“California Mediterranea”, uscito l’11 giugno, è il nuovo singolo con cui Laila Al Habash racconta un rinnovato momento artistico, «meno malinconico» rispetto al precedente. Il brano è nato durante un soggiorno su un'isola, grazie a un insieme di immagini apparentemente semplici, il vento, il mare, una pianta incontrata lungo la costa, «in maniera giocosa, forse un po’ ingenua», mi dice Laila Al Habash. La canzone aggiunge un nuovo tassello all'universo di Tempo, l'album pubblicato lo scorso ottobre anche se «nasce in un periodo della mia vita totalmente diverso» come mi racconta la cantante. Se nel disco la cantautrice romana, di origine palestinese, si interrogava sul rapporto con il tempo, sull'ansia di essere sempre in ritardo o troppo in anticipo rispetto alla propria vita, qui sposta lo sguardo altrove, con più contemplazione e più ascolto.
Il mare, le isole, le piante e i pesci diventano presenze vive, interlocutori silenziosi attraverso cui leggere il mondo e il proprio posto al suo interno. Quando la raggiungo al telefono, Laila Al Habash mi parla a lungo del suo legame profondo con il mare e con la natura e quel senso di resa che attraversa la canzone: non una rinuncia, ma il tentativo di convivere con ciò che non possiamo controllare. Proprio come si fa con il vento, che, insieme all'estate, la porterà nuovamente sui palchi italiani con una serie di appuntamenti dal vivo tra Pescara, Firenze, Bologna, Roma, Palermo, la Romagna e le Marche.
Nel brano parli dell'idea del vento come qualcosa a cui arrendersi, da cui lasciarsi guidare invece che qualcosa da combattere. È una consapevolezza che applichi anche ad altri aspetti della tua vita?
«Quando sei su un'isola, per tanti motivi, finisci inevitabilmente per fare i conti con il vento ed è una cosa a cui faccio sempre molto caso quando sono al mare o comunque in quella dimensione lì. Mi affascina perché è qualcosa di incredibilmente percepibile e allo stesso tempo invisibile: non lo vedi, ma senti continuamente la sua presenza. L'idea di arrendersi al vento è soprattutto un invito a smettere di combattere cose sulle quali, in fondo, non abbiamo davvero controllo. Alla fine credo che sia meglio provare a convivere con certe situazioni piuttosto che opporsi continuamente. Poi questa canzone nasce anche da una riflessione sul mistero, su quanto è grande e segreta la natura, su quante cose accadono intorno a noi in ogni istante e su quanto spesso non ce ne rendiamo conto».
Hai scritto questa canzone su un'isola, che sembra essere stata fondamentale nella sua nascita. Ti capita spesso che un luogo influenzi così tanto una canzone oppure è stato un caso particolare?
«Non so se siano i luoghi in sé a decidere le canzoni, ma sicuramente viaggiare e visitare posti diversi mi aiuta tantissimo a scrivere, sai, alla fine siamo sempre noi a creare la magia e a scegliere cosa mettere dentro un brano. Poi per me la dimensione dell'isola è una sorta di lusso assoluto, un posto in cui mi sento molto bene e che mi invita naturalmente a scrivere. In generale il mare è sempre stato molto presente nella mia musica, quasi come un personaggio vero e proprio».
"California Mediterranea" arriva dopo Tempo, un disco che parlava molto della difficoltà di stare nel presente, della sensazione di guardare sempre troppo avanti o troppo indietro. Questa canzone, invece, sembra attraversata da una maggiore serenità. È una mia impressione?
«No, è proprio così. È una canzone nata in un periodo molto diverso rispetto alla maggior parte dei brani di Tempo. È un pezzo meno malinconico, sicuramente, che nasce da una fase della mia vita in cui la mia attenzione era rivolta ad altro. Io ho spesso delle piccole ossessioni: mi concentro molto su certi temi per un periodo e poi, a un certo punto, sento il bisogno di spostarmi altrove, ma l'elemento della natura è sempre stato un po' una costante nelle mie canzoni e nella mia vita. Ad esempio, apprezzo sempre molto sia la letteratura sia l'arte in generale che ne parla, che tiene in considerazione tutto ciò che succede al suo interno».
Nel brano la natura non è mai un semplice sfondo, ma una vera protagonista. C'è qualcosa che il mare o i paesaggi isolani riescono a trasmetterti più delle persone?
«Tantissimo. Quando entro in un bosco o in un luogo pieno di alberi diversi, sento immediatamente un senso di unione e di comunità, e se ci penso alla fine un ecosistema è proprio questo: specie diverse che convivono e cooperano. Ho l'impressione che la natura abbia capito molto meglio di noi come stare al mondo e come stare insieme. Noi esseri umani abbiamo ancora tanta strada da fare per imparare a convivere davvero gli uni con gli altri. Per questo la natura è una fonte di ispirazione enorme per me, perché, nonostante a volte sia brutale, segue delle leggi misteriose che noi non comprendiamo fino in fondo».
Effettivamente ad un certo punto canti di pesci e piante come creature che sembrano aver già capito qualcosa che noi ignoriamo. Questa immagine si lega in qualche modo alla nascita della canzone?
«No, in realtà il brano non nasce da una riflessione così elaborata, è nato in modo molto più ingenuo e giocoso. Ero su un'isoletta con una mia amica e abbiamo notato della Salicornia, una pianta che cresce spontaneamente vicino al mare, un asparago di mare precisamente. L’abbiamo colta, portata a casa e lei me l’ha fatta assaggiare. Per me poi quella parola, “Salicornia”, ha iniziato subito a ricordare "California". Così ho cominciato a giocarci sopra, a canticchiare "California", "Salicornia", mentre ero in acqua. Da lì è partito tutto e a un certo punto ho capito che dentro quel gioco di parole c'era una canzone. Ho trovato una sorta di conchiglia dentro cui appoggiare l'orecchio e ascoltare cosa stava cercando di diventare».
Artisticamente e personalmente, riesci ad associare una canzone di Tempo a “California Mediterranea”?
«No, ma non perché non mi riconosca nelle canzoni di Tempo, anzi: sono tutte parti di me, solo che oggi mi sento in un momento diverso. Sono molto contenta che esca California Mediterranea perché dentro questo brano c'è qualcosa a cui sono molto affezionata: il mio rapporto con il mare e con la natura e non sempre mi capita di scrivere canzoni che parlano così direttamente di questo sentimento. Allo stesso tempo, però, questa canzone è figlia del percorso fatto con Tempo. Per arrivare a un brano così, con quelle chitarre arpeggiate, il suono delle cicale e quell'atmosfera rilassata, ho dovuto attraversare tutto il lavoro emotivo che c'era dietro il disco precedente. In fondo Tempo parlava proprio dell'incapacità di rilassarsi e questa canzone arriva dopo quel percorso».
Laila Al Habash: il tour
05/06 Pescara Pindaro Art & Sound 3.0*
06/06 Milano Milano Film Festival
19/06 Firenze Ultravox - Support Your Local Festival
20/06 Bologna Dumbo Summertime
03/07 Roma Parco Schuster
04/07 Palermo Beatfull festival*
11/07 Sant'Arcangelo di Romagna (RN) Santarcangelo Festival
18/07 Comunanza (AP) Guazza Festival
*in duo















