Ginevra ha appena compiuto 30 anni, e per l'occasione si fa un grande regalo pubblicando Femina, il suo album in otto tracce uscito il 24 gennaio, che racconta la bellezza e la paura di anni non facili, con le responsabilità da adulto e il disorientamento delle grandi prime volte. Che non sono quelle di quando si è adolescenti, ma quelle di chi deve trovare il proprio posto nel mondo. Ginevra ha sempre saputo, fin da piccola, che parlava il linguaggio della creatività, mentre tornava tardi da danza e non c'era tempo per studiare.

Per questo, per essersi allontanata da Torino (sua città natale) chiede scusa ai suoi genitori a cui dedica "ragazza di fiume", brano manifesto del disco, in cui canta «E lo so / Non era quello che sognavi per me / Ma la corrente è troppo forte / Milano è piena di sirеne / E io le ho viste / E, ti giuro, hanno lе gambe corte / L'attimo prima di dormire / Io non rimpiango le mie scelte / E tu non devi preoccuparti per me / Ho le squame al posto della pelle».

Femina è il risultato di un percorso di consapevolezza e per questo è una dedica a se stessa, alle donne più importanti della sua storia, alle donne vittime di violenza - nel brano da cui prende il titolo il disco - e alle donne che non conosce di persona ma che come lei lottano ogni giorno al suo fianco per una società più equa. Un lavoro importante, che ci fa sentire tutte meno sole. Ginevra, nuovo volto di Spotify Equal di febbraio, si racconta in quanto donna, figlia, sorella, nipote, futura madre, compagna, zia, bambina ribelle, ragazza di fiume, ma anche adulta, saggia. Ginevra è in ognuna di loro.

Qual è il brano del disco a cui sei più legata?

«Diciamo che "ragazza di fiume" rappresenta il cuore del disco, è il primo brano a cui ho messo mano da quando ho ripreso a scrivere, ed è l'ultimo che ho chiuso perchè è figlio di un processo lungo di metabolizzazione. È il ritratto di donna che più assomiglia a me, diciamo, o comunque una delle mie parti che mi piacciono di più e quindi ci tenevo tantissimo. per questo non riuscivo a finirlo perché volevo trovare una quadra di scrittura che mi soddisfasse. Avrò scritto sette ritornelli diversi».

Scrivi "Milano è piena di sirene io le ho viste", che cosa intendi?

«Intendo che Milano molto spesso ha questa immagine di facciata in cui sembra che sia tutto perfetto, tutto funzionante. È come se dicessi non è tutto oro quello che luccica, siccome in qualche modo è comunque un testo e una lettera anche ai miei genitori, in cui prendo posizione sul fatto che voglio procedere sul mio percorso, facendo le cose a mio modo. Ci sto mettendo un po' a capire alcune dinamiche del music business, non è tutto una figata almeno dal mio punto di vista, soprattutto a livello emotivo e psicologico. Anche lì, non è tutto oro quel che luccica».

Chiedi scusa a loro, per cosa?

«Chiedo scusa a loro e perdono me stessa per non aver raggiunto alcuni obiettivi che davo per scontati alla mia età. Invece chiudi gli occhi e ai 30 anni».

Quand'è la prima volta che hai detto ai tuoi che avresti fatto la musicista?

«Facevo tantissima danza, mi stavo avvicinando al mondo musica e quello che sapevo è che avrei fatto qualcosa di artistico. Mi ricordo gli ultimi due anni di liceo classico, non ne potevo più, anche se oggi mi è venuta volta di riprendere alcune cose. Mi sentivo che mi toglieva tempo per fare le cose che mi facevano stare bene: appunto la danza (ci andavo tutti i giorni), poi suonavo, facevo mille cose. Allora ho detto "sappiate che questo sarà il mio lavoro". Mi hanno comunque sempre sostenuta, ma sentivo il bisogno di dire ancora delle cose a loro».

A proposito di famiglia, è un disco dedicato alle donne, all'essere femmina, a te stessa. Qual è stato il ruolo delle donne nella tua famiglia?

