Nylon è arrivato su tutte le piattaforme digitali il 24 aprile: il primo album di Tenth Sky è un esordio sincero e ambizioso, spinto da una passione limpida. Se non lo conoscete, lui si chiama Riccardo Mari, classe 2005, originario della provincia di Roma. Ha cominciato a pubblicare i primi brani da giovanissimo, nel 2020, e nel 2022 esce il suo primo Ep, Cose Stupide. Nel 2023, è il turno del secondo, Foglio Rosa, dopo di che si prende una pausa dalla pubblicazione. Sono anni in cui vive la fine del liceo, viaggia, fa esperienza e poi mette su uno studio in cameretta e ritrova l'esigenza di concentrarsi solo sul fare musica: Nylon è interamente prodotto da Tenth Sky, che ne firma ogni aspetto, dalla scrittura al suono.
- Yaraki cantante: Malattia
- Emili Kasa chi è: intervista alla cantante di "Elodie"
- SillyElly canzoni: intervista sul nuovo Ep "Una fase"
Il titolo è legato a una vecchia chitarra ritrovata, restaurata e riportata in vita, diventata il centro dell’intero processo creativo, mentre i testi si concentrano nella descrizione di un momento di passaggio, una fase in cui la vita sembra andare velocissima verso il futuro e, per la prima volta, senza pilota automatico. Tra incertezze, relazioni, voglia di scappare e di riconoscersi nell'altro, Tenth Sky racconta la sua storia. Musicalmente, si sentono i richiami a quegli album che ascoltava a ripetizione durante la fase di scrittura di Nylon. Mi racconta Riccardo: «Mi svegliavo presto, facevo il cappuccino e iniziavo, prima di fare musica, a sentire dischi». Gli artisti sono, in primis, Pino Daniele, «presente in quel modo di intendere la chitarra, nei movimenti» e in brani come "Indipendenza"; ma anche Mk.Gee e Dijon che, dice: «Per me sono la novità del pop degli ultimi anni; per come intendono la canzone, i momenti, le dinamiche, sono veramente dei mostri». Ma cominciamo dal principio.
Come ti sei avvicinato alla musica?
«Sono nato in una casa in cui la musica c'è sempre stata, nel senso che i miei genitori si sono conosciuti in una scuola di musica. Mio padre era uno degli allievi più bravi e faceva la supplenza quando mancava l'insegnante. Mia madre prendeva le lezioni di chitarra in quel periodo e capitò a prendere lezioni proprio da mio padre. Loro si sono conosciuti così. Quindi io sono cresciuto e nato in una casa in cui si cantava sempre; a casa mia si facevano le feste musicali, cioè invitavamo tutta la gente in giardino e facevamo queste feste dove si suonava fino a tardi. A volte non ha fatto piacere ai vicini. A 8 anni ho cominciato ad avvicinarmi alla chitarra, i miei genitori me ne regalarono una piccolissima, per bambini, che a guardarla ora sembra un ukulele. Comunque, alle medie ho cominciato a scrivere qualcosa, principalmente in inglese, a 15/16 anni sono arrivato alla scrittura in italiano e il progetto attuale ha cominciato a prendere una forma.»
Il tuo nome d’arte come l’hai scelto?
«Uno dei temi che mi interessava di più a scuola era lo studio della Divina Commedia, il modo in cui Dante ha classificato la società: i buoni, i cattivi, l'inferno, il paradiso. Ero affascinato dal paradiso, dove il decimo cielo era l'empireo a cui gli umani non potevano arrivare. Questo è il modo in cui mi sento quando entro in contatto con la musica, con la scrittura, è qualcosa che mi fa sentire come nient'altro e nessun altro.»
Nel novembre 2023 pubblichi il tuo secondo EP, Foglio Rosa, ma da lì a Nylon cos’è successo nel mezzo e come ti ha ispirato?
«Secondo me, per scrivere musica che abbia un senso, serve avere della sostanza, serve che ci sia qualcosa da raccontare, qualcosa che ho vissuto e che mi è rimasto. Era necessario per me, dopo Foglio Rosa, prendermi un momento per fare esperienze. Quando è uscito l'Ep ero in quinta liceo, e quando l'ho finito volevo viaggiare: quindi ho viaggiato, ho fatto delle cose normali che si fanno nella vita. A un certo punto ho sentito che avevo bisogno di esprimermi a 360 gradi in musica, cioè avere il controllo su tutta la parte che sono arrangiamento e produzione. Quindi, con i soldi che avevo messo da parte, ho fatto un piccolo studio in camera, in cui è nato il disco: l'ho scritto, ho registrato le voci con il microfono, c'è la mia lavagnetta in cui segnavo cosa mancava. Ho sperimentato, provato tanti generi, tante cose liberamente, senza alcuna paura, finché ad un certo punto è nata "Cash Cash" che, cronologicamente, è la prima canzone; poi è arrivata "Dipendenza" e da lì sentivo di essere entrato nel flusso. Quando stavo scrivendo ero chiuso in camera, non uscivo tantissimo, cioè ho avuto proprio un periodo di concentrazione, per mia esigenza. È strano pensando che comunque il ritmo dell'album è allegro rispetto ai testi.»
Nonostante questo c'è "Gimme 5", ambientato a una festa...
«È un pezzo super movimentato, che parla di questo party, della leggerezza che puoi avere con il partner che trovi quella sera, e in realtà è completamente frutto dell'immaginazione perché in quel periodo proprio... Party zero!»
Qual è il brano che, per te, racconta meglio i dubbi e le difficoltà del crescere?
«A parte "Gimme 5" sono tutti molto legati a questo tema. Forse uno dei più significativi è l'interludio del disco, "x dormire" perché in quel periodo avevo seri problemi proprio con la notte, con il momento e con me stesso, me la vivevo veramente male. Era paranoia, perché ero dentro al momento in cui tu hai finito il liceo e da un momento all'altro ti trovi circondato di persone che si proiettano già avanti di 10 anni e sono già sicure al 100% di chi diventeranno e cosa faranno, studiano per raggiungere l'obiettivo, mentre io mi stavo affidando a qualcosa di meno tangibile. Comunque in "x dormie", che è un brano un po' strano, riassumo in 50 secondi qualcosa di piuttosto pesante per me. Anche "Colpo Grosso" è sperimentale, chiude il disco con un sound noir. All'opposto c'è "Replay", forse l'unica traccia in cui realmente mi sono divertito un po' a cazzeggiare. Si può dire?»
Guardando al futuro: pensi di continuare a produrre anche per altri artisti?
«A me piace tantissimo produrre e l'ho fatto per due brani del nuovo album di Pippo Sowlo, La fine della Naspi, che per me è un amico ed è stato divertentissimo fare queste canzoni insieme. Per me lavorare come produttore è una cosa bellissima quindi sicuramente mi auguro di continuare a produrre e a mettermi a servizio anche dell'arte di altre persone.»
Il 15 maggio sarai dal vivo da Scomodo a Roma: come sarà Nylon dal vivo?
«Stiamo cercando di renderla un'esperienza, riarrangiando alcuni brani che quindi non suoneranno come nel disco, saranno reinterpretati in altri modi e ne sono contentissimo. Sarà un live da non perdere.»















