Ansia sociale e ansia finanziaria sono state due grandi protagoniste dell'ultimo quadriennio, complice la pandemia globale del 2020 i cui segni e conseguenze ancora oggi pesano sulle vite delle persone. Termini come Money Dysmorphia - quella distorsione cognitiva che ci porta a percepire in modo errato le proprie finanze, generando, guarda un po', nuovi flussi di ansia - Deinfluencing (che ha ridimensionato, se non azzerato, il potere degli influencer, alimentando un trend di morigeratezza e consapevolezza negli acquisti) e Underconsumption Core (trend molto gettonato che punta al riuso anche eccessivo di capi d'abbigliamento e accessori per risparmiare) sono finiti prepotentemente alla ribalta in un anno in cui il caro-vita e la crisi economica hanno investito le abitudini quotidiane di milioni di persone, a prescindere dalla generazione.

Se frugalità, risparmio e riciclo sono state le parole chiave del 2024 - soprattutto per quel segmento anagrafico di giovanissimi che ben conosce le difficoltà del vivere con poco e ha cambiato drasticamente le proprie convinzioni finanziarie, rispetto alle generazioni precedenti, per adeguarsi a questo andamento globale - pare proprio che la keyword del 2025 sarà No Buy. Su Tik Tok già nei primi giorni dell'anno è diventata virale una Challenge, con regole e traguardi ben precisi, che punta a non investire soldi in prodotti, beni o servizi non necessari per 365 giorni.

Diversi creators stanno condividendo la propria to do list con l'indicazione di ciò che non faranno quest'anno, principalmente non acquistare nulla se non in caso di estrema necessità. La mannaia più drastica è caduta curiosamente sui prodotti di skincare e haircare, segmento del mondo della bellezza che ha subito un boost negli ultimi anni, anche e soprattutto in termini mediatici: i brand che propongono articoli per rendere i capelli più folti o per trasformare la propria pelle in una glass-skin sono lievitati, generando un'industria che è stata potenziata dal riverbero degli influencer sui social e delle celebrità. Il Money Dysmorphya e deinfluencing, se pensiamo nello specifico a questo settore, sono due facce della stessa medaglia: la prima genera un malessere diffuso per ciò che vediamo sui social, che vorremmo, ma non possiamo permetterci; la seconda è una risposta a questa sensazione, un modo per minimizzare l'influenza dei creator e dunque l'idea di non essere abbastanza, dato che non possiamo avere ciò che possiedono loro.

Eliminare il superfluo, azzerando gli acquisti inutili, sembrerebbe dunque essere il trend del 2025, almeno per la GenZ: eliminare la routine del caffè al bar, persino cancellare dal telefono le app degli e-commerce più famosi, limitare l'acquisto di libri favorendo i titoli non letti ancora in libreria, sforzarsi di evitare il sad-shopping fatto in momenti di malessere o tristezza sono tutti punti facilmente attuabili della No Buy Challenge, indipendentemente dalla generazione di cui si fa parte. Se la parola che rappresenta al meglio il nuovo anno appena iniziato deve essere spendere con consapevolezza (e nel mezzo, risparmiare), allora meglio mettersi d'impegno per raggiungere i propri goal di budget.