Apertamente doloroso eppure privo di qualsiasi atto di pietismo. Con questo atteggiamento che permea Io Capitano, il nuovo potente e bellissimo film di Matteo Garrone, il regista non solo ha vinto il Leone d'Argento per la regia durante l'ultimo Festival di Venezia, ma è stato ora candidato dall'Italia per la corsa all'Oscar 2024. come Miglior Film Internazionale (per la shortlist di 15 titoli bisognerà attendere il 21 dicembre, le nomination verranno rivelate il 23 gennaio mentre la premiazione ufficiale si svolgerà solo il prossimo 10 marzo).

L'opera, che Garrone spera «tocchi il cuore degli americani» e che rappresenterà l'Italia alla 96esima edizione degli Academy Awards, ha avuto la meglio su altri 11 titoli indicati per la selezione su cui si è riunita la commissione all'Anica. «L'abbiamo scelto per aver incarnato con grande potenza e maestria cinematografica il desiderio universale di ricerca della libertà e della felicità. Creando un'epica del sogno che mette in scena il coraggio e il dolore che segnano da sempre le migrazioni, in una dimensione di profonda umanità».

garronepinterest
ABC

Trama tra finzione e realtà

La storia immaginata è tutt'altro che immaginaria, considerando che racconta il dramma dei migranti attraverso il coraggio di due ragazzi, Seydou e Moussa, due cugini adolescenti nati e cresciuti a Dakar. Col desiderio di diventare musicisti nonostante tutti li scoraggino, iniziano il loro viaggio attraverso il deserto del Sahara che li porterà prima nelle prigioni libiche, poi al largo nel Mediterraneo. La critica americana presente a Venezia ne è stata, al momento, entusiasta, sottolineando spesso l'umanità con cui Garrone (già regista di film celebri come Gomorra e Dogman) ha sottolineato la disumanità della tratta e dei suoi pericoli. «Il suo ultimo film è il primo che vede l'Italia da una prospettiva esterna, guardandola attraverso gli occhi di coloro che la percepiscono come la luce alla fine di un tunnel buio e terribile», ha scritto IndieWire. «Lasciando i confini della sua terra natale, Garrone ha creato uno sguardo assolutamente sorprendente e insolitamente umano sulla discesa nell'Ade che così tante persone affrontano quando viaggiano in Europa, sognando di dare inizio a una vita migliore per sé stesse e per le persone che amano».