La senti, a volte, alcuni pomeriggi di luglio con il caldo afoso che sembra così denso da opprimere la mente, la ritrovi certe sere di agosto con una luce che sembra diversa e smuove la malinconia. Ha a che fare con le città deserte, con la perdita della routine, con una pausa che costringe a pensare o a riempirla a tutti i costi. Per alcuni la tristezza estiva non va mai davvero via, arriva e se ne va con il caldo, prende la forma dell'ansia, della frustrazione o di una nostalgia simile a quella che si prova a Natale, quando tutti intorno festeggiano.

La summertime sadness esiste da ben prima che Lana Del Rey le dedicasse una canzone. C'è chi la sente arrivare già dal solstizio e viene spesso vissuta in solitudine perché odiare l'estate e sentirsi più tristi quando il sole splende e si può andare in ferie sembra un controsenso sotto gli occhi di tutti. «Anche se se ne parla poco, non è raro che proprio durante l’estate alcune persone si sentano più tristi, più sole o più ansiose», conferma la psicologa e psicoterapeuta Stefania Romanelli, «Quando soffriamo, tendiamo facilmente a sentirci isolati, soprattutto se ci sembra che tutti gli altri si stiano divertendo. Sapere che questa esperienza è condivisa e che non siamo gli unici a viverla può aiutarci a sentirci meno soli e a guardare con meno giudizio ciò che stiamo attraversando».



tristezza estiva perché ci sentiamo malinconici in estate?pinterest
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Come mai l’estate è generalmente considerata un periodo di serenità, felicità e leggerezza?

«L’estate è spesso associata alle ferie, al tempo libero e a una pausa dagli impegni quotidiani. Le giornate si allungano, trascorriamo più tempo all’aperto e, culturalmente, questa stagione è raccontata come il momento della spensieratezza. Anche pubblicità e social alimentano l’idea che l’estate debba essere sinonimo di felicità. Il problema nasce quando trasformiamo questa immagine in un’aspettativa: se non ci sentiamo così, iniziamo a pensare che ci sia qualcosa che non va in noi».

Che motivi possono esserci, invece, dietro alla tristezza estiva?

«Possono esserci molte ragioni. La routine cambia, le città si svuotano e alcune persone sperimentano una maggiore solitudine. Le vacanze possono trasformarsi in un momento di pressione, invece che in un momento di riposo. Inoltre, quando rallentiamo, spesso emergono emozioni che durante l’anno erano rimaste sullo sfondo».

Ha un ruolo, secondo te, la performance legata alle vacanze sui social e quindi alla FOMO?

«In alcune persone sì. I social mostrano spesso una versione idealizzata delle vacanze, fatta di viaggi, relazioni perfette e momenti felici. Il confronto con queste immagini può amplificare un senso di inadeguatezza, ma più che essere la causa del disagio, i social possono contribuire a mantenerlo o intensificarlo».

La vacanza intesa come perdita di una routine e pausa forzata, può destabilizzare?

«Sì. Le routine non sono solo abitudini: rappresentano anche una fonte di prevedibilità e sicurezza. Cambiare improvvisamente ritmi, orari e abitudini può essere piacevole per alcuni, ma destabilizzante per altri. Non tutti viviamo il cambiamento allo stesso modo e questo è del tutto normale».

Il caldo può influire sull’ansia e la tristezza?

«Il caldo può influire. Le alte temperature possono compromettere il sonno, aumentare la stanchezza, l’irritabilità e rendere più difficile regolare le emozioni, soprattutto nelle persone già predisposte all’ansia o ai disturbi dell’umore. Anche l’allungarsi delle giornate può avere un impatto: sebbene per molte persone sia un elemento positivo, in alcune, in particolare in chi soffre di depressione, può contribuire ad accentuare i sintomi».

Che cosa può aiutare a combattere la tristezza estiva?

«Più che altro può essere utile imparare a non combattere noi stessi. Se ci sentiamo tristi e, in più, ci diciamo che dovremmo essere felici perché è estate, aggiungiamo sofferenza alla sofferenza. Può aiutare accogliere quello che stiamo vivendo con maggiore gentilezza, ricordarci che non dobbiamo trasformare l’estate in una performance fatta di viaggi o esperienze perfette e prenderci cura di noi anche attraverso piccoli gesti quotidiani. A volte, la vacanza di cui abbiamo più bisogno non è quella da mostrare agli altri, ma quella dal continuo giudizio verso noi stessi».