Avere il cuore in limbo tra due posti è un sentimento che conosco fin troppo bene. Un limbo fatto di mancanze, nostalgia, suadade, come si direbbe in portoghese. Allo stesso tempo, curiosità, certezza, «marce in più che non insegnano ma si vivono», si sperimentano. Un concetto quello di sperimentare, nella vita come nella musica, che veste perfettamente Lorennzza. Giovane cantautrice nata in Brasile nel 2002 e toscana d’adozione, come testimonia il suo accento, forte e caloroso, è una delle protagoniste del progetto sul significato “casa”, sul numero cartaceo di Cosmopolitan Italia ora in edicola.
Cosa ti porti dietro del Brasile, come influisce sulla sua quotidianità?
«A casa si parla portoghese, si mangia brasiliano. Ricordo alle materne, quando imparavo italiano, tornavo a casa e mia mamma mi parlava in portoghese. La mia relazione con il Brasile è un qualcosa che c’è sempre stato».
Com’è stato confrontarsi con queste due culture in maniera così diretta, due culture molto forti con un carattere ben distinto?
«Certamente è una qualcosa di diverso. Quando cresci in un posto, o una città più piccola le persone sono curiose. Vogliono costantemente capire di dove sei, che fai, e spesso possono essere indiscreti. Io sono stata fortunata perché mia madre mi ha cresciuto da sempre con il principio di essere fiera di ciò che sono, di vedere l’unione delle due culture come un valore aggiunto. È normale mescolarsi, ma non ho mai perso mai la mia identità».
Un’identità definita, consapevole che non si piega alle costrizioni sociali, ma fiorisce giorno dopo giorno. Ci sono dei rituali che la mamma, o le donne della tua famiglia ti hanno insegnato, e ti tengono ancorata alle tradizioni locali?
«Sicuramente alcune delle cose che mangio, le tisane per quando mi sento debole. La yucca, che amo particolarmente. Poi mi vengono in mente delle piccole note sulla bellezza, come idratare i capelli e la pelle con l’olio di cocco, le maschere alla frutta. Ci sono così tante cose».
Il luogo dove la tua identità italo brasiliana viene fuori maggiormente è la musica. Come convivono nella tua vita i ruoli di cantautrice e rapper?
«Ascolto da sempre il genere rap, è qualcosa che mi è sempre piaciuto ma per me tutto è nato da un giro in studio con il mio ex, dove ho visto dal principio il processo di creazione di una canzone. Mi è piaciuto da subito. Mi ha interessato e affascinato, così ho iniziato a scrivere e al momento finito, sono andata a registrare io. È stato amore a prima vista, volevo continuare».
Come nasce quindi la tua musica, la tua parola, cos’è che ti ispira?
«La mia vita, l’amore, mia madre. Allo stesso tempo, il mio passato, il mio presente. Vorrei che la mia musica fosse un racconto, un racconto pieno, con mille sfaccettature».
Un racconto che si espande tra passato presente, non privandosi di nessuna delle possibilità che essi rappresentano. Mi chiedo quindi, in questo spazio temporale e di conseguenza geografico, indefinito, casa per Lorenzza, dov’è?
«Casa è dove il mio cuore è la mia famiglia. Ad esempio, adesso è da molto che sono fuori a casa, qui a Milano. E casa diventa subito musica, non la Toscana. Dove c’è la musica e dove sto bene, è la mia vita».
E cosa succederà fra cinque anni, dove ti vedi?
«Mi vedo serena, con mia madre. Facendo musica e dandole la possibilità di avere meno preoccupazioni, meno responsabilità. Vorrei far vedere e trasmettere chi vedere chi sono, in italiano, in portoghese, in musica. Aggiungere il portoghese mi aiuterebbe a trasmettere tutto quello che c’è di me. Senza limiti».
Asha Salim è una scrittrice e ricercatrice italiana di origine somala, oggi vive a Philadelphia. È fondatrice di The Creal Club una piattaforma che promuove conversazione e benessere creativo tra donne nere e POC.
Produzione di Sofia Ceresero
Foto di Karim El Maktafi
Video di Sofia Atzori














