Abbiamo superato i 60 giorni da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran dando inizio a una guerra in Asia Occidentale che ha coinvolto diversi Paesi. La situazione sembra ben lontana dal risolversi anche se, dall'8 aprile è stato concordato un cessate il fuoco che, al momento, non ha scadenze. Eppure i negoziati faticano a procedere, le posizioni dei diversi Paesi sembrano inconciliabili tra loro.
Nel mentre, il conflitto sta avendo forti ripercussioni a livello economico su scala mondiale perché lo stretto di Hormuz, da cui transitava un quinto di tutte le esportazioni globali di petrolio e di gas naturale, è bloccato, causando una grave crisi energetica.
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I blocchi
Lo stretto di Hormuz attualmente è sottoposto a un duplice blocco, da parte dell'Iran e da parte degli Stati Uniti. Per primo è stato l'Iran a prenderne il controllo, impedendo alle petroliere di transitare o chiedendo pedaggi proibitivi. Per questo le forniture di energia verso molti Paesi, tra cui l’Europa, non riescono ad arrivare, con conseguenze sull'economia, sul caro benzina, e sui trasporti aerei.
Gli Stati Uniti, poi, da metà aprile hanno a loro volta imposto un blocco allo stesso stretto impedendo alle navi di raggiungere i porti iraniani, in modo da indebolire l'economia iraniana e spingere il Paese a negoziare. Sembra che la strategia stia funzionando, ma, al momento, l'Iran non risulta intenzionato a cedere e, mentre Trump appare desideroso di concludere una guerra che sta danneggiando la sua reputazione e l'economia statunitense, il governo iraniano attende senza cedere sulle proprie richieste.
USA e Iran: posizioni inconciliabili
I negoziati tra Iran e USA non decollano. Dopo i primi colloqui tenutisi l’11 e il 12 aprile in Pakistan, dato che il Paese sta facendo da mediatore tra le parti, non si è giunti ad alcuna conclusione. Per gli Stati Uniti le richieste dell'Iran sono inaccettabili, mentre l'Iran non vuole cedere né sul controllo dello stretto di Hormuz (cosa che per Trump significherebbe una vera e propria sconfitta), né sul proprio programma nucleare.
Nelle ultime settimane Donald Trump ha detto più di una volta che una delegazione USA sarebbe partita per il Pakistan per proseguire i negoziati, ma l'Iran non ha fatto altrettanto, e i viaggi alla fine sono sempre stati annullati. Nel frattempo non è chiaro cosa sia capitato alla nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, massima autorità politica e religiosa dell’Iran, che non si fa vedere da tempo, tanto che si parla della possibilità che sia stato ucciso o si trovi in gravi condizioni. Il Paese, come riporta Il Post, sarebbe quindi principalmente nelle mani dei Guardiani della Rivoluzione, l'organo militare di stampo religioso del Paese, che hanno posizioni molto radicali.
La guerra in Libano
Nel frattempo, l'altro fronte aperto è quello tra Israele e Hezbollah, un'organizzazione paramilitare islamista alleata dell’Iran ma presente sul territorio libanese. Dopo massicci bombardamenti in Libano è entrato in vigore un cessate il fuoco che dovrebbe durare fino al 17 maggio, ma la tregua è labile e riesce solo in parte a fermare gli scontri tra le due parti (martedì Hezbollah ha lanciato diversi droni contro i soldati israeliani nel sud del Libano, e Israele ha risposto con degli attacchi aerei).
Nel frattempo, anche in questo caso, dovrebbero venire aperte le trattative, ma siamo lontani da una soluzione. Israele, tra l'altro, ha invaso il sud del Libano e ha tracciato una "linea gialla", come riporta il Guardian, per creare un cuscinetto a suo dire per proteggersi da Hezbollah. Questa comprende almeno 55 villaggi, un'area dove le truppe israeliane stanno continuando a demolire abitazioni.













