In copertina Ludovica indossa puffer jacket, Eleonora Federico. Jeans XL straight, Levi’s Red Tab. Scarpe con tacco, Sportmax. Anelli Ice Cube Collection, Chopard. Set designer, Anna Sedino. Assistente fotografia, Micheal James Daniele. Assistente styling, Aurora Dolce. Assistente set designer, Sofia Elena Sottoriva. MUA, Sofia Foiera. Hair stylist, Erisson. Producer, Sofia Ceresero. Grazie a Wannabe Management.
Ludovica Coscione non è solo Teresa Polidori di Mare Fuori: Teresa è una delle sue tante identità cangianti, un guizzo del suo spettro luminoso. Napoletana, classe 1999, Ludovica Coscione è una bambina che giocava a mettersi le parrucche, un’attrice che immagina colori, odori e tessuti per i suoi personaggi, una donna che vive di passione e melancolia. In questo sogno di fine estate, abbiamo seguito gli ultimi bagliori del cielo che brucia: una scrittrice e un’attrice, due giovani donne campane a confronto. Entrambe maneggiamo la finzione e i trucchi (della recitazione, della scrittura), entrambe viviamo quest’epoca isterica di social network, performatività digitale e pregiudizi, entrambe cerchiamo di trasfigurare e sciogliere i nostri corpi in inchiostro e oggetti di scena, ammaestrando i nostri incubi come bestie da domare. Abbiamo parlato di tante cose: di sogni e visioni, di rivoluzione gentile, di femminismo, di salute mentale e di Generazione Z. Sono entrata nell’officina artistica e umana di Ludovica, e ci ho trovato giocattoli e conchiglie, risate e capelli rossi, lacrime e sorrisi forti come i suoi sogni.
Leo Buscaglia scrive: «State molto attenti con i vostri sogni, perché corrono il rischio di avverarsi». Tu hai mai avuto paura dei tuoi sogni?
«Non ho mai avuto paura dei miei sogni, ho temuto solo di non avere la forza per realizzarli. Proprio perché non c’era oscurità in loro, avevo la forza di ripetermi:“continuo a provare”. E forse questa è la soddisfazione più grande, più vera. Ho anche capito che non esiste una sola strada per realizzarli, magari alcune cose potrebbero rallentarci perché magari non siamo pronti. Sono molto fatalista».
Dostoevskij scrive: «Il sognatore rovista nei suoi vecchi sogni cercandovi una piccola scintilla». Chiudi gli occhi: siamo in una stagione indefinita, c’è fresco e c’è musica, c’è Ludovica bambina: qual è la tua scintilla?
«Se penso alla mia infanzia sento la musica, c’è sempre stata. Vedo Ludovica con degli occhiali da sole e delle parrucche, la osservo mentre fa le imitazioni.Per me è importante tornare a quella bolla colorata, perché penso troppo e reggo il peso del mondo sulle spalle.Ho scoperto che ho molto bisogno della mia solitudine, ma anche di stare con le mie amiche che non fanno il mio lavoro. Anche se ho 25 anni e la mia indipendenza, ho bisogno di sentirmi ancora piccola».
Napoli è ormai un genere narrativo con un suo statuto. Cosa ne pensi di questa rinascita narrativa della città e come ti ha ispirata? Credi che gli artisti campani paghino ancora lo stigma di un razzismo mai estirpato?
«Mentre cercavo il mio posto nel mondo, non mi rendevo conto che cosa per me fosse Napoli. Io mi sento proprio partenopea e il rapporto che ho con la città è cresciuto tantissimo negli anni. Gli artisti che hanno queste origini sono ancora molto discriminati, e non credo di esagerare. Mi viene in mente Geolier a Sanremo. Lui sa quanto io sia orgogliosa di lui. Non mi interessa sapere se quel commento si riferisse alla sua meridionalità: ormai sono diventata così menefreghista su certe cose, non che io non voglia battagliare, ma se sei ignorante allora l’ignoranza lascio che resti a te».
Può essere difficile per una ragazza affermarsi in una società come la nostra: i paternalismi, l’infantilizzazione, forme subdole di potere anche in ambiente artistico.
«Questa è una parte di percorso che ho fatto con lamia analista, perché fino a poco tempo fa, avevo anche io questa concezione di me ragazzina, e invece no, sono una donna. Uno dei temi su cui mi espongo di più è quello del femminismo, che non vuol dire che noi donne dobbiamo per forza essere tutte amiche e piacerci tutte, ma schierarci davanti alle discriminazioni di genere. E poi sono stanca di questa continua lotta per dimostrare che c’è intelligenza dietro la bellezza e viceversa».
L'intervista completa a Ludovica Coscione si legge sulla Leisure Issue di Cosmopolitan ora in edicola.
