«Ho avuto e ho degli esempi in casa di grande resilienza. Mia mamma per prima è un grandissimo esempio, anche la mia sorella maggiore, e poi appunto c'era questa nonna di cui parlo anche nei brani. Mia mamma è un faro per me, è un po' una luce, un grandissimo esempio di chi ha saputo rialzarsi per tutta una serie di motivi della sua storia personale. Per la mia "ribellione" mi sono scontrata tanto con mio padre, mia mamma mi ha sostenuta sempre e mi ha aiutata a incanalare la rabbia in qualcosa di costruttivo. Quando sono arrivata a Milano mi sono allontanata dalla famiglia e ho iniziato ad ascoltarmi davvero. Così sono approdata al tema della femminilità e della voce, della forza della voce di ognuna di noi, della dignità. Racconto la mia visione del mondo».

Per farlo hai escluso una parte di pubblico?

«No, anzi mi è arrivato un messaggio in DM che mi ha fatto molto pensare. Diceva "uomo bianco, eterosessuale, 40 anni, papà, compagno, Femina, grazie". Ho pubblicato una storia dicendo che comunque per quanto sia un racconto così femminile e personale, è per tutte e tutti».

Questo lavoro di denuncia pensi che arrivi ora anche perchè sei più affermata nel mondo della musica?

«Penso che non ce l'avrei mai fatta a inizio carriera perché ero sicuramente appunto non pronta, non sicura e non consapevole di dire determinate cose e anche di mettermi nell'ottica di dire "adesso ti dico una cosa scomoda, non sarà polite non sarà people pleaser", che è un po' una mia caratteristica che non voglio mai deludere nessuno. Qui ho voluto dire "qui sono io e dico quello che voglio"».

In "Femina" canti "Ho in mеnte un solo modo per fregarti/ Vi lascеrò un'eredità/ Un giorno dal mio corpo nascerà / Una femmina". Il tema della maternità lo senti tuo?

«Lo sento mio, non ho paura di dire che un giorno vorrò essere mamma. Sicuramente è un tema che si è avvicinato alla mia vita personale in questi anni perché le mie più care amiche e mia sorella hanno iniziato a fare figli. E viene fuori adesso per un discorso anche biologico. È anche un po' una risposta riot: se cancellerete me, comunque vi riproporrò il problema».

Hai scritto un brano dal titolo "Trent'Anni". Come te li stai vivendo?

«C'era molta aspettativa su questi trent'anni, ma la verità è che è un'età complessa, anche più dei venti, sotto certi punti di vista. C'è più consapevolezza e più sicurezza e più attenzione, meno ingenuità. Grazie alla musica io mi creo una bolla, una valvola di sfogo, però anche parlando con i miei amici è un'età complicata. È un'età piena di amicizie importanti, ne ho anche riscoperte alcune e comunque ho una comunità forte al mio fianco».

Progetti futuri?

«Sicuramente i futuri più vicini sono i live. Quindi partiamo da questa cosa che sicuramente è una cosa importante, spero di riuscire a fare anche delle date all'estero. Non suono dal vivo da un paio d'anni e non vedo l'ora. Ho bisogno di sentire un po' che aria tira con questo nuovo lavoro, di uscire dalla cameretta.

GINEVRA è il progetto della cantautrice Ginevra Lubrano. Torinese di stanza a Milano, GINEVRA (diplomata in canto al CPM Music Institute e con Laurea in Comunicazione e Società, Facoltà di Scienze Politiche Economiche e Sociali all’Università Statale di Milano) dopo un ep (“Ruins”) pubblicato nel 2019 e uno pubblicato nel 2020 (“Metropoli”) alterna a collaborazioni e lavori da autrice (“Glicine” portata a Sanremo da Noemi nel 2021) un lungo lavoro di ricerca e di studio e un elenco ancora più lungo di esibizioni dal vivo che vanno dal Primo Maggio al Mi Ami Festival passando per il palco del Teatro Ariston di Sanremo (ospite nel 2022 de La Rappresentante di Lista), l’opening all’ultimo Tour di Mahmood e le date che hanno accompagnato l’uscita del suo primo album “Diamanti”, pubblicato il 14 ottobre 2022. Il 15 novembre 2024 esce il singolo “my baby!” per Asian Fake/Sony Music Italy, seguito dal brano inedito “cupido”, e dal singolo "30 anni" che anticipa, insieme ai precedenti, “FEMINA” il nuovo album di inediti uscito il 24 gennaio.