazzute (ew), sono proprio come loro, i maschi entitled. Altrimenti da quel mondo sarai continuamente respinta, costantemente messa alla prova e interrogata, sempre indesiderata.
In quegli anni, le atlete femminili comparivano di rado e, quando lo facevano, raramente venivano inserite in una narrazione costruita su misura per loro o sulle loro capacità sul ring, trattamento che invece veniva ampiamente riservato ai colleghi uomini (è vero che per il 50% si tratta di un reality show, ma la componente sportiva non è mai mancata: i wrestler sono a tutti gli effetti atleti, che devono implementare alle loro capacità fisiche quelle performative). Quando un programma riservava lo spazio televisivo alle donne, si assisteva a pietosi freak show e alla sessualizzazione dei loro corpi, rigorosamente selezionati in base agli standard di bellezza patriarcali; le ragazze, in bikini succinti, si tiravano i capelli sul palco davanti alle telecamere; il loro arco narrativo, il loro carachter development assumeva le sembianze di un becero catfight. Quello che gli uomini vogliono dalle donne.
Da Vince McMahon alla Women's Evolution: cosa è cambiato davvero
Questo, infatti, non accadeva perché le wrestler in questione erano incapaci di essere altro, vuote o ottuse, ma perché era l'unico modo in cui la direzione creativa del tempo era in grado di concepire e vedere una donna. Erano spesso anche lottatrici talentuose, ma non gli era concesso di emergere in quanto tali. A capo della WWE c'era infatti Vince McMahon, imprenditore statunitense che ha avuto un ruolo centrale nella trasformazione del wrestling in un prodotto globale di intrattenimento, ma anche ex CEO allontanato dai vertici operativi nel 2022 – mentre la sua famiglia ne rimane coinvolta –, dopo le indagini legali legate ai presunti comportamenti predatori e inappropriati, sugli abusi di potere e gli hush money agreements (accordi economici per gestire denunce interne) perpetrati nei confronti delle ex dipendenti ed ex o attuali atlete del brand. Una quantità enorme di testimonianze che comprendono anche gravi accuse di violenza sessuale e sex trafficking, che ricordano in parte quasi il recente caso Diddy, ma che per il suo caso rimangono ancora inconcluse. Tra le tante vicende, il suicidio di Ashley Massaro nel 2019 aveva acceso particolarmente il dibattito pubblico: negli anni precedenti, l'ex atleta entrata in WWE nel 2005 dopo aver vinto Tough Enough, aveva parlato dei presunti abusi vissuti durante la sua esperienza nell'industria del wrestling e l'epilogo della sua vita ha destato molte speculazioni.
Becky Lynch, Rhea Ripley e le altre: le donne che hanno cambiato la WWE
Quando la cultura del possesso tutta, non solo quella di McMahon, e il male gaze dominavano lo scenario delle donne nel wrestling, lo stesso era a dir poco sconfortante, anche per le ragazze che lo seguivano da casa. Ma a partire dal 2014 e dal 2015, forse una strategia per svecchiare gli show e allinearsi con una domanda di un fandom sempre meno interessato a un certo tipo di sessualizzazione e al contrario più attento all'inclusione di tutte le soggettività, all’interno dei programmi WWE inizia a prendere il largo la Women’s Evolution, che rivoluziona la concezione del wrestling femminile. Campionesse come Becky Lynch, Charlotte Flair, Bayley e Sasha Banks (oggi Mercedes Moné) diventano dei simboli prima a Nxt e poi nei roster principali, in cui l'esperienza femminile viene vissuta come centrale sia per la qualità dei match che per i promo.
È l'inizio di una vera e propria rivoluzione, che porta rapidamente al primo Main Event tutto al femminile nella storia di WrestleMania, il Triple Threat fra Charlotte Flair, Becky Lynch e Ronda Rousey, nel 2019. Le stipulazioni speciali, che fino a 10 anni fa riguardavano soltanto gli uomini, sono diventate una consuetudine anche per le donne. Nell'ottobre 2015, a NXT Takeover: Respect, l'Iron Woman Match fra Bayley e Sasha Banks dava spettacolo, costituendo la prima pietra miliare nella rivoluzione. Banks e Charlotte Flair, già nel roster di Raw, si affrontavano l'anno dopo nell'Hell in a Cell, dove fino a qualche anno prima risultava impensabile poter vedere atlete donne. La Revolution, diventata Evolution, è culminata con il Premium Live Event omonimo, con match soltanto al femminile nell'ottobre 2018. Oggi, anche il Royal Rumble Match, da quasi 40 anni una delle stipulazioni più amate e importanti per gli uomini, viene svolto fra le donne. Oltre ai due titoli di Raw e SmackDown, esistono anche i titoli di coppia e il nuovo Women's Us Title, mentre Rhea Ripley, Bianca Belair, Liv Morgan ma anche Roxanne Perez, Stephanie Vaquer, Giulia, Sol Ruca e tante altre continuano a essere le campionesse al centro dei programmi WWE, stimate e valorizzate come vere e proprie atlete-performer, con i loro gimmick distintivi, le loro storie e le loro catch-phrase identitarie.
Perché oggi sempre più ragazze seguono il wrestling
Se il wrestling e la WWE stanno vivendo una nuova golden age nel 2026 è proprio grazie alle donne che vi partecipano. Ma il merito non è solo dell'azienda. Sembra che il pubblico di riferimento sia infatti entusiasta nel valutare le ragazze in base alla loro abilità sul ring o al microfono; sarebbe infatti uncool, ora, comportarsi diversamente, sarebbero considerati viscidi e molesti i ragazzi a esercitare uno sguardo promiscuo nell'approccio ai march. Un cambiamento che ha reso possibile l'avvicinarsi alla disciplina di tantissime nuove appassionate, che si immedesimano sempre di più nelle loro eroine. Se prima guardare il wrestling era considerata un'attività da repubblicani, adesso è diventata una cosa da progressisti, tant'è che wrestler professionisti tra i più apprezzati come Cm Punk e Kenny Omega appaiono spesso durante gli eventi con cartelloni e striscioni a supporto dei diritti dei giovani queer LGBTQIA+ o degli adolescenti trans. Secondo molti, nonostante rimanga uno spettacolo dove i numeri degli uomini sorpassino sempre quelli delle donne, così nel ring come sugli spalti e dietro allo schermo del tablet, e nonostante viviamo ancora tutti immersi in una società dalla matrice culturale di stampo etero-patriarcale, la community che gravita attorno al wrestling sembra oggi costituire quasi un safe-space, sicuramente meno tossica di quella del calcio, del rap, dei videogiochi.
Forse è anche per questo che figure così centrali per la girlhood come Vanessa Hudgens e Anna Pepe non perdono l'occasione di ricordarci quanto siano in fissa con questo show; se la cantante di cantante di brani culto come Come Back to Me, Say Ok e Sneakernight, ama indossare maglietta con la scritta "Hot Girls Love Pro Wrestling" e la seconda si riprende spesso con cinture customizzate da cristalli e dettagli rosa – memorabile è la fotografia del 2023 che la ritrae sul red carpet Fast X (o Fast & Furious 10) a Roma, al fianco di John Cena – entrambe assistono volentieri alle manifestazioni live della disciplina. Ma non solo perché sono baddie, ma perché sono ragazze che amano il wrestling.











