Ci siamo incontrate in uno studio fotografico senza finestre. Un enorme scatolone bianco, sterilizzato dalla realtà, dove la luce non entra, ma viene prodotta artificialmente. È il classico ambiente che ti fa venire voglia di scappare all’aria aperta, se solo l’aria aperta non fosse un concetto così demodé. Tranne per il fatto che, proprio dietro Alessia Lanza, c’è una finestra. O meglio, un’idea di finestra. Un’installazione scenografica, un rettangolo di legno dipinto che imita l’idea di fuori, come se bastasse un’illusione bidimensionale per placare il nostro bisogno di realtà. È il paradosso perfetto: siamo in una stanza senza finestre, eppure c’è una finestra. E all’improvviso tutto mi sembra troppo meta per un martedì pomeriggio.

Alessia indossa un outfit impeccabile, uno di quelli che ti fa venir voglia di bruciare il tuo armadio e ricominciare da zero, ma con un’aria così disinvolta da sembrare che ci sia capitata per caso. Mi guarda, sorride e dice: «Quanto è strano stare in una stanza senza finestre ma con una finestra?». Ed è in quel momento che capisco perché la gente la segue. Alessia ha questa capacità rara e preziosa di cogliere l’assurdità delle cose prima ancora che tu te ne renda conto. Parlare con lei è come scrollare il feed in una giornata in cui il Wi-Fi è miracoloso: nessun caricamento infinito, nessun buffering, solo un flusso costante di idee che si muovono con la giusta alternanza di ironia e profondità. Ma soprattutto, la consapevolezza che dietro ogni post, ogni video, ogni story perfetta, c’è una persona che ha capito che i social sono un dialogo, non una vetrina.

Parliamo di tutto: della pressione di essere sempre online, di cosa significhi costruire una carriera su un algoritmo capriccioso e dell’arte ormai dimenticata di sparire per un po’ senza sentirsi in colpa. E mentre lei racconta, il mio sguardo continua a cadere su quella finestra finta. Forse i social sono proprio questo: un posto dove tutti fissiamo una finestra, convinti di guardare fuori, senza mai chiederci se sia vera. O forse, se siamo fortunati, ogni tanto arriva qualcuno come Alessia, che trova il modo di spalancarla davvero.

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Teresa Ciocia
Total look, Marco Rambaldi. Scarpe vintage, Man Repeller.

Alessia, sei ovunque. Ma per te cosa vuol dire davvero essere connessa con la vita oltre i social?

«Sarei ipocrita a dire che non passo molto tempo al telefono. Non ci sto solo per lavoro – come tutti, oggi, finisco per perdere un sacco di tempo online. Ma se penso a cosa mi tiene davvero connessa alla vita, direi la mia famiglia. E poi, anche le esperienze più semplici: fare le pulizie di primavera ascoltando l’ultimo album di Bad Bunny, per esempio. Forse il film della mia vita dovrebbe iniziare proprio così».

Come vivi la competizione nel mondo dei social? Anche se adesso sei famosissima, ci sarà sempre qualcuno più famoso di te…

«Ci sono giorni in cui la vivo con leggerezza, altri in cui l’ansia prende il sopravvento. Ma c’è una cosa che mi salva sempre: la sensazione di essere all’inizio. Ogni volta che pubblico qualcosa o mi butto in un nuovo progetto, è come se fosse la prima volta. Non mi sento mai “arrivata”– e forse è proprio questa consapevolezza a darmi la spinta creativa più grande».

Qual è stata l’ultima persona che hai incontrato con la quale hai sentito una forte sintonia?

«Sono stata a Sanremo con il mio podcast Mille Pare e ho avuto l’opportunità di parlare con tanti ospiti del Festival. L’incontro che mi ha emozionato di più è stato senza dubbio con Simone Cristicchi. Avrei voluto sedermi in una stanza vuota con lui, senza microfoni, e ascoltarlo parlare per ore… Cristicchi, insegnami la vita!».

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Teresa Ciocia
Shorts, canotta, t-shirt e reggiseno, tutto Intimissimi. Scarpe, Missoni.

Su questo set c’è una splendida finestra che è il primo social della Storia; se ti potessi affacciare su uno scenario ideale, quale sarebbe?

«Io adoro l’idea di imparare cose apparentemente inutili. Mi piacerebbe affacciarmi su un gigantesco appartamento con mille stanze, ognuna dedicata a un corso diverso».

Adesso ne voglio sapere di più, che corsi vorresti seguire?

«Un corso di ceramica, uno di mosaico, di uncinetto, un corso sulla storia giapponese... Consiglio a tutti la pagina Corsi Corsari, il luogo perfetto davvero in cui vi potete sbizzarrire».

Do’s e don’ts del primo appuntamento, vai!

«Do’s: un picnic all’aria aperta, una colazione lunga e rilassata come nei film francesi. Don’ts: cene in posti fighetti e cinema; troppo banali!».

Se invece potessi avere una connessione Wi-Fi con i pensieri di qualcuno chi sarebbe?

