«Quest'anno è una Venezia un po' speciale per me, perché per la prima volta sono in veste di attrice qui. Ora, sono stata chiamata così per tutto il giorno, quindi mi piace dirlo, lo voglio ridire, lo dirò ancora per qualche ora, fino a domani sicuramente», ride Giulia De Lellis. In occasione del suo debutto al Lido nei panni di Teresa, in 101% – L’amore al tempo dei social, cortometraggio diretto da Serena Corvaglia e scritto da Andriy Odlyvanyy, l'influencer, imprenditrice ora anche attrice svela Cosmopolitan emozioni e segreti dell'anno «più difficile della sua vita», quello che è appena passato, con il cuore, ora «più leggero», carico di orgoglio e promesse verso il futuro.

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Matteo de Mayda
Foto Matteo de Mayda.

Cosa ti porta qui a Venezia?

«Sono qui per un progetto speciale, ho lavorato a un corto con Rai Cinema e One More, con la regia di Serena Corvaglia che è stata straordinaria come regista e come essere umano. S'intitola 101%, parla principalmente di relazioni e social queste app di dating, una sorta di educazione sentimentale/emotiva. È un tema che mi sta molto a cuore, non se ne parla molto ma io ci provo, soprattutto con le mie nipoti».

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Matteo de Mayda

Cos'è per te più importante nell'educazione emotiva?

«La famiglia. Io ho imparato forse un po' con l'esperienza, un po' crescendo in una famiglia numerosa, molto unita, molto compatta, in cui si parla tantissimo. E poi è importante non perdere la capacità di immaginare, riuscire a riprendere un po' quella magia, quella spensieratezza che invece i bambini hanno. Infatti io alle mie nipotine sto particolarmente addosso sotto questo punto di vista, perché questa capacità parte proprio dai primi anni degli esseri umani. Infatti io credo essere un genitore è il mestiere più complicato del mondo».

Tu ti ci immagini mai?

«Io sono una grandissima amante dei bambini. C'è chi ha questo legame con gli animali, chi con la natura, io sono proprio una di quelle che se sono per strada o a una cena, un evento, una cena di famiglia ci sono i bambini, mi eclisso per stare totalmente con loro. Voglio un figlio da che ho memoria nel mondo quindi assolutamente sì, mi ci immagino e spero di non diventarci neanche da troppo grande, da troppo adulta perché mi piacerebbe diventare mamma giovane. Spero arrivi presto questo momento».

Com'è andata questa esperienza da attrice?

«È la mia seconda esperienza nel mondo del cinema, la prima era stata durante il Covid, quindi non l'avevo vissuta in questo modo, i cinema erano chiusi, non abbiamo potuto fare una prima; è stata comunque un'esperienza bellissima. Questa l'ho sentita ancora di più, il corto è stato presentato a Venezia, abbiamo fatto il red carpet, l'abbiamo visto in sala con la proiezione. Mi sono sentita anche inaspettatamente confident nel rivedermi. Io sono molto severa con me stessa, quindi non ti so dire se sono stata brava o no, però ti posso dire che mi sono sentita sempre a mio agio.

Ti è venuta voglia di farlo più spesso?

«Io ho una carriera colorata e anche molto varia, perché lavoro sui social, sono un'imprenditrice, ho da poco lanciato il mio brand di make-up e skin care, ma questa lucina c'è sempre stata nella mia testa e non a caso questo progetto l'ho tanto desiderato, ci ho lavorato tanto. Il mondo del cinema mi affascina sempre di più e questa seconda esperienza ha confermato questa mia passione».

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Matteo de Mayda

Cos'avete in comune tu e Teresa, il personaggio che interpreti?

«Teresa è una ragazza che ha un fratello più piccolo proprio come me e sempre come me è molto legata alla sua famiglia. In lei mi ci rivedo tantissimo per quanto riguarda i suoi rapporti, il legame che ha con le sue amiche, con i suoi amici. Lei è un po' la mammina del fratello e lo sono anch'io con il mio. Siamo anche diverse però perché lei si lascia influenzare un po' dal contesto, soprattutto dal suo fidanzato, perché Teresa è fidanzata con un uomo molto più grande che cerca di avere un controllo sulla sua vita, sul suo lavoro, sulle sue scelte personali molto importante. In questo sicuramente non ci assomigliamo».

Quali sono le sfide per te di lavorare con i social?

