Immaginate la scena: siete arrivati in aeroporto, pronti/e per imbarcarvi in un viaggio indimenticabile, ma all'improvviso una notifica sul telefono o un messaggio dagli altoparlanti vi avvisano che il vostro volo è stato cancellato, magari proprio per mancanza di jet fuel sul vostro aereo.
- Prenotare voli per l’estate 2026: è sicuro o meglio aspettare?
- Viaggiare sostenibile e low cost come piace agli Under 30
- Viaggio a Londra? La nostra guida sulle 21 cose imperdibili da fare tra experience, musei, natura e divertimento
Ma siamo sicuri che si possa presentare uno scenario simile? E cosa si può fare in questi casi? Proviamo a rispondere a queste e ad altre domande, attuali più che mai alla luce delle ultime tensioni in Medio Oriente.
La logistica dell'emergenza: i protocolli e le restrizioni previste
Iscriviti al canale Whatsapp di Cosmopolitan Italia
Non dovreste pensare ad un aeroporto come una stazione di servizio isolata, quanto piuttosto come il terminale di una rete di oleodotti, navi cisterna e depositi strategici.
Ecco perché se il flusso di carburante si interrompe, scattano immediatamente i protocolli di Fuel Rationing: secondo le linee guida dell'ICAO (che è la International Civil Aviation Organization), la priorità viene data alla sicurezza e alla gestione dei voli in arrivo, ma le operazioni in partenza possono subire tagli, anche piuttosto drastici.
In una prima fase, le autorità aeroportuali e i fornitori impongono quote massime di rifornimento. Le compagnie aeree come Ryanair o Easyjet sono costrette a implementare il cosiddetto tankering: gli aerei atterrano carichi di carburante extra prelevato da scali dove la disponibilità è maggiore. Tuttavia, come sottolineato in diversi report di Eurocontrol, questa pratica aumenta il peso del velivolo, incrementando il consumo di carburante stesso e le emissioni di anidride carbonica. Insomma, non è certo la migliore delle opzioni!
Se la crisi persiste, si arriva alla cancellazione sistematica dei voli. Recentemente, alcune testate finanziarie come Bloomberg e Reuters hanno riportato le preoccupazioni dei vertici di diverse compagnie aeree, che hanno dichiarato di avere scorte garantite e contrattualizzate solo fino a maggio. E poi?
Cosa succederà dopo maggio? Parla l'amministratore delegato di Ryanair
Michael O'Leary, amministratore delegato di Ryanair (vettore molto amato dalla Gen Z per i suoi prezzi abbordabili) è stato chiaro: «Per maggio le compagnie petrolifere ci hanno rassicurati, ma su giugno non abbiamo certezze. Finché Trump gestirà così male la situazione in Medio Oriente, i prezzi rimarranno altissimi».
Ma da giugno in poi, invece, cosa ci dovremmo aspettare? O' Leary purtroppo non ha potuto fare altro che rispondere, tra il serio e il faceto: «Dopo? Che ne so, tiriamo tutti a indovinare».
Il ruolo delle istituzioni e le scorte strategiche
Organismi come la IATA (la International Air Transport Association) monitorano costantemente l'impatto economico di queste crisi. In contesti di estrema necessità, i governi potrebbero pur sempre decidere di attingere alle Strategic Petroleum Reserves (SPR): si tratta di una misura d'emergenza, un po' l'ultima spiaggia prevista per garantire la continuità dei servizi essenziali.
Senza un intervento coordinato e una diversificazione delle rotte di approvvigionamento, il rischio è che il sistema passi da una "gestione dell'efficienza" a una "gestione della penuria", dove il diritto alla mobilità aerea diventa subordinato alla disponibilità geopolitica del combustibile. Lo scenario, al momento, è in continua evoluzione: l'unica certezza è che le compagnie aeree dovranno rimborsare i viaggiatori del prezzo del biglietto già pagato se si trovassero costrette a cancellare un volo (sempre che non riescano a trovare una soluzione alternativa per portare i passeggeri a destinazione).












