Levante è quella che si alza in piedi, lo dice il nome. All'anagrafe invece è Claudia, la donna claudicante che zoppica e si sente difettosa, che negli anni è spesso stata la prima nemica di se stessa. Essere malinconico e nostalgico, sul cadere e il rialzarsi ha scritto tanti dei suoi successi, da Manuale distruzione (che quest'anno compie 10 anni) a Opera Futura, sottolineando sempre il potere curativo della musica, per lei. Si è sentita persa quando a soli 9 anni ha visto suo padre scomparire all'improvviso, poi ecco la chitarra e il canto che hanno ridato un senso al suo mondo. O ci hanno provato, mentre Claudia distruggeva camerini per la rabbia di un dolore che ogni tanto torna a farle visita. Poi la depressione post-partum che è diventata speranza. Alma Futura, sua figlia, ha stravolto la sua vita dando nuovi significati alle parole "libertà" e "paura".

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Eleonora Sabet
Intervista di Martina Mozzati, Foto di Eleonora Sabet, Trucco Valentina Raimondi, Parrucco Grazia Cassanelli, Stylist Lorenzo Oddo, Completo Sportmax, Ufficio stampa Elena Tosi

Tutto questo è racchiuso nel suo progetto Opera Quotidiana (ed. Rizzoli), il diario di Levante: con 87 poesie scritte utilizzando ritagli di giornale e 13 dipinti, l'artista ha immaginato una via di fuga dalla realtà. Davanti alle guerre e alla distruzione del mondo fuori e dentro sé, dall'invasione russa in Ucraina, al conflitto Israelo-Palestinese, passando per il periodo post pandemico e «gli atti di dolore», Levante ha trovato un nuovo modo di esprimersi attraverso i titoli che nel dramma «avevano qualcosa di magico». E come un cigno, l'animale piumato della speranza, Claudia ha scritto il suo quarto libro per superare la paura attraverso parole che han saputo darle conforto, per consegnare a sua figlia un mondo più giusto attraverso la riscrittura della realtà. Cosmopolitan l'ha intervistata nel laboratorio dove la sua creatività prende vita, a Milano, la città che ha scelto per vivere dopo la nascita di Alma Futura e dopo la sua rinascita.

«Sono trascorsi oltre due anni e un’infinità di quotidiani. Sono sprofondata nelle notizie dal mondo, le ho ritagliate, mescolate, reinventate. Ogni giorno. Sono stati tempi lunghi in cui ho invaso i miei luoghi di parole, ho cambiato lo spazio e la forma del dolore che raccontavano. Sono nate delle pagine di pensieri e poesie. Sono nati dei dipinti. E sono rinata anche io. Ecco la mia ennesima vita».

Partiamo da domande facili, come sta andando a Milano? Ti sei ambientata?

«Non proprio, sto pensando di andare via, mi sembra di non aver costruito niente. Anche per quanto riguarda il lavoro, non era come immaginavo. Quando sono venuta qui nel 2021 pensavo di trovare una comunità musicale più coesa e invece è come stare sempre in uno show. È una grande orgia in cui tutti parlano di se stessi, si creano solo amicizie a progetto. Io non parlo di musica fuori dal lavoro, perché per me è come parlare della mia malattia. Poi diciamo che preferisco andare in profondità e non stare in superficie».

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Foto di Eleonora Sabet x Cosmopolitan

Ti definisci una persona profonda?

«Di più. Direi abissale. Io sto giù e se tu non vuoi venire giù con me perché non hai ossigeno per andare giù, perché non sei nata per andare negli abissi, perché non è il tuo ambiente, perché sei un animale che vola, allora meglio lasciar perdere. Nessuno ci costringe a essere amici».

Però sulla copertina di Opera Futura c'è un cigno, che è più l'animale della speranza, forse?

«Tutto nasce da una frase di Emily Dickinson che scrisse che "la speranza è un essere piumato". Opera Futura è un augurio, parla del domani. È stato rivoluzionario per me parlare di futuro perché sono un essere di ieri, malinconico. Forse per questo ho voluto anche chiamare mia figlia Alma Futura, prendendo le distanze da quella Claudia- claudicante. Alma doveva volare».

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A sinistra, la cover dell’ultimo album di Levante Opera Futura. Sulla destra, l’autrice con uno dei suoi dipinti contenuti in Opera Quotidiana

Ad Alma si lega anche il tuo nuovo lavoro, Opera Quotidiana.

«Quando è nata, il mondo ha iniziato a farmi paura. È scoppiata la guerra in Ucraina e tutto è andato male, dal nostro Governo a Gaza, leggevo i quotidiani e nel dramma mi rimaneva la poesia dei titoli, nonostante la notizia fosse raccapricciante io ci vedevo qualcosa di poetico. E da lì ho iniziato a ritagliare per conservare paroline che, associate, mi facevano sognare. Fino a quando mi sono ritrovata davanti a una nuova creatività».

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Eleonora Sabet
Foto di Eleonora Sabet x Cosmopolitan

Possiamo dire che il libro nasce per un senso di protezione nei confronti di tua figlia?

«Sì, da quando sono diventata mamma, nei miei pensieri quello che prima era "Io" è diventato "tu", "come faccio?" è diventato "ma come fai?". Pensavo al mondo che la spetta e mi prendeva il panico e la tristezza. Ho sofferto di depressione postpartum, quindi questa emotività è stata amplificata dagli ormoni, sicuramente».

