Tutto comincia con l'ennesima interpretazione - più o meno complottista - dei fan che hanno visto in "Symphaty is a knife" di Charli XCX una diss track nei confronti di Taylor Swift. Questa teoria ha alimentato le voci di rivalità tra le due cantanti, portando ad atti estremi come cori contro Taylor Swift durante i concerti di Charli XCX, che ha subito preso le distanze dall'accaduto, scrivendo su Instagram: «Le persone che fanno questo, per favore, la smettano. Online o ai miei spettacoli. È l'opposto di ciò che voglio e mi disturba che qualcuno possa pensare che ci sia spazio per questo in questa comunità. Non lo tollererò». Raggiunte dai media, entrambe le cantanti hanno commentato la presunta antipatia.

Intervistata dal New York Magazine, Taylor Swift si è spesa in parole gentili e riappacificanti verso la collega: «Sono rimasta sbalordita dalla sensibilità melodica di Charli da quando ho ascoltato per la prima volta "Stay Away" nel 2011. La sua scrittura è surreale e creativa, sempre». Conoscenti di lunga data, le due si sono incontrate in più occasioni e, nel 2018, Charli XCX aveva persino aperto il Reputation Stadium Tour di Swift. Avvalorando la stima reciproca, Taylor Swift continua: «[Charli XCX] Porta una canzone in posti in cui non ti aspetteresti che andasse, e lo fa costantemente da oltre un decennio. Amo vedere un duro lavoro come questo dare i suoi frutti».

Taylor Swift si pone quindi totalmente al di sopra della teoria che vede alcune strofe di "Symphaty is a knife" riferite a lei. Canta Charli XCX: «Don't wanna see her backstage at my boyfriend's show / Fingers crossed behind my back, I hope they break up quick». Secondo l'interpretazione generale, infatti, la strofa farebbe riferimento alla passata relazione di Swift con il cantante Matty Healy, frontman dei 1975, di cui fa parte anche il compagno di Charli, George Daniel, e i diversi incontri delle due cantanti nel backstage dei concerti dei 1975.

A smentire però ci ha tenuto anche Charli XCX, raccontando come il brano contenuto nell'album Brat parli d'altro. Dice la cantante al New York: «La gente penserà quello che vuole pensare. Quella canzone parla di me, dei miei sentimenti, della mia ansia e del modo in cui il mio cervello crea narrazioni e storie nella mia testa quando mi sento insicura e di come non voglio trovarmi fisicamente in quelle situazioni in cui indugio in me stessa». Nessun attacco personale quindi, nessuna rivalità da gossip, solo un brano che scava a fondo nelle insicurezze di un'artista, nel concetto di compassione (sympathy) e di tutte le difficili dinamiche personali nell'industria musicale. Un brano che, come il resto di Brat, viaggia nelle sfumature grigie lontane dalle aspettative sociali, che non è nato per essere impugnato dai fan come qualcosa di fazioso. Quando la musica si trasforma in cibo per ultrà, Charli e Taylor dimostrano la propria professionalità riportando i fan a ciò che è il punto focale: la musica.