«Benvenuti nel mondo del mio nuovo album». Con queste parole Maisie Peters accoglieva i fan nel suo nuovo universo musicale, annunciando qualche mese fa via social la pubblicazione dell’album Florescence. Terzo progetto discografico della cantautrice britannica che vanta, tra i suoi estimatori nientemeno che Taylor Swift e Ed Sheeran, il disco arriva a due anni dal successo di The Good Witch e segna l’inizio di una nuova fase artistica e personale.
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Co-prodotto insieme al due volte vincitore dei Grammy Ian Fitchuk, Florescence raccoglie quindici tracce nate tra Nashville, Londra e il Suffolk, impreziosite da due ospiti d’eccezione: Julia Michaels e Marcus Mumford.
Come racconta la stessa artista, più che un semplice seguito discografico, questo album rappresenta un punto di svolta. Perché – dopo anni vissuti sui palchi di tour mondiali e opening per artisti quali la stessa Swift, Coldplay, Conan Gray e Noah Kahan – Peters ha sentito la necessità di rallentare.
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Così, alla fine del 2024 ha scelto di fermarsi, allontanandosi dalla corsa incessante della vita da popstar per ritrovare un equilibrio lontano dai riflettori. Ed è proprio da questa pausa che prende forma il cuore emotivo di Florescence.
Il disco della rinascita
Il titolo non è casuale. Come raccontato Maisie su Instagram, «Florescence significa il processo della fioritura, dello sviluppo pieno e rigoglioso». Definizione che descrive perfettamente il percorso racchiuso nel disco.
«Queste 15 tracce – racconta la cantautrice – descrivono una fioritura di me stessa dai 23 ai 25 anni e la fioritura di un amore vero e reale, sia per me che per questo disco. Racconta la storia degli ultimi lunghi inverni, con tutti i momenti brutti e i dolori, i crepacuore e le piogge, e ti conduce, alla fine, in una perfetta primavera inglese, nella speranza e nella catarsi che arrivano quando sboccia il primo fiore selvatico».
Grazie a questo percorso fatto di tempi di nuovo umani e di ricerca, accanto all’innata passione per la scrittura e il racconto, emerge una serenità diversa, alimentata dalla relazione con il fidanzato conosciuto ai tempi del liceo. E ci fa riscoprire quanto l’amore giusto possa aiutare a guarire le ferite lasciate da quelli sbagliati, trasformando il dolore in crescita e prospettiva.
«Questo album sembra una vera rappresentazione della guarigione, del trovare speranza, pace e forza non solo in qualcun altro, ma in se stessi. È sapere che c’era un senso in tutta la tristezza di prima – aggiunge – e il senso è la donna che vedi in questo specchio ora, e la persona che vedi al suo fianco».
Da Nashville ai grandi palchi del mondo
Per dare forma a questa nuova fase, Maisie Peters è tornata a lavorare con Ian Fitchuk, collaboratore storico con cui aveva già condiviso alcune delle esperienze creative più importanti della sua carriera. Insieme, hanno costruito un sound caldo e avvolgente, mentre la cantante ha assunto per la prima volta un ruolo attivo anche come co-produttrice.
Come si accennava, tra i momenti più attesi del disco ci sono le collaborazioni con Julia Michaels e Marcus Mumford. Due incontri che la stessa Peters considera particolarmente significativi: «Marcus Mumford e Julia Michaels sono due dei miei più grandi punti di riferimento come musicisti e autori. Poter scrivere e registrare If You Let Me con Marcus e Kingmaker con Julia è stato un sogno che si è avverato», dichiara.
Ora è tempo di tornare on stage. Nei prossimi mesi Peters debutterà sul palco del leggendario Grand Ole Opry di Nashville e sarà protagonista di alcuni dei festival più importanti della stagione, dal BBC Radio 1’s Big Weekend al Reading & Leeds Festival fino al Corona Capital di Città del Messico.
E guardando ancora più avanti, Maisie Peters ha già fissato un nuovo traguardo: l’8 maggio 2027 salirà sul palco della O2 Arena di Londra per il più grande concerto da headliner della sua carriera, nell’ambito delle celebrazioni per il ventesimo anniversario della celebre venue.