«Mi piacerebbe vedermi dall’esterno, un po’ come uno spettatore… Il che, a pensarci bene, è esattamente il motivo per cui vado in terapia. Però, se devo scegliere una persona famosa, dico senza esitazione Billie Eilish, la mia queen assoluta. La trovo affascinante e fuori dagli schemi. Spesso mi sento dire che dovrei vestirmi in modo più femminile, ma Billie è la mia risposta perfetta a questi commenti: “No grazie, sto benissimo così”. Sono cresciuta in campagna, e ricordo che mia mamma mi portava da mia nonna vestita da signorina… Solo per poi essere trasformata da mia nonna in un maschiaccio. Un equilibrio perfetto! Ma quando voglio un tocco più girly, la mia icona di riferimento è Hailey Bieber».

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Teresa Ciocia
Top, Mango. Reggiseno, Intimissimi. Pantaloni, Carhartt WIP.

Hai mai bloccato un tipo su Instagram?

«Mai! Bloccare qualcuno? Ma no, lui deve vedermi brillare, deve soffrire in 4K ogni mio glow-up».

Un sito dove acquisti spesso?

«Sono in fissa con NiiHAi, un sito giapponese di scarpe che mi ha consigliato la mia stylist. Cercavo dei tacchi un po’ diversi dal solito e devo dire che lo straconsiglio! Compro anche su Vinted, soprattutto occhiali da sole».

Parliamo un po’ di beauty. Hai appena fatto queste sopracciglia molto scure, un po’ controverse, alla Cara Delevingne.

«Sai che sui social mi fanno nera per questo? Ma sai che c’è? Me ne frego. Amo il look forte, androgino e fuori dagli schemi, proprio come lei. Se piacciono a me, tanto basta. E poi, le sopracciglia sono come la vita: meglio averle audaci che anonime!»

Quindi l’emancipazione passa anche da come decidiamo di “non truccarci”, di “non depilarci” e così via?

«Assolutamente sì, ma anche no. Cioè, l’emancipazione sta nel poter scegliere, senza dover sempre giustificare la scelta. Ti vuoi truccare? Truccati. Non vuoi? Non farlo. Ti vuoi depilare? Vai. Ti sta bene la peluria? Top. Il punto è che nessuno dovrebbe sentirsi in dovere di spiegare il perché o il per come. L’emancipazione è libertà, e la libertà è anche poter dire: “Faccio quello che mi pare, senza farmi mille pare”. Punto».

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Teresa Ciocia
Total look, Ermanno Scervino.
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Teresa Ciocia
Total look,Versace.

Brand beauty del cuore?

«L’Oréal Professionnel tutta la vita! Amo i loro prodotti per capelli – anche perché, diciamocelo, con lo styling giusto puoi pure dimenticare il trucco e sembrare comunque fresca di parrucchiere (o almeno provarci). Sono molto più hair-addicted che make-up lover, ma se parliamo di trucco, il mio must-have in assoluto è la palette di Make Up For Ever con sei blush e sei correttori. Perché se la vita ti butta giù, almeno puoi ritoccarti il colorito mentre cerchi di rialzarti».

Parliamo della tua “spesa sbagliata” dell’anno scorso: ho letto un articolo sul Fatto Quotidiano che gridava al semi-scandalo per qualche scatola di preservativi. Secondo te, in Italia, siamo davvero così poco abituati a vedere il sesso trattato con spontaneità?

«Guarda questo articolo non lo avevo neanche letto».

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Teresa Ciocia
Slip, Dolce&Gabbana. Guêpière tricot, Marco Rambaldi. T-shirt, MeiMeij. Reggiseno, Intimissimi. Blazer, Tela9. Anelli, DoDo.

Ah, ma quindi lo scopri solo adesso? Icon!

«Non mi googlo mai; mi interessano molto di più i commenti sotto a un post, che un articolo intellettualoide su un fatto stupido. Tornando al discorso, è assurdo come nel 2024 ancora faccia scalpore una scatola di preservativi in una spesa, manco avessi comprato un’arma nucleare. Il problema è che in Italia il sesso viene spesso trattato o con imbarazzo o con eccessiva serietà, quando in realtà dovrebbe essere una cosa normalissima, anche da ridere. Dovremmo rilassarci un po’ di più… E magari preoccuparci di cose un tantino più importanti della mia lista della spesa».

Hai raccontato che tra vent’anni ti vedi a vivere in una fattoria senza Wi-Fi… Insomma, una sorta di The Simple Life reboot?

«Ne parlo spesso con la mia famiglia. Da più grande, mi vedo in campagna, un po’ The Simple Life, ma senza dover mungere una mucca con lo smalto fresco – priorità, raga. Certo, senza Wi-Fi potrebbe diventare più un horror che un reality… Ma alla fi ne basta un buon outfit e un po’ di autoironia, no? Al massimo avvio un vlog bucolico!».

SET DESIGNER, Martina Colli. HAIR STYLIST, Sergio Castiglia. MAKE-UP ARTIST, Valeria Aveta. ASSISTENTE FOTOGRAFIA, Andrea Cargnelli. ASSISTENTE DIGITAL, Manola Casciano. ASSISTENTE STYLIST, Martina Borgonovo. PRODUCER, Sofia Ceresero.

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Matteo Gerbaudo
Giada Biaggi. Stand-up comedian, sceneggiatrice, scrittrice. Il suo ultimo progetto è il vodcast Daddy Issue.