Qual è la tua paura più grande, tra le paure di questo mondo?

«Devo dirti che mai con in questo momento i conflitti mi hanno spaventata, per quanto l'Europa sia stata sia riuscita a mantenere una sorta di pace per 70 anni, oggi le guerre le sento più vicini. Ero adolescente e c'era la Guerra del Golfo in Iraq, ma mi sembrava un altro mondo. Adesso provo anche tanta rabbia».

Alma come il primo capitolo del tuo libro.

«Si. Caterina, l'editor del libro che ha potuto modificare poco del lavoro perché è tutto scritto a mano, ha letto le 87 poesie e ha capito che ogni poesia si collocava in una parte della giornata. Alma, mattino, meriggio, tramonto, crepuscolo, notte. Che poi sono le fasi della mia vita».

Claudia mi legge una poesia a cui è particolarmente legata, a pagina 63. «Adolescenza / le tue battaglie frammentate dalla lacrima facile senza patente nell'oceano di collassi, mancamenti, svenimenti / Il cuore è come una strada all'ora di punta e ancora non lo sa / che nel futuro non cambia l'urgenza del sapere per vivere sempre al massimo / Ogni cosa è un'opera prima / e si diventa grandi»

Ne parlavo con le mie amiche l'altro giorno, che da adolescenti le cose belle e le cose brutte sono quasi sempre prime volte. E poi cosa cambia?

«Per citare Bowie "c'è un momento in cui tu non sei più quello che diventa, ma sei quello che è". Io credo di essere ancora nella fase del divenire. Arriverà anche per me il momento del "sono", per ora mi sento ancora in trasformazione. L'esperienza della maternità mi ha permesso di ritrovare una Claudia precedente alla Levante che conoscono tutti, ho recuperato una libertà che apparteneva alla Claudia sconosciuta, quella che poteva camminare per strada senza che nessuno la riconoscesse».

Mi dà in mano il suo quaderno delle elementari, ritagliava le parole dai giornali anche a scuola, proprio come ha fatto dal febbraio 2022, ogni giorno. Sembra il naturale flusso delle cose, un istintivo modo di esprimersi che nel momento della difficoltà e del buio è stato l'unico modo per trovare la via.

«Poi Caterina mi ha proposto di dipingere, abbiamo aumentato la pericolosità di questo libro alzando l'asticella. 13 dipinti a olio che si legano alle poesie scritte con i ritagli di giornale. Ogni dipinto è legato a una poesia, alcuni li ho dipinti dopo aver scritto la poesia, per altri il processo è stato inverno: le mie opere mi hanno ispirato la poesia. Come l'abbraccio tra i due uomini, lo avevo già dipinto, la poesia è venuta dopo».

C'è una poesia, di quelle scritte a mano: «Non invalidarla, è la mia ferita, di tanto in tanto sanguina, non posso ignorarla». Di cosa parli?

«Ho visto mio padre morire. Per quanto tu possa guarire dai traumi, ritornano, e questa crosta si riapre. Non è una cicatrice, ma una vera e propria ferita che sanguina. La terapia mi ha aiutata molto a rendermi conto di quanto è in profondità e a non annegare più nel dramma. Per quanto mi triggeri, per quanto solleciti una "me" bambina ho imparato a sedarmi perché oggi ho la coscienza dell'adulto. Sono riuscita a distruggere camerini per la rabbia, mi trasformavo. Oggi quando brucia mi dico "stai calma"».

E poi scrivi «io non appartengo a nessuno, tanto meno a un violento».

«Nel mio storico esistono persone violente. A volte sono stata così fragile da non riuscire a riconoscerle e non parlo solo di storie d'amore, ma anche di lavoro e di amicizie».

Tieni molto alla tua libertà, è una parola che torna spesso.

«Sì e proprio per questo la maternità è stata difficile. Non era programmata, non ero pronta, da un momento all'altro ti devi occupare di un cucciolo e metterti in secondo piano. L'ho fatto, ma ho sofferto molto. Ho avuto la fortuna di avere Pietro con me che ha fatto il genitore al 50%, com'è giusto che sia. Io sono impazzita perché volevo a tutti i costi dimostrare a me stessa e agli altri che tornavo subito in pista, che avrei scritto un disco che sarei "tornata in forma". È andata così ma sono stata disumana. Dieci giorni dopo il parto ero al pianoforte e dovevo finire delle canzoni perché dovevo registrare, avevo delle scadenze. Sono stata molto severa con me stessa, però il lavoro mi fa sentire felice come poca cosa al mondo. Sto imparando a trovare un equilibrio».

E la Levante futura come sarà?

«La scopriremo. Io non ho idea di come si muoverà il futuro. Il mio prossimo obiettivo è il disco. Ogni giorno mi sveglio e penso a quello, scrivo qui nel mio laboratorio e a casa dove ho piano e chitarra, in studio ci andrò quando avrò terminato le mie canzoni, per arrivare poi a vestirli con l'arrangiamento. Ora che ho chiuso il libro vorrei mettere anche qui in laboratorio un angolo con casse e tastiere».

Tela e pennelli li riporterai in cantina?

«No assolutamente, rimangono qui con me».