«Sicuramente un grandissimo problema dei social è la dipendenza da questi perché, parliamoci chiaro, sono una tentazione, sono rilassanti, stimolanti. Io prima sentivo proprio la necessità di usarli un po' perché si è creata una community incredibile negli anni e un po' perché mi piaceva, mi divertiva farlo, condividere costantemente ogni momento della mia vita personale, lavorativa, familiare. All'inizio non me ne rendevo conto, poi quando ho iniziato a vedere che non c'era più un confine fra la mia vita reale e quella digitale, allora mi sono data una regolata. È stato naturalissimo, non ho fatto assolutamente fatica, anzi è stato bello. Oggi sono in una fase della mia vita in cui riesco a proteggere, a tutelare, a non condividermi, ma semplicemente a godermi un momento senza quel bisogno, quell'ossessione. Mi sento di consigliare a tutti di trovare un momento in cui dimenticarsi del telefono. Perché è stupendo guardarci negli occhi, toccarci, sentire i profumi, parlarci di persona».

È diverso fare un carpet da attrice piuttosto che da content creator?

«Sì completamente. In tutto, dal calendario della giornata, l'emozione, alla quantità di persone differenti che si incontrano. Le altre volte, arrivavo, avevo una serie di contenuti da fare, mi preparavo con calma arrivavo sul red carpet, guardavo la prima, tranquilla e rilassata, tornavo poi a casa, mi facevo una bella cena. Era molto più rilassata. Quest'anno non ho avuto un secondo di tempo libero per rendermi conto di quello che stavo vivendo. che per me è molto importante perché la mia vita è molto veloce, io sono una persona veloce e quindi devo proprio stare attenta a prendermi dei momenti: voglio prendermi dei momenti in cui dico "ok, vediamo cosa ho fatto, cioè veramente ho fatto questa cosa?". Da quando sono qui non ci sono ancora riuscita e abbiamo fatto una quantità di conferenze a stampa, interviste una dietro l'altra, abbiamo incontrato tante persone, prodotto tantissimi contenuti, però è stato stupendo.

Chi è la diva che più ti ispira?

«Sofia Loren. Una donna che si è costruita una strada incredibile, tutto da sola, venendo da una famiglia semplice».

Qual è il tuo sogno ai confini dell'estate?

«Visto che ci stiamo fermando insieme a fare questa chiacchiera in tranquillità, e ho ripercorso con questi ultimi giorni, forse probabilmente quello che sto vivendo in questo momento. Non vorrei essere in nessun altro posto a fare nessun'altra cosa».

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Matteo de Mayda

Settembre è anche il momento dei buoni propositi ma anche quello in cui si tirano le somme. Se ti ripensi un anno fa, cosa è cambiato, cosa è perso, cosa è guadagnato?

«Quello appena passato è stato senza dubbio l'anno più difficile, complesso e anche ricco di cambiamenti nella mia vita. Ho avuto due delle persone più importanti per me che si sono ammalate contemporaneamente quest'anno. Non trascuro mai il mio lavoro, però quando c'è qualcosa che non va in famiglia o se ci sono problematiche del genere io mi anniento, mi si spegne il cervello e arrivo a fare cose come trascurare il lavoro o annullarlo completamente. Io che abbia la febbre, stia male, discuta col fidanzato, con un'amica, non mi fermo mai. Non mi fermo mai. Quest'anno sono arrivata a bloccare il mio lavoro, a stravolgere la mia vita, proprio perché è stato un anno molto intenso e faticoso a livello personale. Dopo una fase molto delicata, che ha stravolto inevitabilmente tutto. Per questo sono molto orgogliosa del lavoro che ho fatto di autoanalisi, perché non avevo neanche il tempo di andare allo psicologo. Eppure, alla fine dei conti sto chiudendo quest'anno nel migliore dei modi rispetto a come era partito. Sono riuscita a lanciare il mio brand e nel suo primo anno di vita è andato nel migliore dei modi, anche oltre l'immaginazione. Il mio cuore ha sofferto, ho avuto una fase anche lì a livello sentimentale molto pesante, ma adesso anche in quell'ambito ho ripreso a respirare, il mio cuore è leggero, e forse non è neanche più troppo solo. E ho fatto questo progetto meraviglioso di Venezia. Riparto in questo nuovo anno lavorativo con una bella energia, molto più consapevole e forse anche un po' più forte. Perché io sono dell'idea che senza un po' di sofferenza non si va da nessuna parte. In ogni dolore c'è sempre un po' di gioia».


Foto, Matteo de Mayda
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